Lug
09
2010
0

Le pacche sulle spalle non bastano!

Notte prima degli esami

Nicola Pini, presidente GLRT

(pubblicato in Opinione Liberale, 09.07.2010)

Il copione è esattamente il medesimo: prima un lungo periodo di accumulo di informazioni e di analisi approfondite (un semestre o un anno per gli studenti, quasi un quadriennio per Gioventù liberale radicale), poi una fase più concentrata di preparazione estremamente intensa, se non ossessivamente monotematica (lo studio prima degli esami per gli alunni, il tempo della raccolta di firme per il movimento) e infine l’attesa dello svolgersi dell’evento, con il relativo batticuore e, a volte, il temuto mal di pancia (le ore che precedono la prova per gli esaminati, gli ultimi giorni di raccolta per i proponenti di un’iniziativa).

Ormai ci siamo, stiamo trascorrendo la fatidica notte prima degli esami: martedì 13 luglio – fra 4 giorni, per intenderci – scadrà il termine per la raccolta delle firme per l’iniziativa popolare promossa da GLRT per la realizzazione in Ticino di una struttura multifunzionale per giovani problematici o che delinquono. Martedì 10′000 firme dovranno essere consegnate se vidimate alla Cancelleria dello Stato di Bellinzona dai proponenti, se non ancora convalidate nelle varie Cancellerie comunali: è dunque fondamentale che tutte le cittadine e tutti i cittadini in possesso di formulari li facciano pervenire al segretariato cantonale entro domenica oppure li inviino alle varie Cancellerie comunali (comunicandoci evidentemente la cifra). Inutile dire che, a questo punto, ogni firma conta e può fare la differenza: proprio come nello svolgersi di un esame ogni dettaglio può contribuire al raggiungimento della sufficienza o della lode, così nel deposito di un’iniziativa popolare ogni firma può permettere di raggiungere o consolidare l’atteso e ambizioso risultato.

Una notte prima degli esami che i Giovani liberali radicali trascorrono certo con crescente impazienza ed eccitazione, ma anche con sincera serenità, non solo perché convinti di aver dato il massimo, sempre e comunque, ma anche perché consapevoli del concreto e tangibile impegno di molte persone, Sezioni, Organizzazioni: validi professori, maestri, assistenti, compagni di banco, compagni di studio e di vita senza i quali anche solo sperare di superare l’esame sarebbe stato impensabile. Se ora, invece, non solo ci speriamo, ma addirittura ci crediamo, è solo grazie a queste persone, che tanto hanno dato a questa iniziativa e più in generale al movimento: i molti giovani che hanno lavorato nell’ombra o raccogliendo le firme (anche) sotto il sole, i big che sono scesi in piazza per e con i propri giovani, i liberali radicali che hanno creduto e sostenuto l’iniziativa del movimento giovanile.

Senza dimenticare, infine, l’ultima fase del copione che appaia la parabola di studenti e iniziativisti, quella che, in fondo, conta di più: l’esito, il risultato. La gioia o lo sconforto, la soddisfazione o la delusione? A 4 giorni dalla scadenza non ci mascheriamo dietro un ipocrita “comunque vada sarà un successo” – anche se, fondamentalmente, è vero! – ma continuiamo a lavorare con convinzione affinché il prossimo numero di OL titoli a caratteri cubitali, quasi fosse la Gazzetta dello Sport dopo una finale mondiale, “ORGOGLIO LIBERALE RADICALE”!

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Giu
11
2010
0

Le pacche sulle spalle non bastano!

Date una mano – e non una pacca sulle spalle ! – ai vostri giovani

Nicola Pini e Stefano Steiger

(Pubblicato in Opinione Liberale, 11.6.2010)

È da ormai quasi un mese che ogni giorno percorriamo il Cantone per argomentare le nostre due proposte; che ogni mattina – anche la domenica – ci stupiamo e talvolta arrabbiamo per le prese di posizione mancate o contrarie di politici che sembrano interessarsi solo a parole della loro gioventù; che ogni volta che ci viene dato spazio sui media ci scervelliamo per trovare qualcosa di speciale per attirare l’attenzione dei cittadini. Non stupisce quindi il fatto che, al momento della redazione di questo testo, ci ritroviamo a dibattere su quale diavoleria inventare per cogliere l’imperdibile occasione della prima pagina dell’edizione speciale di Opinione Liberale. Nessuno di noi, però, intende scendere a patti con il diavolo e quindi ci affidiamo alla semplicità e alla schiettezza: crediamo fermamente che la realizzazione in Ticino di una struttura moderna e multifunzionale per minori che delinquono sia un tassello necessario di quel complesso puzzle che è la risoluzione del problema del disagio giovanile; crediamo altrettanto fermamente che l’adesione del Canton Ticino al Concordato sulle borse di studio permetta un consolidamento e un perfezionamento della democratizzazione degli studi iniziata da Stefano Franscini con l’istituzione della scuola pubblica. Non si tratta – come qualcuno vuol far credere – di una politica contraddittoria, ma di un approccio globale e responsabile che intende occuparsi di tutta la gioventù: sia di quella sana, laboriosa e dinamica formata da giovani che vogliono pedalare, sia di quella più problematica – fortunatamente minore ma che non può essere abbandonata a sé stessa – composta da giovani che, invece, sono finiti fuori strada. Le pacche sulle spalle non bastano per recuperare chi ha commesso un grave reato, né per permettere di studiare a chi non possiede i mezzi finanziari per farlo: a questi giovani servono le nostre proposte e le vostre firme…date loro una mano!

· Struttura multifunzionale per minori che delinquono

La violenza giovanile è esplosa nell’ultimo decennio – basti pensare che le condanne di minori sono raddoppiate dal 2002 al 2007 – e attualmente il Cantone non è in grado di assolvere i propri compiti in quanto mancano strutture adeguate: non solo la detenzione preventiva viene eseguita – contrariamente a quanto sancito dal diritto penale minorile – in una situazione che lascia spazio ad una possibile e pericolosa promiscuità con gli adulti alla Farera, ma pene e misure vengono eseguite – se e quando c’è posto – in strutture della Svizzera romanda, minando la funzione rieducativa e di recupero della sanzione (lunghi tempi di attesa, difficoltà linguistiche, ambiente diverso). Chi sostiene che non esiste la massa critica per una tale struttura è smentito dalla cifre: nel solo 2009, infatti, il Cantone ha speso 700′000 CHF per collocamenti oltralpe che, se la matematica non è un’opinione, a 300.- CHF al giorno (questo è il costo della struttura di Pramont, in Vallese) equivalgono a quasi 2400 giorni di utilizzo!

· Concordato sulle borse di studio

L’adesione all’accordo intercantonale non solo adeguerebbe l’assegno massimo al fabbisogno medio annuo di uno studente (gli attuali 13′000 CHF non bastano infatti a coprire i costi reali, stimati tra i 15 e i 18′000 CHF), ma renderebbe – con il passaggio del sistema di calcolo dal reddito imponibile a quello disponibile – la distribuzione delle borse di studio più corretta ed equa, consolidando così la democratizzazione degli studi che tanto ha giovato – e ancora giova – al nostro Paese.

Per chi è finito fuori strada e per chi vuol continuare a pedalare, i Giovani liberali radicali propongono biciclette adeguate… aiutateci ad arrivare al traguardo firmando iniziativa e petizione!

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Giu
09
2010
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Le pacche sulle spalle non bastano!

Per chi vuole e chi deve imparare…Le pacche sulle spalle non bastano!

Nicola Pini, presidente Giovani liberali radicali ticinesi

(Pubblicato in Corriere del Ticino, 9.6.2010)

I Giovani liberali radicali ticinesi hanno recentemente lanciato due raccolte di firme per altrettante proposte concrete a favore dei giovani: da una parte la realizzazione in Ticino di una struttura moderna e multifunzionale per giovani minorenni che delinquono; dall’altra l’adesione del Cantone al Concordato sulle borse di studio con il relativo consolidamento e perfezionamento del sistema di democratizzazione degli studi. Due proposte apparentemente opposte, ma unite dal fatto che i GLR – spinti da quel sano e ambizioso idealismo che deve contraddistinguere i giovani che si interessano alla cosa pubblica – intendono proporre un approccio globale alla politica giovanile; un approccio che si occupi globalmente di tutta la gioventù: sia di quella sana, laboriosa e dinamica formata da giovani che vogliono pedalare, tagliando pianure e scalando montagne; sia di quella più problematica – fortunatamente minore ma che non può essere abbandonata a sé stessa – composta da giovani che, invece, hanno forato o sono finiti fuori strada. Due categorie di persone certo diverse, alle quali però non si può negare un’opportunità per costruire o ricostruire il proprio futuro e per le quali Le pacche sulle spalle non bastano: non bastano per recuperare chi ha commesso un grave reato, non bastano per aiutare chi vuole studiare ma non possiede i mezzi finanziari per farlo. Per questi giovani – due facce della stessa medaglia, quella della nostra gioventù – servono strumenti concreti, tangibili ed efficaci: servono biciclette adeguate, come quelle proposte dagli (apprendisti) meccanici del movimento giovanile del PLR.

In Ticino mancano strutture per giovani problematici e il centro di contenimento sul tavolo del Consiglio di Stato è necessario ma non sufficiente: l’esempio degli altri cantoni – vale a dire l’esperienza più che positiva delle strutture multifunzionali a Ginevra e in Vallese, rispettivamente quella meno positiva a Friborgo, dove il solo centro di contenimento, a dire del Consiglio di Stato friborghese, risolve solo parzialmente il problema – mostra che la via giusta è quella di un centro multifunzionale, comprendente dunque anche una parte dedicata alla detenzione preventiva e all’esecuzione di pene e misure. Occorre pertanto acquistare una bicicletta e occorre prestare particolare attenzione alla completezza e all’efficacia del mezzo: sarebbe un peccato accorgersi fra qualche anno che, senza i pedali, è difficile viaggiare.

Allo stesso modo, il sistema delle borse di studio in Ticino è certo valido e necessario, ma può essere perfezionato: l’adesione all’accordo intercantonale non solo adeguerebbe l’assegno massimo al fabbisogno medio annuo di uno studente (gli attuali 13′000 CHF non bastano infatti a coprire i costi reali, stimati tra i 15 e i 18′000 CHF), ma renderebbe – con il passaggio del sistema di calcolo dal reddito imponibile a quello disponibile – la distribuzione delle borse di studio più corretta ed equa, consolidando così la democratizzazione degli studi che ha fatto – e ancora sta facendo – il benessere del nostro Paese.

