Formazione e cultura

È tempo di intavolare un dibattito vero sulla scuola. Un dibattito che sfugga alle solite tiritere, oscillanti tra il conservatorismo, l’utilitarismo e l’ipocrisia, con proposte semplicistiche e roboanti che pretendono di risolvere tutto: l’educazione civica, l’insegnamento del salmo svizzero, i tablet, le giornate del volontariato, le varie educazioni “mirate” (e fuori contesto). La buona scuola, infatti, è innanzitutto un’idea. Un’idea di partenza sul senso del suo operato e dunque sul tipo di cittadino e di società che deve contribuire a costruire. In questo senso ogni decisione di fondo sulla scuola è la decisione più politica che ci sia. È il cuore stesso della politica. La scuola, è giunto il momento di ribadirlo, o è un progetto politico nel senso più alto del termine, o non è. Solo così potrà essere ciò che deve essere: un luogo in cui non solo si apprendono nozioni, ma anche dove si formano caratteri e personalità, dove si definisce un approccio al mondo, agli altri, ai problemi e alle opportunità della vita. La scuola di oggi è il Paese di domani, il suo prodotto interno lordo e il suo mercato del lavoro, ma soprattutto i suoi valori, la sua tenuta e la sua coesione.

Negli ultimi anni mi sono molto impegnato sul tema della formazione, sia dal profilo politico che da quello associativo (Presidente di ATST-Odec Ticino, l’Associazione svizzera dei diplomati delle Scuole Specializzate Superiori), formativa (membro Consiglio di fondazione del CISA)  e istituzionale (Presidente del Comitato Guida della Città dei mestieri della Svizzera italiana). Grazie a degli atti parlamentari da me presentati con il sostegno di altri colleghi – e in alcuni casi dalle parti sociali – o al mio lavoro commissionale abbiamo raggiunto i seguenti risultati:

  • codifica legislativa per un maggior coinvolgimento di genitori e organizzazioni del mondo del lavoro nell’orientamento scolastico e professionale;
  • realizzazione in Ticino di una Città dei mestieri;
  • sostegno alle borse di studio;
  • mantenimento scuole comunali nelle Valli;
  • 50 milioni per la digitalizzazione delle scuole.

Molto resta naturalmente ancora da fare.

  • Pieno sostegno a una scuola pubblica di qualità per tutti. L’istruzione è un diritto, le pari opportunità di partenza un dovere della nostra società.
  • Maggiore attenzione all’edilizia scolastica: non trascuriamo gli edifici scolastici, né gli spazi circostanti.
  • Il mercato del lavoro è sotto pressione, dobbiamo formare i profili di cui abbiamo bisogno potenziando la formazione là dove serve. Ad esempio, è assurdo che la Svizzera formi solo una piccola parte dei medici e del personale medico di cui ha bisogno (meno di un terzo per quanto riguarda i medici).
  • Rafforzamento della formazione professionale: meno burocrazia per chi forma apprendisti e più visibilità e sostegno alle Scuole specializzate superiori.
  • In un mondo in continua evoluzione, il posto di lavoro fisso non esiste più: diplomi e certificati, dopo 10 anni, sono spesso solo pezzi di carta. Per questo dobbiamo puntare sulla formazione continua, incentivando la formazione da parte dei lavoratori (aumentando gli incentivi fiscali, ma anche ragionando su un sistema di previdenza sociale che ti permetta a 45-55 anni di seguire una formazione), sensibilizzando i datori di lavoro sull’importanza e il ritorno di tali investimenti e, non da ultimo, strutturando un’offerta formativa di qualità, razionalizzando il panorama di chi offre formazione continua.
  • Buoni docenti fanno una buona scuola, per questo dobbiamo valorizzare il ruolo del docente, socialmente e professionalmente: adeguando la retribuzione (proporzionale alla lunghezza, al percorso e all’importanza del ruolo assunto); favorendo la mobilità all’interno del sistema; dando loro strumenti per insegnare e farsi rispettare; lasciandolo lavorare, senza che sia il politico a dire loro cosa fare o cosa non fare.
  • La cultura come progresso civile ed economico: pieno sostegno a piccoli e grandi progetti culturali, ai Musei e alle manifestazioni. Anche perché dire che con la cultura non si mangia è pazzia: la cultura è non solo libertà, creatività e innovazione, ma anche concretezza, vita, persone, posti di lavoro, commercio e turismo.

Per quanto riguarda più da vicino LOCARNO, dal profilo scolastico dobbiamo procedere in primis a importanti investimenti infrastrutturali per le scuole comunali (ad esempio ai Saleggi e a Solduno), valorizzare maggiormente gli spazi esterni anche per il tempo libero (cercando sinergie con le strutture cantonali) e potenziare il servizio dell’orario continuato, sicuramente positivo e apprezzato. Inoltre, occorre sviluppare il Palacinema quale polo dell’audiovisivo (universitario?) a livello nazionale e, al contempo, continuare ad approfondire l’idea di una scuola di turismo nel Locarnese (come proposto da un mio atto parlamentare in Gran Consiglio). Il comparto Peschiera-Morettina (dove troviamo praticamente tutti gli ordini scolastici, dal nido a Liceo) potrà dal canto dovrebbe poi diventare una vera e propria “Cittadella della gioventù” nella quale combinare esigenze scolastiche e del tempo libero. Quanto alla cultura, credo che Locarno non possa farne a meno, anzi debba crederci ancora di più: Festival del Film, musei cittadini, valorizzazione del Castello Visconteo sono ad esempio gioielli da valorizzare e da mettere maggiormente in rete. 

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