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Foto Isole di Brissago

Rilanciamo le Isole di Brissago!

Nuova partenza, oggi, per le Isole di Brissago: ieri il Gran Consiglio ha infatti approvato il rapporto – relatori io e il collega Bruno Storni – sia per l’acquisizione integrale delle Isole da parte del Cantone (finora in proprietà condivisa con i comuni di Ascona, Ronco sopra Ascona e Brissago), sia per  lo stanziamento di un credito di 3.8 milioni di franchi per i primi investimenti urgenti e per la progettazione di altre misure di rilancio. Una bella notizia per il nostro Cantone, il nostro territorio ma anche la nostra economia (turistica). Assicurare un futuro alle Isole di Brissago, renderle più attrattive per il grande pubblico (sia locale che turistico) preservandone al contempo la ricchezza naturalistica è sicuramente un obiettivo da perseguire per l’ente pubblico, garantendo una gestione amministrativa, finanziaria e strategica il più possibile efficiente ed efficace.

Sarà ora importante – come peraltro evidenziato da un’indagine di mercato del 2015 effettuata da Jannuzzi Smith – migliorare l’offerta e il posizionamento del “prodotto Isole” nel panorama turistico della regione: la conoscenza delle Isole e la possibilità di visitarle deve diventare, per chi raggiunge il Locarnese, un fattore inevitabile. E questo basandosi sui fattori di forza rispetto alla concorrenza: (1) il valore puramente botanico, (2) la qualità e quantità di quanto offre la regione tutta (dintorni), (3) la straordinaria capacità di conservare aspetti naturalistici “selvaggi” e non mediati (natura) e infine (4) la magnifica relazione con il lago. Analisi di mercato che, fra i punti di debolezza con importanti margini di miglioramento, identifica l’accessibilità, la struttura, la ristorazione, lo shop, la attività extra e l’immagine: tutti aspetti sui quali lavorare e che possono trasformare le Isole in un propulsore turistico ed economico. Evidentemente, oltre agli aspetti logistici affrontati da Consiglio di Stato e Gran Consiglio, andrà elaborata una vera propria strategia di rilancio, comprensiva di nuovi prodotti e nuove offerte turistiche, culturali, scientifiche e didattiche, come anche di una grande promozione e infine di collaborazioni e sinergie con il territorio circostante, dalle strutture di accoglienza del Locarnese ad altre importanti realtà cantonali come il Monte Verità e il Museo di Storia naturale.

Leggi il rapporto approvato oggi dal Gran Consiglio

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Ripensare la mobilità

Qualche giorno fa ho avuto il privilegio di partecipare a Berna alla prima conferenza nazionale sulla mobilità, dove oltre 300 esperti in rappresentanza di mondo economico, scientifico, associativo e politico hanno riflettuto sul futuro del settore; l’ho fatto in particolare portando la voce del Ticino nella tavola rotonda politica che ha seguito l’intensa giornata di approfondimenti. Chiaro a tutti, e tutti concordi, che la mobilità del futuro sarà multimodale, automatizzata, condivisa ed ecologica; come anche il fatto che l’ormai vecchia opposizione tra trasporto pubblico e individuale – o tra gomma e ferrovia – è superata dall’arrivo non solo della mobilità lenta (bici, monopattini) ma anche di quella che potremmo chiamare la “mobilità condivisa”(car sharing, bike sharing, piattaforme di condivisione) che spinge sempre più persone verso quella multimobilitàlodata in apertura del convegno dalla Consigliera Federale Simonetta Sommaruga. Da parte mia – oltre che presentare le specificità e le politiche del nostro Cantone, che tutti ben conosciamo – ho cercato di stimolare i presenti sul fatto che la parola centrale per la mobilità del futuro sarà quella di “coordinamento”: coordinamento tra mezzi di trasporto (ad esempio coniugando il carattere flessibile dell’automobile nelle regioni periferiche con l’efficienza del trasporto pubblico negli agglomerati); coordinamento tra infrastrutture sempre più efficienti che consentano fluidità e intermodalità; coordinamento tra livelli istituzionali (anche perché durante la giornata sono stati ribaditi più volte sia la necessità di ricercare soluzioni diverse, specifiche e su misura, sia l’importanza che devono giocare comuni, città e agglomerati nella definizione delle stesse); e infine coordinamento tra politiche pubbliche. La sfida della crescente domanda di mobilità, sommata a un aumento della popolazione, è infatti affrontabile solo con un approccio integrato che coinvolga anche le politiche legate allo sviluppo territoriale (densificazione e rilancio delle zone periferiche), all’urbanizzazione (con una ridefinizione dello spazio pubblico), al lavoro (flessibilità, lavoro da casa, spazi di co-working decentralizzati), alla formazione (ubicazione scuole, mense e differenziazione orari scolastici), alla ricerca e all’innovazione (efficienza energetica, mobilità elettrica, automazione, nuove misure digitali di gestione del traffico). Un approccio olistico, insomma. E questo con la consapevolezza che una totale libertà di movimento – senza regole né incentivi né limiti – possa non solo compromettere di fatto la reale libertà di muoversi (“rien ne bouge quand tout bouge”), ma anche avere delle pesanti conseguenze sull’ambiente di domani (si parla del 32% delle emissioni di CO2), e perciò delle misure di regolamentazione e pilotaggio – se proprio anche di limitazione della libertà personale – possano qui essere considerate anche in un’ottica liberale radicale. Insomma, se in passato la Svizzera ha saputo innovare, ora si trova nella possibilità di mantenere questa tradizione, lavorando non su una nuova cultura (al singolare) della mobilità sostenibile, ma piuttosto su nuove culture (al plurale) della mobilità sostenibile che permettano ad ognuno di trovare la propria via, con l’intento di trasformare lo spostamento da una perdita di tempo a un guadagno di tempo, per sé e per gli altri.