Due proposte concrete che, se attuate e inserite in un’ottica di approccio globale, potrebbero costituire utili pezzi – oggi mancanti – grazie ai quali avvicinarsi all’ambita risoluzione di quel complesso puzzle che è la politica giovanile. I GLR ci provano, ma anche per loro…le pacche sulle spalle non bastano…servono firme!

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Mag
29
2010
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Le pacche sulle spalle non bastano!

Caro Stefano Franscini, un giovane liberale ti scrive…

(pubblicato in La Regione, 29.05.2010)

Caro Stefano Franscini;

c’è chi sostiene che, lanciando l’iniziativa popolare per la realizzazione in Ticino di una struttura multifunzionale per minori che delinquono, i Giovani liberali radicali ti abbiano tradito. Certo, chi l’ha affermato non si è preso il tempo di descrivere il reale oggetto dell’iniziativa GLR – che non è un carcere minorile, ma, appunto, una struttura moderna e multifunzionale – perché in quel caso avrebbe dovuto specificare che non si è in presenza di un approccio repressivo, fortunatamente superato, ma al contrario di un approccio finalizzato al recupero del minore problematico e alla preparazione del suo reinserimento sociale e lavorativo. Un approccio che, ne siamo convinti, rientra pienamente nello spirito fransciniano del dare un’opportunità e una formazione a tutti, anche a chi – per ragioni diverse – non ha avuto o non ha assorbito un’educazione improntata sulle basilari fondamenta del vivere quotidiano e di conseguenza va aiutato, non abbandonato a sé stesso o – se e quando c’è posto – spedito fuori Cantone in una sorta di moderno ostracismo.

Chi l’ha affermato ha inoltre omesso di spiegare che pene e misure, nell’ambito del diritto penale minorile, sono volte alla protezione e all’educazione del giovane: il distacco dalla società non è uno scopo, ma l’occasione per preparare il reinserimento del minore; non è un periodo di neutralizzazione o di reclusione, ma un periodo di riflessione e formazione. Perché, alla fine dei conti, essere istruiti è il miglior modo per essere liberi. Non stupisce quindi che, secondo le disposizioni di legge in vigore dal 2007, tale periodo debba essere eseguito in un istituto nel quale ad ogni minore viene garantito un sostegno educativo e formativo conforme, dove questi giovani non sono mai abbandonati a loro stessi e tutte le loro attività sono pianificate da personale formato e qualificato. Un istitituto, per farla breve, che in Ticino manca.

Chi ha cercato di farci litigare, Caro Stefano, si è perfino dimenticato di riferire che i Giovani liberali radicali allo stesso tempo hanno messo sul tavolo anche un’altra proposta, vale a dire una petizione volta a perfezionare e consolidare il sistema delle borse di studio, pilastro fondamentale della democratizzazione degli studi da te iniziata con l’istituzione della scuola pubblica.

Siamo quindi convinti, Caro Stefano, che sosterresti e firmeresti sia l’iniziativa popolare per la realizzazione di una struttura multifunzionale per minori che delinquono, sia la petizione che chiede l’adesione del Canton Ticino al Concordato sulle borse di studio. Quanto alle opposizioni che ci troviamo ad affrontare, immaginiamo cosa ci diresti: anche l’istituzione della scuola pubblica e obbligatoria è stata criticata da molti perché toglieva forza lavoro dai campi, ma non per questo l’idea di un’istruzione gratuita per tutti non era cosa buona e giusta.

Con stima e ammirazione.

Nicola Pini, presidente Giovani liberali radicali ticinesi

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Mag
10
2010
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Le pacche sulle spalle non bastano!

Lunedì 10 maggio 2010 i Giovani liberali radicali ticinesi (GLRT) hanno lanciato

  • un’iniziativa popolare che chiede la realizzazione in Ticino di una struttura multifunzionale per giovani problematici o che delinquono;
  • una petizione che chiede la ratifica dell’accordo intercantonale sull’armonizzazione dei criteri per la concessione delle borse di studio (Concordato sulle borse di studio).
  • Le due proposte si focalizzano sulla politica giovanile cantonale e intendono agire in due direzioni apparentemente opposte, ma che convergono sul fatto che i GLR si vogliono occupare di tutta la gioventù: da una parte i GLR vogliono sostenere la gioventù sana perfezionando e consolidando il sistema delle borse di studio (PER CHI VUOL CONTINUARE A PEDALARE), dall’altra i GLR vogliono occuparsi anche di quella parte - fortunatamente minore ma che non può essere abbandonata a sé stessi - che ha sbagliato e che necessita di strutture adeguate finalizzate al recupero e al reinserimento sociale e lavorativo del minorenne problematico (PER CHI È FINITO FUORI STRADA).

    L’azione di raccolta firme di iniziativa e petizione sono riunite sotto lo slogan Le pacche sulle spalle non bastano!: non bastano per chi ha sbagliato, non bastano per chi vuole studiare ma non ne ha i mezzi. Per queste persone, due facce della stessa medaglia, i GLR propongono biciclette adeguate.

    Maggiori informazioni sulla campagna e sulle proposte: www.nonbastano.ch

    Guarda il dibattito di Contesto (LA1, RSI, 10 maggio 2010) tra Nicola Pini e Luigi Pedrazzini, Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

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    Mar
    26
    2010
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    L’ora degli SMS

    Quale Ticino fra 20 anni?

    Nicola Pini - Presidente Giovani liberali radicali ticinesi

    (pubblicato su Opinione Liberale, 26.3.2010)

    Un Ticino contraddistinto da una scuola di qualità e accessibile a tutti che offra a chiunque gli strumenti per realizzare i propri sogni e per vivere da uomo libero, responsabile, felice e realizzato in una società aperta intellettualmente e sicura economicamente.

    Leggi tutti gli SMS

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    Mar
    10
    2010
    0

    Nuova legge sulla statistica

    Una razionalizzante conquista democratica

    Nicola Pini, Presidente Giovani liberali radicali ticinesi (GLRT) 

    (pubblicato su rossoblu.ch, 10 marzo 2010)

     Dai tempi di Stefano Franscini – padre non solo della scuola pubblica ticinese, ma anche della statistica svizzera – molte cose sono cambiate, ma non tutte: la scienza statistica era ed è un bene pubblico o, per adottare una terminologia più attuale, un bene a destinazione pubblica. Attraverso il raccogliere, ordinare ed esporre in maniera scientifica dati e analisi della società, essa costituisce un oggettivo strumento di democrazia al servizio della collettività: se da una parte funge da indispensabile guida al buon governo, dall’altra rappresenta una fonte altrettanto utile alla critica dell’agire di quest’ultimo, iscrivendosi dunque a pieno titolo nella dialettica democratica. 

    Così intesa, la statistica pubblica non può che essere un’attività dello Stato e, di conseguenza, necessita di una base giuridica chiara, solida e attuale: in breve, di una legge-quadro essenziale e trasparente che formuli principi vincolanti e regole organizzative. Più concretamente, sono essenzialmente tre le ragioni che hanno spinto il Gran Consiglio ad approvare, su proposta del Dipartimento delle Finanze e dell’Economia (DFE), la nuova Legge cantonale sulla statistica: oltre al bisogno di rimediare all’incompleta, vetusta e ormai superata base legale cantonale (il decreto legislativo istituente l’Ufficio Cantonale di statistica risale al 1929), si è voluto rispondere alla crescente e sempre più articolata domanda di dati statistici da parte della società e, infine, controbilanciare la tendenza dell’Ufficio federale di statistica a privilegiare l’ottica nazionale e internazionale a scapito di quella regionale. La nuova legge – in vigore da oggi, unitamente al relativo regolamento – intende definire non solo i compiti della statistica pubblica – fornire alla collettività informazioni pertinenti, corrette e imparziali; accrescere il sapere degli individui; contribuire allo sviluppo di idee e alla ricerca di soluzioni – ma anche formalizzare i suoi pilastri fondamentali, quali l’indipendenza scientifica, l’imparzialità, la trasparenza, l’accessibilità, la protezione dei dati e le sanzioni per chi viola l’obbligo di informazione o di segretezza. Essa, inoltre, organizza e razionalizza la statistica cantonale, rafforzando la collaborazione e la posizione dell’Ufficio cantonale di statistica (USTAT) nei confronti dell’Ufficio federale di statistica e della Conferenza interregionale di statistica. Non vanno infine dimenticate, fra le novità introdotte dalla nuova legge, l’istituzione di un organo consultivo di indirizzo e di supervisione (la Commissione scientifica della statistica cantonale) e l’introduzione di un Programma pluriennale che permette al Consiglio di Stato di pianificare, di legislatura in legislatura, i contenuti e le risorse da attribuire a questa attività.

     Da queste innovazioni ci si attende un significativo contributo di crescita in termini di coerenza, efficienza e qualità della statistica pubblica cantonale; il tutto – evidentemente – al servizio del cittadino e del sano, pluralistico e democratico confronto di idee. 

    Written by admin in: Politica | Tag:,
    Gen
    16
    2010
    0

    Intervento al Congresso Cantonale del PLRT (16.1.2010)

    Il PLR che vogliamo…

    (discorso pronunciato - a nome dei Giovani liberali radicali ticinesi - davanti al Congresso del PLRT il 16.1.2010)

    In un momento di sostanziale rinnovamento del Partito, il movimento giovanile si è chiesto – con l’ottimismo e forse l’ingenuità che gli sono strutturalmente propri – quale debba essere il PLR di domani. Una riflessione incentrata non tanto sui valori, perché quelli sono chiari, sono definiti: la libertà, la giustizia, la solidarietà e la responsabilità sono infatti le ragioni che ci uniscono e riuniscono quest’oggi a Lugano. Una riflessione, dunque, incentrata piuttosto sull’immagine che il nostro Partito deve veicolare alle cittadine e ai cittadini. Noi non vogliamo limitarci ad essere il Partito della famiglia o della Curia, il Partito delle Tasse, il Partito dell’Ambiente, il Partito di Giuliano Bignasca, Il Partito di questo o di quello; vogliamo invece essere il Partito che persegue con equilibrio il bene del cittadino e al contempo il benessere del Cantone: vogliamo essere un partito responsabile, un partito dinamico, un partito aperto al confronto, un partito di cui essere orgogliosi, un partito locomotiva per la conduzione del Paese. Questo è il Partito liberale radicale che siamo stati e che vogliamo continuare ad essere, oggi e domani.

    Guarda l’intervento

    Leggi l’intervento completo

     

    Written by admin in: Discorsi | Tag:
    Set
    25
    2009
    0

    Riflessione sulla tecnologia

    Luci e ombre della tecnologia

    Tavola rotonda targata Giovani liberali radicali con Cassis, Ducry e Zambelloni

     (pubblicato in Opinione liberale, 25.9.2009)

    Una tavola rotonda, di nome e di fatto: in una sala del Ristorante Bernasconi, storico ritrovo liberale radicale di Novazzano, i partecipanti – siano essi relatori o spettatori – si sono disposti in cerchio e hanno esternato le loro riflessioni in merito ai vari  e complessi rapporti tra l’individuo, la società, l’informazione e la tecnologia. Nei panni di Re Artù, quale moderatrice, la giornalista di rossoblu.ch Fabiana Testori, alla sua corte il Consigliere nazionale Ignazio Cassis, il deputato al Gran Consiglio Jacques Ducry e il filosofo Franco Zambelloni. Niente armi, niente corazze, solo i cavalli bianchi delle parole e delle idee.  

    Ignazio Cassis, parlamentare federale e uomo di scienza, ha iniziato con il contestualizzare lo sviluppo della ICT (Information and communication technology, in italiano Tecnologia dell’informazione e della comunicazione), per poi passare all’esposizione della sua visione utilitaristica della tecnologia, della quale ha evidenziato gli effetti positivi per l’uomo e per il cittadino: miglioramento della vita, aumento delle comodità, possibilità di comunicare ovunque in tempo reale, ampliamento dell’accesso all’informazione e alla vita pubblica. Della tecnologia – volenti o nolenti – non si può e non si deve fare a meno: sta unicamente all’individuo servirsene con intelligenza, sfruttandone le potenzialità a proprio favore.

    Dal canto suo Jacques Ducry, fedele alla sua visione romantica, a tratti nostalgica, della società, ha espresso il suo scetticismo sull’importanza della tecnologia rispetto alla centralità dell’uomo tipica del pensiero liberale: non bastano forse un foglio, un calamaio e una candela per vivere ed esprimere un’emozione? Il deputato, forte della sua esperienza di procuratore pubblico e di giudice istruttore federale, ha inoltre reso attenti alle perversioni e ai pericoli che costituiscono un inevitabile corollario allo sviluppo tecnologico: dalla criminalità finanziaria alla violazione della privacy, passando dalla manipolazione e dalla deformazione mediatica, con i blog che permettono a Monsieur tout le monde di insultare – arbitrariamente, anonimamente e impunemente – chiunque gli capiti a tiro.

    Secondo Franco Zambelloni, infine, la tecnologia è innanzitutto uno strumento di libertà; uno strumento che, però, genera dipendenza: ogni innovazione tecnologica, infatti, nasconde un rapporto dialettico fra gli aspetti positivi e quelli negativi, tra la perdita e il guadagno, tra la luce e l’ombra. Riportando un saggio di Freud, il filosofo sottolinea la pericolosità di questa dipendenza, soprattutto se finalizzata all’evasione, necessaria all’uomo, ma che deve essere ricercata a piccole dosi se non si vuole che il ritorno alla realtà sia problematico. 

    Il bilancio della serata è senz’altro positivo: è stato un momento che ha permesso una profonda riflessione e che, ne sono certo, è stato occasione di crescita e di progresso intellettuale per i Giovani liberali radicali presenti. Se, come ha ricordato Zambelloni, il concetto di progresso può risultare a volte ambiguo, se non addirittura vuoto – progredire, avanzare verso cosa? – il termine è qui calzante, in quanto l’obiettivo del movimento giovanile rispetto al suo aderente è chiaro: contribuire alla formazione di cittadini attenti, responsabili, muniti di spirito critico, interessati alla società che li circonda, aperti al dialogo e al confronto delle idee che caratterizza il liberalismo. Un passo in questa direzione è stato certamente fatto: onore, quindi, ai relatori e all’organizzatore Luca Mombelli.  

    Written by admin in: Politica | Tag:
    Lug
    23
    2009
    1

    Lettura estiva: un consiglio

    Politica “delle cose” o “dell’apparire”? 

    I dibattiti tra Nixon e Kennedy: uno spunto estivo sul rapporto fra politica e televisione

    Nicola Pini

    (pubblicato su ACCENT, Ausgabe 03/09)

    Se idealmente l’estate, soprattutto nella sua cristallizzazione vacanziera, meriterebbe di essere consacrata a letture che esulino, almeno in parte, dai ritriti ambiti occupati durante il resto dell’anno, nella pratica mi rendo invece conto di come il leggero rallentamento della vita lavorativa caratteristico del periodo permetta di approfondire alcuni temi cari. Ecco perché, dovendo consigliare una lettura estiva ai miei colleghi di Gioventù liberale radicale, il mio pensiero corre verso un agile saggio consacrato alla vittoria elettorale di John Fritzgerald Kennedy e, più in particolare, verso il capitolo dedicato alla serie di dibattiti televisivi tra JFK, futuro presidente, e il suo avversario Richard Nixon.

    Il capitolo segnalato racconta una vera e propria rivoluzione nella politica americana dovuta, principalmente ma non esclusivamente, allo sviluppo tecnologico e, più in particolare, della televisione, che negli anni Sessanta raggiungeva il salotto di nove famiglie su dieci. Per la prima volta, in effetti, nelle presidenziali statunitensi fa capolino il dibattito televisivo che, volente o nolente, ha subito un notevole impatto: indipendentemente dalla condivisione o meno dell’altisonante tesi di White – secondo il quale i confronti televisivi fra i due candidati ribaltarono le sorti della campagna elettorale portando Kennedy alla Casa Bianca – l’importanza politica dei quattro dibattiti diffusi dalla televisione americana è provata dal fatto che sono stati seguiti, in media, da 65/70 milioni di spettatori.

    Ad ogni modo, lo scontro fra i due candidati alla presidenza segnala il ruolo chiave che la televisione può assumere nell’ambito di un confronto dialettico: se i sondaggi formulati a partire da persone che hanno ascoltato il dibattito alla radio concludono sostanzialmente un pareggio, quelli effettuati a partire da coloro che hanno visto lo stesso dibattito alla televisione non lasciano il minimo dubbio sulla vittoria di JFK. Theodore H. White spiega e argomenta questa sopraffazione televisiva, frutto di molti fattori, quali l’abilità retorica e comunicativa, la preparazione fisica ed estetica al dibattito, l’atteggiamento assunto durante lo stesso… Un’enumerazione volutamente succinta allo scopo di invogliare il lettore a percorrere il capitolo, non solo per capire alcune ragioni alla base della vittoria di Kennedy, ma anche – on ne sait jamais! – per trovarci un qualche utile consiglio in vista di una futura partecipazione a Arena, Infrarouge o Democrazia direttaDopo la sua attenta analisi dei quattro dibattiti tra Kennedy e Nixon, White conclude che l’introduzione del dibattito televisivo ha in quell’occasione sminuito – e non favorito – l’approfondimento tematico davanti alla popolazione, essendo la discussione ridotta ad un mero incontro di tennis intellettuale dove la riflessione e il ragionamento non trovano spazio. Di conseguenza, al centro della scelta dell’elettore non sono stati i temi, ma l’immagine veicolata dai due candidati: in breve, il popolo americano ha scelto il proprio presidente tra due portrait, tra due modi di condotta durante uno sforzo, basandosi quindi soprattutto sulla componente emozionale, istintiva, tribale, riducendo così l’elezione del presidente degli Stati Uniti alla scelta personale e sentimentale di un capo.

    Pur riconoscendo qualche merito all’introduzione del dibattito televisivo, capace ad esempio di favorire la democratizzazione della discussione politica, la conclusione di White, seppur datata 1961, risulta essere a mio avviso di un’attualità disarmante: Blocher, sfruttando l’emotività sugli schermi di Arena ha conquistato il Consiglio Federale, mentre in Ticino la RSI, per garantire un dibattito televisivo accettabile, deve varare una carta dei dibattiti…altro che Nostradamus!

    Referenza: Theodore H. White, La victoire de Kennedy – Comment on fait un président, Parigi, 1961; in particolare il capitolo 11, “Deuxième round: les débats télévisés”, pp. 354-373

    Written by admin in: Politica | Tag:,
    Giu
    19
    2009
    0

    Finanziamento temporaneo dell’AI

    Contro l’egoismo intergenerazionale

    Solo un SI al finanziamento temporaneo dell’AI tramite l’IVA garantirà alle future generazioni il diritto alle assicurazioni sociali distribuendone equamente i costi

    Nicola Pini, vicepresidente GLRT e membro del comitato direttivo di GLRS

    (pubblicato in Opinione Liberale, 19.6.2009, p. 1)

    La votazione del prossimo 27 settembre inerente al finanziamento aggiuntivo dell’Assicurazione Invalidità (AI) tramite un aumento temporaneo – dal gennaio 2011 al dicembre 2017 – dell’Imposta sul valore aggiunto (IVA) solleva due questioni fondamentali per quanto riguarda i giovani e il loro futuro: in gioco, infatti, sono la responsabilità dell’equilibrio intergenerazionale e la salvaguardia a lungo termine della struttura del nostro sistema sociale.

    Perché, ad essere in pericolo, non è solo l’AI, il cui debito complessivo di 13 miliardi di franchi aumenta di 4 milioni al giorno, vale a dire 2′800 CHF al minuto, ma piuttosto tutto il primo pilastro, in quanto attualmente è il Fondo di compensazione dell’AVS che copre finanziariamente il buco creato dall’AI, garantendogli così la necessaria liquidità per poter provvedere ai pagamenti delle rendite. Di questo passo, dunque, i giovani d’oggi si vedranno in futuro precludere non solo il diritto all’AI, ma pure quello relativo all’AVS: le riserve di liquidità del fondo di compensazione si riducono sistematicamente, di anno in anno, per coprire i debiti dell’AI e, se non si contrasta questa tendenza, un giorno le pensioni del primo pilastro saranno seriamente compromesse. In breve, continuando a coprire i debiti dell’AI, il fondo dell’AVS sarà prosciugato in una decina d’anni, mettendo così a repentaglio, oltre alla stessa Assicurazione Invalidità, anche il diritto all’Assicurazione Vecchiaia e Superstiti. 

    Quale giovane ritengo un dovere della società del giorno d’oggi non solo migliorare, ma anche salvaguardare e garantire un importante sistema sociale che copre dei rischi ai quali tutti noi – e tocchiamo ferro! – siamo e saremo esposti: è infatti un diritto del giovane poter beneficiare, anche a lungo termine, di una protezione sociale efficace. Un dovere che non spetta solo ai lavoratori attivi, ma che deve essere allargato a tutti i componenti della società: ecco perché un giovane non può che trovarsi d’accordo con il fatto che sia tutta la popolazione ad adoperarsi per la salvaguardia dell’AI e, indirettamente, dell’AVS, tramite un aumento temporaneo dell’IVA.