* Pubblicato sulla Regione di oggi.

Bellinzona: riunione commissione della gestione

La storia infinita del collegamento A2-A13 del Locarnese: nuovi ritardi all’orizzonte?

Nuova e probabilmente non piacevole puntata concernente il tanto atteso, auspicato e necessario collegamento veloce per il Locarnese. Negli scorsi giorni l’Ufficio delle strade nazionali (USTRA) ha infatti pubblicato sulla piattaforma svizzera per i concorsi (SIMAP) un concorso per prestazioni in ingegneria relativo al progetto generale del citato collegamento; progetto generale che ricordiamo è già stato commissionato, finanziato e inviato alla Confederazione dal Cantone nel febbraio del 2019. In sostanza, il bando di concorso pubblicato lascia intendere che il progetto generale inviato loro debba essere ripreso, verificato e adeguato alla legge sulle strade nazionali:

2.2 Titolo dell’avviso di gara

N13 Nuovo collegamento Locarno – Bellinzona, adeguamento Progetto Generale (PG), concorso per prestazioni multidisciplinari (ingegneria civile, ambientale e traffico)

(…)

2.6 Descrizione dettagliata dei compiti

Oggetto del presente appalto sono le prestazioni di ripresa, la verifica e l’adeguamento del Progetto Generale

(denominazione secondo art. 10 OSN) del PG 2019 elaborato dallo Stato del Canton Ticino, così come

l’accompagnamento tecnico del Committente fino alla sua approvazione da parte del Consiglio federale.

In particolare si tratta di integrare nel PG 2019 le esigenze derivanti dalla LSN.

Per la fase di adeguamento del PG 2019 è previsto un budget di 25’000 ore, per la fase di accompagnamento è

previsto un budget supplementare di 5’000 ore”.

(…)

2.8 Durata del contratto d’appalto, dell’accordo quadro o del sistema dinamico di acquisizione

Inizio: 01.01.2020, Fino: 31.12.2021”.

Sembrerebbe quindi che il progetto presentato dal Cantone, denominato “Bozza verde”, sebbene condiviso politicamente necessiti di ulteriori approfondimenti e modifiche per renderlo compatibile a esigenze e direttive dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), e questo verosimilmente con un’ulteriore dilatazione dei tempi di realizzazione dell’opera (tempo di aggiornamento dello studio almeno 2 anni, da sommarsi ai 3 anni già passati – come da programma – per la realizzazione del progetto generale). Tempo prezioso per il Locarnese e per il Cantone tutto; e questo anche per il fatto che fra le motivazioni della decisione del Cantone di anticipare il finanziamento del piano generale dell’opera (costo CHF 9’600’000) vi era quella di trovarsi pronti e ben piazzati al momento della decisione dei progetti prioritari da parte di Consiglio e Assemblea federale.