    Un sacrificio socialmente sostenibile, in quanto si stima che per un’economia domestica con un reddito mensile sino a 4′600 CHF la privazione equivalga ad un pacchetto di sigarette al mese, ma soprattutto un sacrificio necessario: dopo aver ripetutamente operato sulle misure di risparmio e aver inasprito l’accesso alla rendita nell’ambito delle recenti revisione dell’AI, risulta infatti difficile riproporre ulteriori tagli sulle prestazioni, che rischierebbero di compromettere l’efficacia e la credibilità dell’AI. Non siamo certamente il partito delle tasse, anzi, ma…a mali estremi, estremi rimedi! Parlamento e il Consiglio Federale, infatti, sostengono che qualsiasi altra soluzione condurrebbe a tagli insostenibili alle prestazioni, come ad esempio la riduzione del 40% delle rendite.

    Occorre quindi sposare la responsabilità e la lungimiranza caratteristiche della politica liberale radicale per trovare una soluzione e, non meno importante, evitare il fantasma dell’egoismo intergenerazionale: l’aumento temporaneo dell’IVA è una soluzione a corto termine e non risolverà di certo il problema, ma permetterà quantomeno di congelare l’indebitamento, di sgravare l’AVS dalla copertura dei debiti e soprattutto di sviluppare, nell’ambito di una sesta revisione dell’AI, una strategia per un risanamento strutturale, equilibrato e a lungo termine. Posticipare la soluzione ad un problema non fa altro che acuirlo: è il momento di agire! 

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    Mag
    22
    2009
    1

    Sguardo al futuro

    Visita al Consiglio Cantonale dei Giovani: oltre al disagio tra ideali e speranza 

    Michele Bertini e Nicola Pini

    (pubblicato in Opinione Liberale, 22.05.2009)

    Venerdì 15 maggio, nella sala del Gran Consiglio di Bellinzona, una cinquantina di giovani si sono riuniti per l’Assemblea Plenaria del Consiglio Cantonale dei Giovani, allo scopo di discutere, dibattere e, infine, approvare una risoluzione all’indirizzo del Consiglio di Stato. Quest’ultima esprime le richieste, i timori e gli auspici dei giovani partecipanti, accolti ad inizio seduta dalle incoraggianti e stimolanti parole del Cancelliere Giampiero Gianella e del nostro neo primo cittadino - auguri! – Riccardo Calastri, il quale ha ricordato come i giovani debbano essere protagonisti del loro tempo futuro e delle scelte che lo condizioneranno. Il filo conduttore della giornata è ben esplicitato dal titolo “Giovani e politica: linea disturbata?”: la discussione ha dunque toccato diverse tematiche quali l’informazione e la comunicazione diretta ai giovani, sia da parte dei media sia da parte delle istituzioni, come pure la partecipazione alle decisioni politiche e, più in generale, alla vita politico-associativa.

    Nove anni dopo la sua creazione, l’Assemblea Plenaria ha conosciuto un’importante novità, in quanto per la prima volta sono stati invitati i movimenti giovanili dei partiti presenti sulla scena politica ticinese: una scelta secondo noi giusta visto che, è innegabile, nel nostro sistema politico, per poter partecipare attivamente alla vita politica, è necessario avvicinarsi a un partito.

    Non è un caso che all’origine di tale innovazione ci siano proprio i Giovani Liberali Radicali, i quali avevano richiesto formalmente, tramite una lettera, l’autorizzazione a parteciparvi: crediamo infatti sia molto importante ascoltare il dibattito, a volte appassionato, fra i giovanissimi partecipanti al Consiglio Cantonale dei Giovani, tutti di età compresa tra i 15 ed i 20 anni. Non è forse giusto che un movimento giovanile quale GLRT si impegni ad ascoltare e magari condividere e sostenere alcune valide opinioni e proposte formulate da questi giovani? Secondo noi SI: ecco perché – a differenza di altri movimenti giovanili… – eravamo presenti. Presenti perché crediamo nel futuro, nei giovani non solo come espressione di disagio ma anche di ideali, di speranza, d’intraprendenza e di freschezza.

    Troppe volte ci sediamo sugli allori, ripetendo ad oltranza che “Siamo il partito che ha scritto la storia del Canton Ticino”: è sicuramente  bello – e probabilmente anche giusto e meritato! – vantarsi di tale prestigiosa eredità, noi però vogliamo essere il partito che oltre ad averla scritta, la Storia del Cantone, continuerà a scriverla, traghettando con equilibrio e lungimiranza il nostro Paese nelle impegnative sfide future che ci attendono.

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    Mar
    13
    2009
    0

    Giù le mani dai minori!

    « Allarme rapimento » : muoviamoci! 

    Nicola Pini, vicepresidente GLRT e membro del comitato direttivo GLRS

    Un altro abominevole fatto di sangue, l’omicidio della giovane Lucie Trezzini, suggerisce una rapida e decisa reazione politica: l’istituzione a brevissimo termine di un sistema di “allarme rapimento” che, rigorosamente accertata la scomparsa di un minore e previo consenso dei genitori, diffonda la segnalazione il più celermente e ampiamente possibile, sfruttando tutti i canali a disposizione, dalla radiotelevisione agli sms (o mms). In breve, occorre una modifica  della Legge sulla radio-televisione e della Legge sulle telecomunicazioni che imponga la diffusione immediata di un annuncio agli operatori che detengono una concessione avente mandato di “servizio pubblico”.

    Fortunatamente, una reazione politica c’è stata: il Consiglio agli Stati ha infatti approvato una mozione del liberale radicale Burkhalter in cui si chiede al Consiglio Federale l’introduzione in Svizzera, entro la fine 2009, di un sistema di “allarme rapimento” che preveda un partenariato tra cantoni, società di trasporto, operatori telefonici, media e associazioni a sostegno delle vittime. Come liberale radicale non posso che condividere una tale proposta, che permette non solo di migliorare la sicurezza delle cittadine e dei cittadini, ma che valorizza uno dei principi cardine del nostro pensiero, vale a dire la responsabilità personale: ognuno può infatti contribuire a contrastare un rapimento. Una condivisione che mantengo pure come ticinese, in quanto la presunta violazione delle competenze cantonali denunciata dal Consiglio Federale non mi sembra costituire un ostacolo: sono ben altri gli ambiti in cui il federalismo deve essere difeso! “Giù le mani dai minori”, dunque!

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    Feb
    13
    2009
    0

    Bilaterali - Libera circolazione delle persone

    Una colomba bianca per contrastare i corvi dell’UDC…ma la Lega?

     Nicola Pini, vicepresidente GLRT e membro del comitato direttivo GLRS

    (commento alla votazione federale dell’08.02.2009, pubblicato in Opinione Liberale, 13.02.2009)

    I Giovani liberali radicali sono scesi in campo con entusiasmo, assumendo un ruolo trainante nel comitato interpartitico giovanile dabei-bleiben, libero-accesso nella sua traduzione italiana. A livello svizzero, con le loro iniziative dinamiche e innovative – in discoteca a Ginevra o sulle piste da sci vallesane e grigionesi – i giovani hanno coinvolto i loro coetanei e hanno contribuito a sconfiggere, attraverso lucide argomentazioni razionali, le ragioni spesso pretestuose dei contrari: il gesto simbolico di liberare nel cielo di Zurigo una colomba bianca per contrastare i corvi neri dell’UDC si è dunque concretizzato in un risultato complessivo netto e appagante. Discorso diverso, invece, per quanto riguarda il Ticino: nulla ha potuto l’attivismo giovanile – l’organizzazione di un torneo di calcio interpartitico – contro la paura fomentata ad arte da alcuni politici ticinesi che, con il loro istrionico atteggiamento, sono riusciti a instaurare un’atmosfera di disinformazione e di non-dibattito che fa tremare chiunque si definisca una persona liberale. 

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    Gen
    07
    2009
    0

    Bilaterali - Libera circolazione delle persone

    OUI à la libre circulation des personnes 

    Nicola Pini, membre comité directeur JLRS et redacteur en chef ACCENT

    (editorial, publié dans ACCENT, Ausgabe 01/09)

    Lors d’une conférence à l’Université de Lausanne, l’historien suisse Jean-François Bergier – le président de la commission éponyme créée dans la deuxième moitié des années 1990 pour éclaircir le rôle de la Suisse pendant la Seconde Guerre mondiale – a affirmé l’importance pour les historiens de voyager non seulement dans le temps, mais aussi dans l’espace : un conseil qui est évidemment généralisable à toute catégorie socioprofessionnelle.

    Assis à côte de lui – j’ai en effet eu l’honneur d’introduire son exposé par un discours – j’ai tout de suite pensé à la votation sur l’extension de la libre circulation des personnes: seule une décision positive permettra à toute personne – et notamment aux jeunes – de pouvoir compléter, perfectionner et améliorer leur formation académique ou professionnelle par une expérience dans les 27 pays membres de l’Union européenne. L’expérience à l’étranger représente en effet à la fois un enrichissement culturel nécessaire d’un point de vue personnel et une véritable valeur ajoutée dans le monde du travail : un OUI le 8 février prochain constitue donc un passage obligatoire et incontournable pour l’avenir des jeunes.

    C’est pourquoi, étant donné l’importance capitale de cette votation, le Comité directeur des Jeunes Libéraux Radicaux Suisses a décidé de consacrer un numéro de son magazine ACCENT à ce sujet, en réunissant – c’est désormais l’habitude – des textes écrits par des personnalités politiques suisses ainsi que par de jeunes politiciens.

    http://www.jungfreisinnige.ch/fileadmin/accent/Accent2009-01.pdf

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    Nov
    21
    2008
    0

    Depenalizzazione Canapa

    L’erba di Grace o la “coca” di Giuliano?

    Nicola Pini, vicepresidente GLRT e membro comitato direttivo GLRS ; Stefano Steiger, presidente GLR Locarnese e Vallemaggia

    (pubblicato in Corriere del Ticino, Opinione Liberale, 21.11.2008)

    “L’erba di Grace” è una piacevole commedia ambientata nelle lontane terre della Cornovaglia. Le peripezie della protagonista del film, un’anziana signora, prendono inizio alla morte del marito: senza il becco di un quattrino e sommersa dai debiti, la donna deve trovare una via d’uscita per salvare baracca e burattini. È il suo giardiniere a suggerirle – più o meno velatamente – la soluzione, chiedendole di occuparsi di alcune piantine, quelle piantine, nascoste nei pressi della Chiesa del villaggio: nasce così una vera e propria coltivazione di marijuana che porterà i protagonisti ad imbattersi in strane ed esilaranti avventure che si risolveranno nel più inatteso degli happy end.

    Non appaiono però tanto lontane le terre della Cornovaglia se, con un pizzico di memoria, si paragona la situazione in cui incappa la simpatica vecchina a quella cantonal ticinese precedente l’avvio delle inchieste indoor nel 2003. Difatti – e non sono certo due baldi giovani a dirlo, ma la nostra massima istanza giudiziaria, solitamente posata e prudente – allora regnava in Ticino un certo disorientamento nella società sulla questione della canapa, tanto da aver facilitato l’incunearsi durevole e diffuso di condotte illecite che una coerente politica della droga avrebbe invece dovuto bloccare sul nascere (DTF 6S.56/2006). Ovvero, detto in soldoni, il completo lassismo dell’autorità sulla questione canapa aveva prodotto il proliferare incontrollato di canapai, presenti ovunque – per rimanere in ambito botanico – come il prezzemolo.

    Ma dagli errori del passato non sempre si vuole imparare: purtroppo da un’incoerente politica della canapa non si è passati ad una politica ragionevole, ma alla più classica ed inutile repressione, paragonabile per intransigenza e inefficacia al proibizionismo stelle e strisce di inizio secolo. Come rettamente sottolineato dal criminologo Michel Venturelli, sono molti gli effetti negativi delle inchieste indoor: nel “dopo Perugini”, infatti, la canapa è finita sul mercato nero, mescolandosi ad altre sostanze, facendosi più rara e più cara, mentre la cocaina, sempre più democratica, si è fissata ai minimi storici di CHF 20.– per dose, vale a dire il 10% di quello che era il prezzo ordinario (CHF 200.–). In altre parole, la caccia alle streghe attuata nei confronti della canapa ha incentivato l’uso della cocaina fra i più giovani, sostanza dagli effetti devastanti. Insomma, “piantiamola” di sparare sui passeri con l’artiglieria e affrontiamo la canapa per quello che è, una sostanza non certo più pericolosa di alcol o tabacco.

    Ecco perché, dunque, sosteniamo Ignazio Cassis, consigliere nazionale PLR e già medico cantonale, nel suo impegno a favore della depenalizzazione della canapa. Bisogna infatti avere il coraggio per cambiare paradigma, regolamentando il mercato – producendo così più ordine e sicurezza – e accentuando maggiormente la prevenzione e la consulenza anziché la repressione, così come sostenuto dalla Commissione federale per le questioni relative alla droga. Il mondo reale impone una scelta: noi preferiamo l’erba di Grace alla “coca” di Giuliano!

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    Ott
    24
    2008
    0

    Finanziamento studi

    Assegni o prestiti di studio: cuore o testa?

    Nicola Pini, membro comitato direttivo Giovani liberali radicali svizzeri (GLRS) e presidente STOICA (Studenti Ticinesi Organizzati In Clima Amichevole)

    (pubblicato in Popolo e Libertà, 24.10.2008, p. 13)

    Assegni o prestiti di studio? La domanda è impegnativa perché oppone due parti di me: da una parte il cuore, il sentimento, che mi farebbe non solo dire, ma addirittura urlare, che le borse di studio costituiscono una delle conquiste – liberali! – più importanti per la democratizzazione degli studi e che dunque non devono in alcun modo essere messe in discussione; dall’altra la testa, la ragione, che mi farebbe propendere per un più razionale e paradossalmente più sociale “meglio dei prestiti per tutti che un assegno per pochi”. Soprattutto nel caso in cui il sistema dei prestiti di studio si avvicinasse al modello proposto da GLRS: un sistema basato su un risarcimento progressivo applicato al salario futuro – e non a quello di partenza – dello studente. In breve, si restituirebbe allo Stato una percentuale proporzionale al salario che si guadagnerà dopo gli studi: se con 160′000 franchi annui si rimborsa il 100% della somma ricevuta, sotto la soglia dei 70’000 non occorre risarcire nulla. Il dibattito è aperto, non solo dentro di me.

    La situazione ticinese, con il suo obbiettivo di risanare le finanze, spezza l’equilibrio e fa pendere l’ago della bilancia dalla parte del Consiglio di Stato: sostengo quindi la decisione dell’esecutivo cantonale di trasformare una parte degli assegni in prestiti di studio; una decisione certo sofferta, ma necessaria, come più volte ribadito dall’onorevole Gabriele Gendotti. Si tratta, qui, di coerenza: non possiamo predicare costantemente la simmetria dei sacrifici per poi contestare ogni misura che ci colpisce, secondo quella che in politologia si chiama sindrome del NIMBY: not in my backyard. Credo fermamente nell’importanza della formazione, dell’istruzione, della cultura e della conoscenza anche fine a sé stessa – la mia laurea in Storia lo dimostra – ma al tempo stesso sono convinto della necessità di sacrificarsi, a volte, per il bene comune: perché solo uno Stato con delle finanze sane potrà garantire con costanza e a lungo termine una scuola di qualità per tutti!

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    Ott
    22
    2008
    0

    AVS: età di pensionamento flessibile

    Ottobre 2008: Buon Compleanno all’AVS

    Nicola Pini, membro comitato GLRS e caporedattore ACCENT

    (editoriale, publicato in ACCENT, Ausgabe 04/08)

    1948-2008 : sono ormai trascorsi 60 anni dall’introduzione dell’AVS in Svizzera. Se da un lato questo prestigioso traguardo va festeggiato, dall’altro tale ricorrenza deve rendere attenti ai problemi che, innegabilmente, stanno minando l’esistenza stessa dell’assicurazione vecchiaia: la tendenza all’invecchiamento della popolazione – diretta conseguenza di quel  fenomeno che in demografia si chiama double ageing, ovvero la combine tra l’aumento della speranza di vita e della diminuzione della natalità – costituisce in effetti un serio pericolo per la sua stabilità finanziaria, in quanto il rapporto tra contribuenti e beneficiari è sempre più sfavorevole.

    È proprio da questa situazione dicotomica tra voglia di festeggiare e preoccupazione per l’avvenire che deriva il presente numero di Accent: certo commemorazione, ma anche, se non soprattutto, riflessione. In effetti, l’AVS necessita di un regalo di compleanno: un fermo e convinto NO all’iniziativa popolare per un pensionamento flessibile. Un’iniziativa che, a differenza di quanto enunciato erroneamente – o furbescamente? – nel titolo, non mira a flessibilizzare il diritto alla pensione, ma auspica invece un abbassamento generale dell’età di pensionamento a 62 anni: sarebbe dunque la quasi totalità dei lavoratori a poter beneficiare della rendita anticipata senza decurtazione (la soglia fissata a un reddito di 120′000 franchi include l’85% dei lavoratori). Una proposta irresponsabile, un veleno altamente tossico per l’AVS, che non solo mina i fondamenti stessi della sostenibilità finanziaria di questa assicurazione sociale, ma che, a lungo termine, rischierà di comprometterne l’esistenza stessa, privando così noi giovani del diritto alla pensione. Perciò i Giovani liberali radicali svizzeri hanno iniziato, lo scorso primo ottobre, una campagna contro l’iniziativa distribuendo nelle vie di Berna dei cioccolatini e dei palloncini: che non si mangi la cioccolata dei bambini, altrimenti le loro pensioni prendono il volo!

    Al contrario di quanto proposto dall’iniziativa, infatti, la soluzione è da ricercare in una revisione radicale dei modelli di previdenza della vecchiaia, una revisione necessariamente improntata su una  vera – e non solo proclamata! – flessibilità dell’età di pensionamento, verso l’alto come verso il basso. Da una parte bisogna incentivare  la permanenza e migliorare l’integrazione nel mondo del lavoro delle persone anziane, mentre dall’altra occorre garantire un pensionamento anticipato a quelle professioni che, strutturalmente, implicano un logorio fisico maggiore. In breve, il pensionamento anticipato non deve toccare tutti – ad annaffiatoio – ma deve essere attribuito secondo criteri ben precisi. A questo titolo suscita molto interesse il concetto di Coefficient d’effort professionnel et familial descritto in uno studio dell’Istituto di alti studi in amministrazione pubblica (Idheap) di Losanna: uno studio accademico che dimostra come la strategia improntata alla flessibilità sia vincente a livello europeo. Affaire à suivre!

    http://www.jungfreisinnige.ch/fileadmin/accent/Accent2008_04.pdf

    Written by admin in: Accent, Politica | Tag:
    Set
    30
    2008
    0

    ACCENT - Das Organ der Jungfreisinnigen Schweiz:”La Rentrée universitaire” (03/08)

    Rentrée universitaire - Die Uni hat uns wieder

    Nicola Pini, Vorstandsmitglied jfs und Chefredaktor Accent

    (editorial, publié in ACCENT, Ausgabe 03/08)

    « Pronti, partenza…via » : c’est la Rentrée ! Après deux mois de vacances, de travail, de stage ou d’étude en vue de la session d’examens, la reprise des cours pèse encore une fois sur la vie des étudiants. Les Jeunes Libéraux Radicaux Suisses ne peuvent que s’intéresser à cette rentrée académique, non seulement car ils comptent parmi eux plusieurs sections universitaires et de hautes écoles – qui seront d’ailleurs présentées à partir de la page 12 – mais aussi parce que la formation est un des piliers fondamentaux de la politique des JLRS : d’après nous, en effet, la matière grise doit être considérée comme la matière première de notre pays ! Die Jungfreisinnigen sind überzeugt davon, dass Bildung und Forschung wichtige Grundlagen unseres Wohlstandes sind: Deshalb müssen wir diesem Bereich Sorge tragen. Insbesondere kämpfen wir für ein qualitativ hochwertiges und schweizweit harmonisiertes Schulsystem. La particolare attenzione per l’istruzione e la formazione ha lasciato segni indelebili anche in Ticino: si deve proprio ad un’iniziativa dei Giovani liberali radicali l’introduzione, qualche anno fa, dell’ora di Civica nella scuola dell’obbligo.

    Ce numéro est donc consacré dans sa totalité à la formation : die Ausbildung. D’une part il se focalise sur des sujets relatifs à l’instruction scolaire au sens large du terme, comme le projet HarmoS, la question de la liberté de choix de l’école et le travail de la commission parlementaire de la science, de l’éducation et de la culture; d’autre part il se penche sur des thèmes qui concernent plus concrètement la large majorité des étudiants des hautes écoles : on s’est donc interrogé sur le rapport entre la politique et l’Université, sur la question du financement des études et sur l’efficacité du Système de Bologne.