In breve: per i prossimi due anni si procederà all’adeguamento del progetto generale, in seguito vi sarà l’approvazione del Consiglio Federale, che richiederà circa un anno (fine 2022); seguirà la fase di progetto definitivo, ipotizzabile in un anno e mezzo, che ci porterà a metà 2024; aggiungendo ancora uno/due anni per la fase di appalti e – se teniamo per buoni i tempi di realizzazione indicati sul sito del Cantone – 8 anni per la costruzione, sarà difficile inaugurare la nuova infrastruttura – se tutto va bene – prima del 2033/34.

Fatte queste premesse, i sottoscritti Deputati – già relatori per la Commissione gestione e finanze del messaggio numero 7135 concernente la concessione di un credito di CHF 9’600’000.- per l’allestimento del piano generale del collegamento stradale A2-A13 – formulano al lodevole Consiglio di Stato le seguenti domande.

  • Come procede l’iter del progetto elaborato dal Cantone? L’obiettivo di essere pronti al momento delle decisioni di finanziamento a livello federale resta valido a mente del Consiglio di Stato?
  • Il Consiglio di Stato è a conoscenza della pubblicazione di questo bando di concorso da parte di USTRA e della necessità di rielaborare il progetto generale elaborato su mandato del Cantone? Se sì, quando e come ne è stato informato?
  • Il progetto non è stato allestito – come invece precisato nel messaggio governativo sul credito di progettazione (cfr. messaggio numero 7135) – secondo “la Legge federale sulle strade nazionali”? Quali sono gli elementi da “riprendere, verificare e adeguare alla legge sulle strade nazionali”? In che modo è stata coinvolta USTRA nella realizzazione del progetto sin qui elaborato?
  • Come si spiega la necessità di dover adeguare il progetto inviato a Berna, che era stato considerato positivamente dall’autorità cantonale e con il dichiarato coinvolgimento di USTRA?
  • Come valuta il Consiglio di Stato questo probabile ritardo e, più in generale, le tempistiche – verosimilmente ancor più diltate di quanto previsto – e le probabilità di realizzazione del tanto atteso collegamento veloce A2-A13?
  • In attesa dell’auspicato e necessario collegamento veloce, Il Consiglio di Stato si è interessato o intende interessarsi con USTRA per capire se la Confederazione interverrà per migliorare la situazione (drammatica) del traffico sul Piano di Magadino?

Nicola Pini e Fiorenzo Dadò (interrogazione parlamentare del 4 agosto 2019)

Intervento Congresso Cantonali 2019

Perché votare PLR?

A urne ormai aperte, ognuno di noi deve convincere nuovi elettori – al bar, sul bus o in spogliatoio – a votare PLR e lista numero 5. Ma perché farlo? Bisogna votare PLR perché abbiamo uno sguardo rivolto al futuro, lanciamo delle visioni e poi le concretizziamo: collegamento a internet in tutto il Cantone, telelavoro e co-working stanno ad esempio diventando realtà. Bisogna votare PLR perché il nostro Partito lavora con tutti coloro che vogliono trovare soluzioni, non importa chi siano. Bisogna votare PLR perché vogliamo adeguare politiche e istituzioni al mondo che cambia, senza dogmi o battagliedi retroguardia, opponendosi a quelli che “sono per una riforma, ma non ancora”; e perché per noi la dignità istituzionale è importante e non la sacrifichiamo per un po’ di popolarità. Bisogna votare PLR perché sappiamo che nulla è gratis e tutto ha un costo che va soppesato; e perché prima di tutto c’è il lavoro. Bisogna votare PLR perché cerchiamo sempre una sintesi trai bisogni degli imprenditori e dei lavoratori, coscienti che gli uni non possono vivere senza gli altri e che la libertà è sia quella di fare che quella dai bisogni. Bisogna votare PLR perché vogliamo dare a tutti le stesse opportunità di partenza; e perché crediamo nella responsabilità individuale e sociale. Bisogna votare PLR perché quando parliamo di assistenza non ci limitiamo a dire che sono stranieri o lazzaroni o che è tutta colpa del mercato del lavoro: indaghiamo la realtà, spesso sfaccettata, e identifichiamo soluzioni puntuali (tipo nuove misure per dare una formazione ai giovani in assistenza, la cui maggioranza non ha un diploma). Bisogna votare PLR perché le nostre posizioni nascono da un confronto delle varie sensibilità che animano un partito interclassista e diffuso sul territorio come il nostro, con i suoi quasi 200 municipali e oltre 800 consiglieri comunali. Bisogna votare PLR perché noi vogliamo convincere e non piacere, proporre e non criticare.