    Le corpus des auteurs est constitué par un mélange entre d’une part des jeunes qui – comme vous –  ont la passion de la politique et de l’autre des personnalités remarquables, tels que le Président Fulvio Pelli, le Secrétaire d’Etat Mauro Dell’Ambrogio, le Conseiller National Ruedi Noser, les politologues Oscar Mazzoleni et Ioannis Papadopoulos. Le but est de créer un équilibre, le même équilibre que l’on doit retrouver dans toute formation complète, solide et efficace, qui doit être composée de deux types précis de savoirs: un savoir général, qui permet de bien vivre et de comprendre la société d’aujourd’hui, et un savoir spécifique, qui doit garantir des débouchés professionnels adéquats après les études. Bonne reprise académique à toutes et à tous !

    http://www.jungfreisinnige.ch/fileadmin/accent/Accent2008_03.pdf

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    Set
    05
    2008
    0

    “Pragmaticamente utopici”

    Una piacevole serata interpartitica

     Nicola Pini e Stefano Rizzi, membri comitato direttivo dei Giovani Liberali Radicali Svizzeri (GLRS) 

    (pubblicato in Popolo e Libertà, 05.09.2008, p. 7))

    L’inaspettato invito non è passato inosservato: i Giovani liberali radicali hanno infatti partecipato con entusiasmo alla bella serata organizzata da Generazione Giovani: un sentito ringraziamento a chi, lungimirante, ha optato per una tale apertura interpartitica.

    Di tutti i movimenti giovanili, i GLR sono i soli ad aver risposto positivamente alla gentile chiamata: certo una chiara risposta di ricambiata apertura, ma pure un segnale di coerenza, a sostegno di quel “patto di paese” più volte auspicato dal nostro presidente, Giovanni Merlini. Passata l’epoca delle profonde rivalità – che portavano pure a violenti tafferugli con tanto di pistolettate, morti e feriti – noi giovani liberali radicali crediamo nell’importanza dell’intrattenere, al di là delle divergenze di pensiero, dei rapporti cordiali con i nostri omologhi pipidini.

    L’antagonismo non deve essere né sistematico né personale, ma tematico. Se su certe questioni un confronto è inevitabile, su altre un orientamento comune è da sottolineare e, magari, da sfruttare maggiormente. Un esempio attuale? L’iniziativa popolare per un pensionamento flessibile, che ci vede entrambi schierati – a livello federale – dalla parte dei contrari. Dobbiamo essere consapevoli della necessità di lavorare assieme qualche volta, alla ricerca di soluzioni pragmatiche e realizzabili: non solo per il bene del nostro amato Paese, ma anche per evitare quella polarizzazione verso gli estremi – a destra come a sinistra – che, purtroppo, tende a prendere il largo anche a livello giovanile. Perché non tutti i giovani sono estremisti e utopici; ce ne sono anche di più pragmatici: è questo realismo, questa moderazione che, a volte, può accomunare i nostri due movimenti giovanili. Avanti così: pragmaticamente utopici! Saluti liberali radicali.

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    Set
    04
    2008
    0

    Iniziativa per la limitazione del diritto di ricorso delle associazioni ambientaliste

    Perché sostenere l’iniziativa…

    Nicola Pini, membro comitato direttivo GLRS

    (discorso pronunciato davanti al Comitato Cantonale del PLRT il 4.09.2008)

    Caro Presidente, Onorevoli Consiglieri di Stato, Care Amiche, Cari Amici liberali radicali,

    sono qui questa sera per presentarvi l’iniziativa per l’abolizione del diritto di ricorso delle associazioni ambientaliste, in votazione il prossimo 30 novembre. Si tratta di un’iniziativa liberale radicale che ha l’appoggio di molte associazioni economiche, del PLRS (che l’ha approvata a larga maggioranza durante l’ultima assemblea dei delegati), di tutte le sezioni cantonali che si sono espresse finora (anche le più scettiche inizialmente), delle Donne liberali radicali svizzere e dei Giovani Liberali Radicali Svizzeri, che ho l’onore di rappresentare in questa sede). 

    In breve, l’iniziativa chiede di sopprimere il diritto di ricorso – accordato finora in via eccezionale – a trenta organizzazioni private su dei progetti che hanno ottenuto una legittimità democratica, dunque che sono stati accettati tramite una votazione popolare o una decisione parlamentare. Solo in questi due casi, il diritto di ricorso non sarà più possibile – mentre rimarrà ammissibile per quanto riguarda le decisioni prese da un esecutivo o da un’amministrazione. Si tratta dunque di limitare, e non sopprimere totalmente, limitare il diritto di ricorso quando la decisione è stata presa democraticamente. Lo scopo principale dell’iniziativa è chiaro: l’equilibrio. Il fine è quello di pesare, equilibrare, amalgamare l’economia e l’ambiente, così come la volontà popolare e il diritto di veto di alcune associazioni private.

    Perché, dunque, sostenere l’iniziativa?

    • Per una ragione prettamente strategica, di coerenza partitica e di coerenza progettuale: è un’iniziativa liberale radicale che cerca di conciliare l’ambiente e l’economia. È vero che in TICINO il dibattito è sfumato rispetto alla svizzera romanda e alla svizzera tedesca, in quanto non abbiamo avuto casi eclatanti, ma si tratta di mostrare solidarietà verso le altre regioni svizzere che si sono viste bloccare investimenti per 25-30 miliardi di franchi (con relativi posti di lavoro); si tratta di mostrare lungimiranza: evitiamo di vederci ritardare progetti importanti.
    • Per rinforzare la nostra economia, favorendo gli investimenti attraverso una stabilità giuridica maggiore. Si tratta di permettere la realizzazione di importanti progetti –  aventi legittimità popolare – e con ripercussioni positive sui posti di lavoro, sull’indotto economico e sulle finanze pubbliche. In breve, più investimenti, più posti di lavoro, maggiore crescita economica
    • Per rinforzare la democrazia: come espresso più volte dal presidente nazionale Fulvio Pelli (che sostiene – vigorosamente – l’iniziativa) bisogna dialogare, NON ricorrere in tribunale à queste organizzazioni sono infatti integrate nelle decisioni democratiche: prima delle votazioni popolari possono fare campagna, possono (anzi, devono) lanciare un dibattito pubblico, mentre nell’iter parlamentare possono esprimersi durante la consultazione e tramite i parlamentari;  possono lanciare un’iniziativa o un referendum. Non si tratta di mettere loro la museruola, ma piuttosto di adattarle al sistema politico svizzero, basato su una ricerca del consenso anteriore alla decisione, e non su ricorsi posteriori alla decisione. SI al dialogo, NO al ricorso sistematico ai tribunali!
    • Perché il diritto di ricorso ha perso la sua ragion d’essere: se l’introduzione negli anni ‘60 di un diritto d’eccezione in materia ambientale era necessaria, ed è stata portata avanti dai liberali radicali in quanto la situazione lo richiedeva, ora, nel 2008, non solo l’amministrazione, i parlamenti e la popolazione sono molto più sensibili alle questione ambientali, ma la protezione dell’ambiente è, giustamente, al centro delle preoccupazioni dello Stato (lo dice la Costituzione). Il diritto ambientale è sufficientemente dettagliato e completo e, a differenza degli anni ’60, l’amministrazione ha tutti gli strumenti necessari per applicarlo correttamente. Sono le autorità (l’amministrazione, l’Ufficio federale dell’Ambiente, i rispettivi uffici cantonali) che si devono occupare del rispetto del diritto ambientale e, più in generale, della tutela dell’ambiente, non delle associazioni private senza alcuna legittimità democratica e rappresentativa.
    • Per evitare gli abusi, che oggettivamente esistono (lo ha riconosciuto il parlamento): spesso alcune associazioni fanno un utilizzo sistematico e soprattutto fortemente ideologico ed estremista del diritto di ricorso, strumentalizzando la protezione dell’ambiente per raggiungere altri scopi. Spesso non è utilizzato quale garanzia del diritto ambientale, ma piuttosto come uno strumento di ricatto per imporre una visione politica estremista e degli accorgimenti magari illegali; a volte, paradossalmente, per danneggiare l’ambiente, per esempio ritardando di 10 anni la crazione dei parchi eolici svizzeri!

    Un punto fondamentale da chiarire è che questa iniziativa NON è contro l’ambiente: un giovane di 23 anni, quale sono, non potrebbe mai essere contro l’ambiente. Io sono a favore dell’ambiente (abbiamo bisogno della natura); ma sono altresì convinto che in alcun modo questa iniziativa va contro l’ambiente, ma va contro una procedura iniqua.Questa iniziativa vuole esclusivamente normalizzare una procedura anomala; eliminando un diritto di ricorso che ha perso la sua ragion d’essere, un diritto di ricorso che imbavaglia la democrazia e la crescita economica.

    Questa iniziativa intende conciliare, equilibrare, ambiente e crescita economica, vale a dire due dei tre temi fondamentali del PLRT, decisi lo scorso comitato cantonale. È questo il nostro dovere: la sostenibilità; una sostenibilità che nasce, che scaturisce, da una ponderazione razionale di questi due elementi. La protezione dell’ambiente è necessaria, siamo d’accordo, ma non è sufficiente: è questo il concetto di sviluppo sostenibile. Somma, non divisione. Visione globale, non parziale. Grazie per l’attenzione.

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    Ago
    19
    2008
    0

    La “Rocinha” - Favela di Rio

    Un giorno qualsiasi nella favela

    Nella Rocinha di Rio de Janeiro, la più grande baraccopoli di tutto il Sudamerica

    Nicola Pini

    (pubblicato in Azione, 19 agosto 2008, p. 27)

     Scendo dall’auto – uno degli oltre 20′000 taxi di Rio de Janeiro – e sono ai piedi della Rocinha:  mi trovo davanti ad una montagna di case variopinte che, sovrapposte disordinatamente, sembrano arrampicarsi sempre più su, sino al cielo, eguagliando quel Cristo Redentore – il Corcovado – da poco diventato una delle sette meraviglie del mondo e da decenni simbolo di Rio de Janeiro. Camminando per le viuzze della favela, strette e caotiche, le mie sensazioni sono ambigue: oscillo tra l’impressionato e il curioso. Certo, se avessi saputo che un fucile era puntato su di me e che quei bambini che giocavano innocenti con gli aquiloni colorati segnalavano al tiratore di non premere il grilletto, sarei stato pure terrorizzato. La mia salvezza? Stare con Emerson, giovane abitante del luogo (non il giocatore del Milan): sono pulito, dunque, tanto vale conservare la pallottola per un altro. Subito salta all’occhio una delle particolarità della favela, vale a dire il suo carattere comunitario: tutti si conoscono, o meglio riconoscono, solo gli amici possono accedervi. Nessun altro, nemmeno la polizia: “Qui comandano i trafficanti di droga – sentenzia Emerson – e la polizia è pagata per non entrare”. Quando entra, invece, lo fa in spedizioni armate allo scopo di arrestare i narcotrafficanti e la conseguenza è sempre la stessa: una cruenta sparatoria con diversi morti, tra cui pure coloro che si trovano nel posto sbagliato nel momento sbagliato, che cadono colpiti da pallottole vaganti. Tuttavia, non si può dire che la criminalità serpeggi all’interno della favela, anzi, a tal punto che, scherzosamente, mi si dice che il Banco do Brasil della Rocinha è l’unica succursale della banca che non sia mai stata svaligiata. In effetti, se da un lato le vicinanze della favela sono pericolosissime per i turisti ma anche per gli abitanti degli altri quartieri di Rio, dall’altro all’interno della Rocinha i trafficanti hanno costituito una struttura parastatale che esercita un controllo sociale secondo una specie di diritto comunitario: “se rubi a qualcuno del posto ti tagliano la mano, se non la testa” precisa il mio accompagnatore.