* Editoriale Opinione liberale di oggi

Onsernone da Gresso

Spazi decentralizzati sul territorio per dipendenti dell’amministrazione cantonale

Dando seguito alla mozione “Meno traffico e costi, più sviluppo, qualità di vita e migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia grazie al telelavoro”, presentata da Nicola Pini e Natalia Ferrara, nel giugno del 2018 il Consiglio di Stato ha autorizzato l’avvio della fase sperimentale del progetto “Telelavoro in Amministrazione cantonale”che si estende sull’arco di un anno e che coinvolge una cinquantina di collaboratori, prevedendo la possibilità di lavoro a distanza svolto al domicilio del dipendente o in sede alternativa per una durata a partire da mezza giornata, fino a un giorno alla settimana, in base al grado d’occupazione. L’obiettivo del progetto pilota è quello di permettere una sperimentazione per approfondire e valutare la possibilità di introdurre, in futuro, un modello di lavoro complementare a quello in un ufficio lontano dal proprio domicilio che tenga in considerazione i temi della conciliabilità tra lavoro e famiglia, di una mobilità più sostenibile (riduzione spostamenti) e di una maggiore attrattiva delle regioni periferiche.

In attesa dei risultati della sperimentazione e – si pensa e spera – dell’implementazione di un sistema definitivo di telelavoro, con questa mozione si chiede al Consiglio di Stato di attivarsi per predisporre delle sedi decentralizzate – nei capoluoghi e nelle regioni periferiche – di proprietà del Cantone, o nei quali il Cantone è già in affitto, degli spazi o uffici a disposizione di funzionari che, saltuariamente o per un giorno fisso la settimana, possono utilizzarli per lavorare in un luogo più vicino al proprio domicilio. Ciò permetterebbe di rafforzare quanto intrapreso, offrendo un’ulteriore opzione a chi, per necessità o volontà, vorrebbe usufruire del telelavoro ma non da casa o deve rispettare determinati standard di sicurezza o confidenzialità. Un’opzione che, oltre alla messa a disposizione di spazi, implicherebbe unicamente di elaborare un sistema di gestione delle riservazioni delle postazioni per evitare che due persone lo stesso giorno abbiano l’idea di lavorare dalla medesima postazione.

Tale opzione potrebbe parzialmente rispondere anche alla richiesta, che torna periodicamente nell’agenda politica cantonale, di delocalizzare parte dell’amministrazione cantonale nelle zone periferiche, in particolare dove l’economia locale tende a stagnare (si vedano i vari atti parlamentari presentati al riguardo). Nel concreto: laddove non è possibile decentralizzare dei servizi cantonali nelle regioni periferiche, si può quantomeno mettere a disposizione dei funzionari che lì vivono degli spazi per poter lavorare saltuariamente.

I sottoscritti Deputati chiedono dunque al Lodevole Consiglio di Stato di predisporre nelle sedi decentralizzate di proprietà del Cantone, o nei quali il Cantone è già in affitto, degli spazi o uffici a disposizione di funzionari che, saltuariamente o per un giorno fisso la settimana, possono utilizzarli per lavorare in un luogo più vicino al proprio domicilio. 