    Dopo un qualche centinaio di metri ci fermiamo ad un ristorante, è ora di pranzare: entriamo e comandiamo una dobradinha, uno spezzatino di carne e fagioli. Mi accorgo all’istante che la cucina è in mostra e tutti gli inservienti, dal cuoco alla cameriera, portano i guanti e la cuffia igienica: alla faccia della baraccopoli! Dopo aver bevuto un cafesinho, Emerson mi carica sul retro di una mototaxi – ne circolano circa 2 mila – e incarica il guidatore, senza patente e senza casco, di scorrazzarmi per la favela. Né la guida spericolata, con moto che mi passano a destra e a sinistra, né il clacson azionato sistematicamente tengono però a freno il mio sguardo curioso e, durante il tragitto, noto con stupore lo studio di un dentista, un negozio di TV, una sala giochi, un bancomat e…un McDonalds! Quando scendo dalla moto mi accorgo di essere nel punto più alto della favela e il panorama che mi si svela davanti agli occhi mi toglie letteralmente il fiato: vedo il Corcovado, il Pan di Zucchero (una montagna a forma di Panettone), la spiaggia di Copacabana. “È la miglior vista di Rio, qui” sentenzia il mototaxista, e io non mi sogno neanche lontanamente di smentirlo. Non a caso lo stato ha più volte cercato di cacciare gli abitanti da quel luogo stupendo e finanziariamente interessante, pure mettendo a disposizione dei prefabbricati in altri siti, ma loro, i favelados, non se ne vanno. Abbassando la sguardo, però, mi accorgo della presenza di una villa enorme, con più stabilimenti e piscine: “È la scuola americana – commenta Emerson – dove stanno i ricchi figli di papà. Qui a Rio, il povero e il ricco stanno vicini, vicinissimi”. In effetti, giusto per citare un altro esempio, solo una strada separa i moderni e lussuosi appartamenti di San Conrado, il quartiere più caro di Rio, e la spiaggia di fronte, occupata, nelle caldissime domeniche brasiliane, dagli abitanti della Rocinha, mentre i ricchi inquilini preferiscono spostarsi sino alla spiaggia di Ipanema. Una differenza enorme rispetto alla più livellata Svizzera: in Brasile la forbice sociale è larghissima, o sei ricchissimo o sei poverissimo, mentre la classe media è minima. La nostra discussione è però interrotta da un’auto che, dopo aver proseguito con andatura incerta, si ferma a pochi metri da noi: un uomo, che non avevo notato, consegna della droga alla donna al volante. “I ricchi…ci disprezzano, ma se vogliono la droga…” mi sussurra un tizio, che subito aggiunge “non guardare, non vogliono che si guardi”. Visto che di pallottole in corpo non ne voglio, distolgo all’istante lo sguardo, con indifferenza e omertà, ma Emerson rilancia l’argomento: “Fare gli spacciatori, qui, è la scelta più facile, si guadagnano tanti soldi: si dice che il giro d’affari di una settimana è di 5 milioni di Reais (all’incirca 3 milioni e mezzo di franchi). Ne conosco molti: da bambini giocavamo sempre assieme, poi hanno fatto una scelta diversa dalla mia…ma non per questo non siamo più amici. Solo non voglio saperne nulla dei loro affari. Hanno bei vestiti, il portafoglio pieno e belle donne, ma io preferisco l’onestà”. Una scelta coraggiosa, difficile, lodevole, quella di Emerson, 26 anni, disoccupato, due figli a carico. Ma, purtroppo, non è una decisione presa da tutti, anzi. Non sono tutte rose e fiori, qui: viste panoramiche, McDonalds e cuffie igieniche a parte, la povertà regna sovrana, è difficile dire di no ai soldi facili.

    Ci dirigiamo, a piedi, verso casa sua: le vie sono strettissime e, a volte, ci dobbiamo disporre in fila indiana per passarvi. Un labirinto pullulante di gente, un termitaio. Case in piedi per miracolo, rifiuti sparsi, rumore assordante, cavi elettrici ovunque. Entrati in casa, però, lo scenario cambia: benché la casa sia piccolissima – ma, tanto, si vive tutto il tempo fuori, in strada, con la gente – il suo interno è pulitissimo e accessoriato, un bel bagno, una cucina pulita, una televisione con tanto di lettore dvd. La madre di Emerson, da poco tornata dal lavoro, ci sta preparando la cena e quello che mi racconta costituisce uno spaccato di vita finanziaria di un abitante della Rocinha: “Sono fortunata, ho un buon lavoro, guadagno sui 1000 Reais al mese, quando il salario minimo è di 350 Reais; ma 600 li assorbe l’affitto, senza contare l’elettricità. Mi tocca vivere con 300 Reais al mese (200 franchi circa)”. No, non sono proprio tutte rose e fiori, qui.

    Eppure, quando dopocena ci rechiamo alla Scuola di Samba prima e in una discoteca poi, di tristezza non ne vedo negli occhi delle persone. Anzi. Ovunque mi giri scorgo persone felici, che ridono, scherzano, si divertono e, ovviamente, ballano la samba e il forró. Una serata bellissima, allegra, spensierata. Quando sottolineo enfaticamente questa condizione di felicità del popolo brasiliano a Emerson, la sua domanda mi mette decisamente in scacco matto: “Ma com’è che la ricca Svizzera, dove tutti hanno un letto e da mangiare, è tra i paesi con il più alto tasso di suicidi?”. Altre priorità, altri bisogni, altri obbiettivi, gli rispondo, ma mi accorgo che il messaggio non è passato. Fortunatamente, una ragazza mi toglie dall’imbarazzo chiedendomi di ballare. Il rovescio della medaglia, Emerson, il rovescio della medaglia.

    Written by admin in: Reportages | Tag:, ,
    Lug
    25
    2008
    0

    ACCENT - Das Organ der Jungfreisinnigen Schweiz: “Jungunternehmen” (02/08)

    Jungunternehmen ; jeunes entreprises ; nuove imprese ; start up companies

    Nicola Pini, Vorstandsmitglied jfs und Chefredaktor Accent 

    (editorial, publié in ACCENT, Ausgabe 02/08)

    Jungunternehmen ; jeunes entreprises ; nuove imprese ; start up companies: le thème est intéressant et stimulant, mais doit être abordé d’une manière sérieuse. En effet, si d’un côté le fait de devenir un entrepreneur peut constituer un objectif assez répandu – notamment chez les jeunes, qui sont par définition plus ambitieux et dynamiques que les personnes plus âgées – d’un autre côté le chemin vers l’indépendance cache toute une série de défis qui peuvent transformer le rêve du jeune entrepreneur en cauchemar. Un simple chiffre suffit à témoigner du danger : environ la moitié des personnes qui se lancent font faillite durant les trois premières années d’activité. Bref, la décision de devenir entrepreneur doit être pensée et calculée, car le candidat doit être conscient à la fois de l’importance de la préparation et des obstacles qu’il doit contourner. Les pages suivantes se focalisent justement sur ces difficultés, en démontrant qu’elles sont surmontables : en effet, des jeunes entrepreneurs montrent que le rêve de l’indépendance peut parfois devenir réalité. Après ces contributions, si les défis énumérés ne vous ont pas découragés, vous pourriez vérifier dans quelle mesure vous avez les capacités pour entreprendre une activité autonome. Sans trop se fier à ce genre de tests, ce petit jeu – « Êtes-vous un entrepreneur ? » – peut quand même vous donner un premier avis, positif ou négatif. Le test étant réussi cum laude, vous avez la possibilité de profiter de l’offre spéciale dont les Jeunes Libéraux Radicaux Suisses bénéficient : contactez donc STARTUPS.CH ! 

    En effet, la création des nouvelles entreprises concrétise un des piliers de l’esprit libéral, à savoir l’initiative personnelle. C’est pourquoi les Jeunes Libéraux Radicaux – depuis toujours sensibles à la création de richesse et de postes de travail – se battent pour une simplification des tâches administratives pour les entreprises, comme le prouve, entre autre, notre soutien à la réforme de la TVA proposé par le Conseiller fédéral Merz, qui postule l’introduction d’un taux unique.

    http://www.jungfreisinnige.ch/fileadmin/accent/Accent08-02.pdf

    Written by admin in: Accent, Politica | Tag:
    Lug
    02
    2008
    0

    Accordi bilaterali

    Intervista rilasciata a Radio Fiume Ticino il 2 luglio 2008

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    Giu
    19
    2008
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    La lezione della scissione del 1934: il PLRDT

    Le lezioni della scissione del 1934

     

    L’avventura del PLRDT evidenzia l’importanza dell’unità e del movimento giovanile

     

    Nicola Pini, membro del comitato direttivo GLRS e del comitato JLR Unil-Epfl

     

    (pubblicato in Opinione Liberale, 19.06.2008)

     

    A pochi mesi dalla fusione del Partito Liberale Radicale Svizzero con i “cugini” del Partito Liberale Svizzero (PLS), prevista per il prossimo ottobre – unione peraltro già concretizzata dai rispettivi movimenti giovanili lo scorso mese d’aprile – vale la pena rispolverare qualche vecchio documento per ricordarci che una divisione simile si manifestò pure alle nostre latitudini: il Partito Liberale Radicale Democratico Ticinese (PLRDT), infatti, calcò il terreno dell’arena politica ticinese tra il 1934 e il 1946 opponendosi, talvolta ferocemente, all’ufficiale PLRT, ristrutturando dunque il panorama politico cantonale per oltre un ventennio.