Nicola Pini e Omar Terraneo

Foto FLP

Il Malcantone merita di più

Ho letto con interesse l’articolo del collega Tiziano Galeazzi sull’ultimo numero di “Il Malcantone”, di cui riprendo il titolo, che condivido. Concordo anche sul fatto che la priorità politica per il Malcantone sia quella di togliersi le catene del traffico, trovandosi ora – e il Gran Consiglio lo ha recentemente ribadito – in una situazione di “soffocamento”(questo il termine utilizzato dal legislativo). La strada principale che da Ponte Tresa attraversa i comuni di Caslano e Magliaso fino ad Agno rappresenta infatti uno tra gli assi cantonali più sollecitati: oggi al Vallone d’Agno in un giorno feriale circolano in media 27’000 veicoli e tra le rotonde di Magliaso e della Magliasina se ne contano addirittura fino a circa 34’000; a ciò – ma non devo certo spiegarlo qui – si aggiungono i problemi di sicurezza riconducibili anche alla presenza del tracciato della Ferrovia Lugano-Ponte Tresa. Soluzioni miracolose, rapide e facilmente realizzabili non esistono: occorre ammetterlo anche a ridosso delle elezioni. Quel che si può fare, invece, è cercare di agire su più livelli senza perdersi in sterili polemiche – che in passato tanti progetti hanno affossato, portando al caos di oggi – e soprattutto senza paura di rompere qualche tabù. Al di là di interventi puntuali, vanno realizzate al più presto la Circonvallazione (forza!) e la rete Tram-Treno (dai!): per quest’ultima – come rilevato dal rapporto del Gran Consiglio da me redatto insieme al collega Caverzasio – bisognerà fare in modo che da un lato non intralci ulteriormente la mobilità privata e dall’altro che sia la più utilizzabile possibile. Sarà importante che per la sua entrata in funzione siano realizzati ampi parcheggi ai terminali, a Manno ma soprattutto a Ponte Tresa, con l’intento di trasferire più traffico transfrontaliero possibile da gomma a rotaia. Se necessario anche – e qui il Gran Consiglio ha rotto un tabù – finanziando con soldi nostri infrastrutture in Italia, se queste tolgono frontalieri dalla strada. Anche l’idea di riservare corsie preferenziali in dogana per chi condivide l’auto andrebbe poi approfondita, così come richiesto da un atto parlamentare; e bisogna continuare a lavorare sulla mobilità aziendale (per la quale abbiamo stanziato un fondo di 2 milioni).Sarà infine altrettanto necessario realizzare le due gallerie tra Agno e Ponte Tresa già inserite quale dato acquisito del Piano direttore cantonale: difficilmente si vedranno prima del 2030, ma dobbiamo portarci avanti e già iniziare a progettarle, così come fatto con il collegamento A2-A13 del Locarnese. Ciò che la politica decide oggi si vedrà solo dopo(dopo)domani: ma non per questo non è urgente agire.

Quanto al manco di progettualità evocato da Galeazzi, mi chiedo se non sia il caso che Comuni, Ente regionale per lo sviluppo, Organizzazione turistica regionale e Cantone lancino – sul modello di quanto si sta ad esempio facendo per le Valli del Locarnese – un piano di sviluppo regionale, tecnicamente denominato Masterplan. È vero, difficilmente questa ricerca di una visione di sviluppo condivisa e una serie di progetti coerenti e legati tra di loro potrà rientrare ufficialmente sotto il cappello della politica economica regionale, non essendo il Malcantone una regione “a basso potenziale di sviluppo”, ma non per questo il metodo non può essere seguito, o lo strumento non può rivelarsi un timone per navigare il mare in tempesta. Con l’obiettivo, che sia chiaro dall’inizio, non di produrre carta e documenti (ce ne sono già troppi), ma progetti sul territorio inseriti in una strategia globale. Mobilità, turismo, cultura, natura, qualità di vita sono infatti elementi che possono essere maggiormente valorizzati con una visione di insieme: ne sto facendo l’esperienza in Valle Onsernone. Il tutto anticipando un fenomeno, quello della digitalizzazione, che porta con sé grandi cambiamenti (e qualche paura), ma anche opportunità: lavoro da casa, nuove professioni, nuove modalità di erogare e beneficiare di servizi, nuove offerte. Un mondo insomma, da sfruttare e non da subire. Proprio perché sì, il Malcantone merita di più. Di più di parole e critiche poco costruttive.

* Opinione pubblicata sul periodico “Il Malcantone”, febbraio 2019

02Territorio-siamo-noi

Consideriamo l’impatto ambientale delle nostre decisioni

Il volto della ragazza svedese Greta Thunberg è diventato, dal suo discorso alla COP 24 in Polonia, il simbolo di una gioventù che vuole mettere in guardia la politica mondiale sull’emergenza climatica. Questo movimento sta assumendo una dimensione internazionale e molti giovani anche in Svizzera hanno fatto altrettanto. Il loro grido profondo si rivolge direttamente alle autorità politiche e alle loro azioni per le generazioni future: devono fare molto meglio e molto di più per proteggere il pianeta e dare un futuro alle nostre generazioni future! Il 18 gennaio 2019, molti giovani in Svizzera hanno accolto questo appello alla sensibilizzazione ai cambiamenti climatici, anche in Ticino. Più di 1000 giovani provenienti da tutto il Ticino si sono riuniti a Bellinzona per marciare per il clima. Alla manifestazione hanno partecipato – in via personale – anche dei membri di Consiglio di Stato e Gran Consiglio, che hanno così potuto recepire diversi messaggi lanciati da questi giovani.

Il loro messaggio si rivolge direttamente a noi, autorità politiche di tutti i livelli istituzionali, Cantone compreso. Abbiamo la responsabilità di non rimanere sordi alla loro chiamata e di essere all’altezza della nostra carica, in primis spiegando cosa le Istituzioni hanno fatto o stanno facendo (pensiamo ad esempio all’introduzione della tassa sul sacco cantonale, ma anche agli investimenti sul trasporto pubblico e sull’efficienza energetica), ma anche impegnandosi a fondo su cosa resta fare e, in ogni nostra decisione, considerare anche gli aspetti ambientali. Il territorio che abbiamo eredito dai nostri genitori va consegnato ai nostri figli: non siamo proprietari dell’ambiente in cui viviamo, ma lo abbiamo in affitto, con il dovere di preservarlo per le generazioni future.

Considerato che in tutta la Svizzera e in anche in Ticino le manifestazioni riuniscono giovani e meno giovani che con forza ribadiscono il loro messaggio per una politica climatica e ambientale responsabile, riteniamo fondamentale dare il nostro pieno sostegno ai giovani ticinesi che si mobilitano per il clima e che chiedono un profondo cambiamento nelle politiche climatiche, per il futuro del nostro pianeta e per le generazioni future. E questo considerando l’impatto ambientale in ogni decisione presente e futura: per questo proponiamo che in ogni messaggio governativo all’indirizzo del Gran Consiglio sia inserito un breve capitolo sulle conseguenze ambientali (esistenti o inesistenti) dello stesso; e questo analogamente a quanto avviene attualmente per le conseguenze sul personale, sugli enti locali e sul piano finanziario. In questo modo, Governo e Parlamento saranno obbligati a considerare questo importante aspetto per ogni decisione. Parallelamente, chiediamo al Consiglio di Stato di farsi promotore nella prossima legislatura di un Tavolo dell’Ambiente, così come fatto in questa legislatura con il Tavolo dell’Economia, magari partendo da quanto organizzato sul riscaldamento climatico lo scorso 12 febbraio su impulso del Dipartimento del Territorio. L’intento deve essere quello di fare un bilancio di quanto si sta facendo e trovare nuove vie da percorrere, insieme.

Convinti dell’importanza di preservare l’ambiente nel quale viviamo e di considerare l’impatto ambientale nelle nostre decisioni presenti e futuri, i sottoscritti Deputati chiedono quindi al Consiglio di Stato di:

  • inserire in ogni messaggio governativo – come già avviene per le conseguenze sul personale, sugli enti locali e sul piano finanziario – anche l’impatto ambientale, in modo che il tema sia valutato in maniera costante da Consiglio di Stato e Gran Consiglio;
  • farsi promotore di creare un Tavolo dell’Ambiente, sulla scorta di quanto già realizzato con il Tavolo dell’economia che ha dato risultati concreti, con l’intento di trovare nuove vie da percorrere.

Nicola Pini – Bruno Buzzini – Ivo Durisch – Giorgio Fonio

* Mozione presentata il 18 febbraio 2019

Orari differenziati Losanna

Differenziamo gli orari di inizio delle scuole superiori e di SUPSI per agevolare la moblità pubblica e privata

Ecco il testo della mozione inoltrata oggi con il collega Fabio Käppeli:

“In treno, in bus o in auto poco importa, spostarsi al lavoro o a scuola in alcuni orari – specie al mattino tra le 7.00 e le 8.00 – risulta essere problematico: auto in colonna, lavoratori in piedi sul treno e perfino studenti che non riescono a salire sul bus. Oltre a sostenere e incentivare la flessibilità del lavoro da parte di datori di lavoro pubblici e privati, occorre anche puntare su un’ottimizzazione della mobilità scolastica, in particolare attraverso un adeguamento e soprattutto una differenziazione degli orari scolastici con l’intento di alleggerireil carico di utenti nelle ore di punta, permettendo così di poter usufruire più comodamente dei mezzi pubblici, come anche di diluire il traffico privato.

Tale opzione – per quanto riguarda in particolare le scuole dell’obbligo – era già stata suggerita tramite un’interrogazione, ma non era stata accolta dal Consiglio di Stato in quanto a suo dire non realizzabile, perché anticipare l’inizio delle scuole non sarebbe pensabile visto che già oggi molti ragazzi partono da casa alle 7.00/7.30, mentre posticipare la fine non farebbe altro che spostare il problema a un’altra fascia oraria problematica, quella tra le 17.30 e le 18.00. Infine, una tale opzione dovrebbe poter contare sia su una ristorazione scolastica generalizzata, di cui oggi il Cantone non dispone, sia su una riduzione delladurata della pausa sul mezzogiorno a 60-80 minuti (dagli attuali 120-140 o più minuti); riduzione che potrebbe a sua volta cozzare con le abitudini di famiglie, docenti, direzioni scolastiche e associazioni. In altre parole, sarà eventualmente musica del futuro.

La proposta potrebbe però essere indirizzata alle scuole superiori, dove forse le rigidità paventate precedentemente sono meno presenti. Con la presente mozione proponiamo quindi al Consiglio di Stato – in collaborazione con gli attori interessati, in particolare scuole, SUPSI, imprese di trasporto e Commissioni regionali dei trasporti – di stimolare, approfondire e se possibile sperimentare uno o più progetti in tal senso, concentrandosi ad esempio sul comparto Liceo, Scuola cantonale di commercio, Arti e Mestieri a Bellinzona e soprattutto sui nuovi campus SUPSI previsti nelle immediate vicinanze delle stazioni FFS di Mendrisio e Lugano (campus che muoveranno diverse migliaia di studenti).

Un approccio, questo, già avviato in svizzera tedesca. Nel 2016, ad esempio, la Scuola universitaria professionale di Lucerna e le FFS hanno comunicato lo spostamento degli orari in base ai bisogni dei pendolari: gli studenti potranno così viaggiare su convogli meno carichi e contemporaneamente è stato diminuito il traffico di viaggiatori negli orari considerati da bollino rosso. Nel 2017, in vista dell’apertura di un nuovo campus, anche la Fachhochschule Nordwestschweiz e le FFS hanno avviato una collaborazione sempre in questo senso, chi impegnandosi a fermare dei treni a lunga percorrenza in prossimità della scuola, chi impegnandosi a posticipare l’orario di inizio di almeno un’ora per un terzo degli studenti (giocando sulle ore buca).

Sulla base di quanto precede, i sottoscritti deputati chiedono al Consiglio di Stato – in collaborazione con tutti gli attori interessati – di approfondire e realizzare dei progetti per differenziare, dove possibile e utile, gli orari scolastici con l’intento di alleggerire il carico di utenti nelle ore di punta, migliorando attrattiva e funzionalità del trasporto pubblico”.

Baco

Addio Baco

Caro Baco,

solo qualche giorno fa ci stavi dicendo ciao, per l’ultima volta, nella tua cucina. Da uomo libero quale eri non hai mai raccontato frottole per far star meglio qualcuno, e con la tua schiettezza quasi brutale anche questa volta sei stato coerente, avvisandoci che stava arrivando la fine, quella vera. In cuor nostro non ci volevamo credere, sapendoti un lottatore, un uomo forte e coraggioso, aggrappato alla vita, agli amici e alla famiglia. Ma tu ci stavi dicendo ciao per davvero, debole e affaticato come purtroppo ti vedevamo da tempo.

Eppure, all’improvviso, è bastata una frase, “E le due donne appena elette in Consiglio federale?”: ti sei illuminato a parlare del presente e del futuro, chiedendoci e chiedendoti quale sarebbe stata l’evoluzione di una democrazia che vedevi particolarmente in difficoltà, ma a cui tenevi troppo per abbandonarti al pessimismo. Non avevi risposte; non le avevamo e non le abbiamo ancora; ma come sempre offrivi una lettura lucida e profonda della realtà e soprattutto ponevi le domande giuste, come facevi da giornalista, un giornalista al servizio (pubblico) di quella democrazia (nel senso più alto e nobile del termine) a cui hai dedicato la tua vita: in primis appunto da giornalista impegnato non solo a riferire, ma soprattutto a capire, approfondire, spiegare, contestualizzare, commentare, stimolare; ma anche da giurista nell’Amministrazione federale; nelle Associazioni che animavi con il tuo modo di essere, l’Associazione Svizzera-Cuba, la CORSI, il Soccorso Operaio; da collaboratore di Laura Sadis ai vertici delle Istituzioni cantonali: un lavoro che hai svolto con passione, rigore, grande umanità e irremovibile senso etico. “Stiamo lavorando per la gente”, mi dicevi spesso quando avevamo qualche dubbio o eravamo stanchi. Baco, è stato un onore, per me e per noi, lavorare al tuo fianco.

Vedendoti così acceso, in quella cucina, rivedere quel guizzo nei tuoi occhi e sapere che fino alla fine hai conservato quello spirito critico e battagliero, nonostante il dolore e la consapevolezza dell’avanzare della malattia, hanno dimostrato una volta di più che grande uomo fossi. Eri sempre tu, fino alla fine, con coerenza; quello che ha chiuso un servizio al telegiornale – mi sembra sulle proteste per lo scandalo delle schedature – con un perentorio “oggi ha vinto il fascismo”; quello che condannava l’autoreferenzialità ticinese e predicava la necessità dell’apertura; quello che ribadiva – fino al litigio – che esser colto è l’unico modo per essere libero, che a Cuba sanno leggere tutti e che i medici cubani sono in tutto il mondo. Quello che ricordava sempre la parte della costituzione in cui si dice che la forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri. Quello che al mattino leggeva tutti i giornali per fare la rassegna stampa e chiudeva la giornata di lavoro con una Christal allo Zoccolino. Sempre che non giocasse l’Ambri, perché allora ti fiondavi alla Valascia, rigorosamente senza giacca (e non ho mai capito il perché).

Avevamo circa quarant’anni di differenza, eppure eri uno dei miei migliori amici. Lo eri diventato in tutte le sfaccettature della vita: nella serietà del lavoro, nella passione della politica, nel ridere del Carnevale, perfino nello scoprire di Cuba. Mai la differenza di età si è fatta sentire, complici la curiosità e il vero progressismo che ti animavano. Non hai mai scelto di appoggiarti all’anagrafe o alla tua notorietà per guadagnare in autorevolezza. Difficilmente ti lanciavi in aneddoti autoreferenziali, ai quali ricorrevi solo se finalizzati al discorso che stavi sviluppando. Mai hai lasciato presagire, con me e con altri, il benché minimo segno di superiorità o supponenza. Eri così, semplicemente, Baco, capace di dialogare con tutti, dando dignità a ogni sguardo, in modo ordinario. Anche se di fatto tu eri straordinarioper intelligenza, capacità di analisi e di sintesi; straordinario per la coerenza con la quale applicavi ogni giorno i tuoi principi, come quelli di libertà, equità e giustizia; principi ai quali mai derogavi, neanche nei momenti di stress, né di fronte all’autorità, men che meno quando era comodo farlo.

Tra i tuoi valori cardine vi era sicuramente quello della solidarietà, che al di là dei discorsi declinavi in una generosità quotidiana, materiale quanto intellettuale. La porta di casa tua era sempre aperta per un amico. Mai hai negato un consiglio, mai hai tenuto per te una conoscenza o un pensiero. Mai hai lesinato una pacca sulla spalla, ma anche una critica o un rimprovero (e tutti noi sappiamo quanto potessi essere duro, durissimo, anche se mai distruttivo, mai cattivo, mai banale). Forse per questo per me e per tanti di noi, Baco, sei stato un punto di riferimento; e punto di riferimento continuerai ad essere per ciò che ci hai lasciato grazie a questa tua generosità.

Non me lo hai mai detto direttamente, ma fra le righe del tuo dire e del tuo agire lo leggevo spesso: per te il valore di una persona non si misura con i soldi che guadagna o con gli applausi che riceve, ma per ciò che riesce a fare per gli altri: e tu, caro Baco, hai toccato tante vite lasciandoci tantissimo. Per questo ti saremo per sempre grati; e sempre ti ricorderemo.

Addio Baco, ti voglio bene, sei una delle persone migliori che ho avuto modo di conoscere. Hasta siempre Comandante. Anche se già ti immagino dire “te se po stai un po’ banal, Pini”.