     

    Il PLRDT (1934-1946)

    Il nuovo partito, creatosi ufficialmente il 18 febbraio 1934, scaturì dall’integrazione della “Federazione Gioventù Liberale Radicale Ticinese” (FGLRT), dei “Franchi Liberali Luganesi” e dei democratici di Locarno e Giubiasco; in breve, dall’unione tra il movimento giovanile e l’ala sinistra del PLRT. Un ruolo chiave fu giocato non solo dal foglio “Avanguardia”, che diventò l’organo ufficiale del PLRDT, ma pure da personalità di spicco del liberalismo ticinese quali Camillo Olgiati, Alberto De Filippis, Giovan Battista Rusca e Guido Guglielmetti. In sintesi, la scissione del 1934 è dovuta principalmente a tre divergenze interne al partito, quali l’attitudine verso il fascismo, la sensibilità riguardante la questione sociale e, infine, la possibile intesa con i socialisti di Canevascini: in effetti, “Fronte Unico antifascista, liberalismo sociale, tutela dei ceti medi, ma anche democrazia governante, costituivano […] l’ossatura programmatica del partito” scissionista (Macaluso Pompeo, Liberali antifascisti – Storia del Partito Liberale Radicale Democratico Ticinese, Locarno: Armando Dadò editore, 2004, p. 234). In ogni caso, dopo un inizio di duro confronto, il mutare del corso degli eventi internazionali e il ricambio generazionale all’interno delle varie correnti placarono le divergenze rendendo così la fusione ineluttabile nel 1946. La vicenda PLRDT lasciò però il segno in quanto gli anni successivi si caratterizzarono proprio da quell’Intesa di sinistra con il partito socialista fortemente e costantemente auspicata dagli scissionisti.

    Gli insegnamenti

    Ma ciò che più mi ha colpito durante la lettura dell’appassionante saggio di Pompeo Macaluso è l’incredibile attualità di due messaggi che, senza cadere nell’anacronismo, l’avventura del PLRDT può veicolare.

    Il primo messaggio, abbastanza esplicito, è evidentemente quello dell’importanza fondamentale dell’unità del partito: se lo scambio dialettico costituisce – lo si sente (giustamente) ripetere in continuazione – un punto di forza del Partitone, esso deve restare costruttivo e riconciliante, ma soprattutto deve evitare il pericolo dell’estremismo e dell’esasperazione. Siamo “un” partito, siamo “il” partito: insieme si governa il Cantone, divisi si resta ai margini del potere, la Storia ce lo indica chiaramente. E, andreottianamente, che il potere logora chi non ce l’ha…

    Il secondo messaggio, più implicito, riguarda l’importanza del movimento giovanile, vero e proprio motore della scissione del 1934. I “giovani”, infatti, perché non ascoltati – per contrastare l’incondizionato antifascismo della FGLRT i dirigenti del partito volevano addirittura abbassare l’età di appartenenza al movimento e integrarlo alle sezioni comunali! – hanno deciso di separarsi dai “grandi”, per poi riconfluire alla casa madre nel Dopoguerra, con più peso, tanto da vedersi accontentare per quanto riguarda la direzione da imboccare per il ventennio successivo. Senza volerci soffermare sulle differenze di pensiero fra i due movimenti interni al partito dell’epoca, la vicenda costituisce non solo una vera e propria dimostrazione dell’importanza delle giovani leve in seno al partito, ma soprattutto un segnale di quanto il movimento giovanile possa apportare a quest’ultimo, grazie al suo dinamismo e alla sua vitalità. La volontà del giovane liberale radicale di imparare dai membri più esperti del partito, insomma, si deve indissolubilmente appaiare ad una considerazione e a una disponibilità da parte dei veterani: ecco la ricetta di oggi per garantire un domani radioso e, di conseguenza, targato PLR! 

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    Mag
    28
    2008
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    Supplemento sulla Centovallina

    Supplemento sulla Centovallina

    Nicola Pini, Presidente STOICA (Associazione degli studenti ticinesi a Losanna)

    (pubblicato in La Regione, 28.05.2008)

     Hai l’abbonamento generale? Sei studente? Fa niente, paga il supplemento!

    Il Comitato della STOICA, l’Associazione degli studenti ticinesi a Losanna, si sente in dovere – a tutela dei diritti dei quasi 800 studenti ticinesi residenti sulle sponde del Lemano – di denunciare pubblicamente una situazione che ritiene scandalosa, ovvero l’imposizione di un supplemento di due franchi per l’utilizzo del treno panoramico sulla Centovallina che copre la tratta fra Locarno e Domodossola. Già l’imposizione di una tassa supplementare risulta altamente sconveniente, ma se si pensa che non esiste possibilità di scelta visto che tutto il treno – e non il singolo vagone – è panoramico, la pretesa da parte della dirigenza della SSIF – Società Subalpina di imprese ferroviarie – risulta addirittura offensiva e antiliberale.

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    Mag
    06
    2008
    0

    Quando il calcio entrò nelle case

    Quando il calcio entrò nelle case

    Nicola Pini e Matteo Rossi

    (pubblicato in Azione, 06.05.2008, p. 45)

    Gli ormai imminenti Europei di calcio ci ricordano come non sia la prima volta che una grande manifestazione calcistica venga organizzata alle nostre latitudini: la Svizzera, in effetti, ospitò i Campionati del mondo nel 1954. Al di là dei risultati prettamente sportivi – che videro una sorprendente Germania trionfare dopo una combattuta finale sulla leggendaria Ungheria di Puskas, con un’ottima Svizzera arenatasi sullo scoglio dei quarti di finale contro l’Austria – i Mondiali del 1954 offrono interessanti spunti da un punto di vista mediatico.

    La Radio

    Gli anni Cinquanta rappresentano l’apogeo della radiofonia, che si diffonde in tutti gli strati sociali raggiungendo, in Svizzera, la ragguardevole soglia del milione di concessioni. Lo sport, in particolare il ciclismo e  il calcio, si rivela particolarmente radiogenico: la radio, infatti, valorizza il rapporto dialettico tra elementi prevedibili, come l’ora d’inizio e la posta in gioco, ed elementi imprevedibili, come lo svolgimento o il risultato della gara. Per la prima volta, grazie al media radiofonico, i tifosi possono seguire in diretta l’evento – sentendo addirittura in sottofondo i rumori tipici dello stadio – senza recarsi direttamente sul luogo della manifestazione: il réportage sportivo, in effetti, permette di annullare le distanze, dando così la possibilità ad un tifoso ticinese di seguire le partite della nazionale elvetica anche se queste si svolgono a Basilea o Ginevra. Inoltre, il fascino della diretta, contrapposto al prima o dopo della stampa, permette di vivere istantaneamente e soprattutto intensamente l’incontro, minuto per minuto, emozione su emozione, in una sorta di dramma sonoro.

    La figura chiave della diretta radiofonica è, evidentemente, il reporter: gli odierni spettatori, che seguono una partita di calcio in televisione, possono guardare direttamente le immagini e giudicare loro stessi l’andamento del match, la voce del cronista è dunque sussidiaria; al contrario, un ascoltatore radiofonico risulta assolutamente dipendente da questa voce. La vivacità del reporter è indispensabile per accaparrarsi l’attenzione dell’uditorio: il suo tono concitato durante i momenti più salienti dell’incontro si differenzia da un tono di voce più neutro nei passaggi meno importanti della gara. Riascoltando la radiocronaca di un cronista romando, Marcel Suez, in arte Squibbs, durante la partita Svizzera-Italia giocata a Basilea il 23 giugno 1954 – che ha permesso agli elvetici di accedere ai quarti di finale della manifestazione – si nota come il reporter si comporti da vero tifoso: quando i rossocrociati segnano una rete esplode in urla di gioia, mentre la sua reazione è molto più contenuta quando gli italiani mettono a segno il goal della bandiera. Gli ascoltatori radiofonici sono chiamati in causa più volte dal cronista che chiede loro di tenere i pugni per la nazionale elvetica; le emozioni sono trasmesse in diretta, lo spettatore presente allo stadio e gli ascoltatori radiofonici condividono gioie e dolori. Il pubblico presente a Basilea disturba anche il lavoro del cronista, infatti Squibbs afferma, dopo una rete elvetica, di non riuscire a vedere il terreno di gioco per colpa di alcuni tifosi ticinesi che festeggiano davanti alla sua postazione. Uno scalmanato spettatore è persino riuscito a strappare il microfono dalle mani del cronista e a urlare la propria soddisfazione agli ascoltatori radiofonici. La vivacità di questa radiocronaca e le emozioni trasmesse sono il segno dell’epocale cambiamento apportato dalla radio al mondo sportivo.

    Le caratteristiche vincenti della radio – istantaneità e emozione – sommate alla congiuntura favorevole dell’ambiente circostante, ne fanno dunque la vera protagonista mediatica della quinta edizione dei Mondiali di calcio. Oltre alle trasmissioni a livello nazionale, sono da segnalare ben 332 trasmissioni dirette a destinazione di paesi stranieri, alle quali si sommano 126 emissioni serali trasmesse sulle onde corte in direzione dell’America Latina, per un totale dunque di più di seicento ore di trasmissione, con reporter radiofonici arrivati da tutto il mondo per assistere alla competizione – sono sei le radio brasiliane, con una trentina di reporter, 4 quelle provenienti dall’Uruguay, una dagli Stati Uniti. La società svizzera di radiodiffusione (SSR) ha, dal canto suo, assicurato tutte le infrastrutture tecniche, mobilizzando tutti i suoi tecnici, un centinaio, e rivolgendosi pure a degli ausiliari.

    Federalismo sportivo?

    Un’attenta analisi della programmazione radiofonica durante la manifestazione calcistica evidenzia certo un grande aumento delle ore dedicate allo sport, tematica solitamente limitata alla domenica, ma soprattutto sottolinea una grande differenza fra, da una parte, l’emittente della svizzera tedesca e, dall’altra, quelle della svizzera italiana e romanda. Sia analizzando una giornata tipo, sia adottando una vista più generale sull’arco di tutto il torneo ci si rende effettivamente conto di come la competizione trovi quantitativamente e qualitativamente più spazio nelle stazioni radio latine, RSI e RSR, rispetto a quella tedesca, la DRS.

    Come spiegare questa dissonanza, dunque? Una prima spiegazione si può ritrovare nella linea di condotta aziendale della DRS, una stazione che ha sempre accentuato la missione educativa e informativa della radio, appoggiandosi su un postulato secondo il quale un alleggerimento della tematica conduce sistematicamente ad un abbassamento della qualità: un’emittente più culturale che ricreativa, dunque, e questo nonostante le critiche di alcuni ascoltatori. Accanto a questa imposizione dall’alto verso il basso, voluta dai dirigenti, si configura una seconda ipotesi che, invertendo l’ordine della causalità, parte invece dal basso, dagli ascoltatori: Torreggiani, infatti, mostra – nella sua tesi di laurea incentrata sulle radiocronache sportive in Ticino – come sia la società ticinese a determinare lo spazio che la RSI riserva allo sport nei suoi palinsesti. Si potrebbe dunque pensare ad una differenza culturale tra i due blocchi, differenza suffragata in primo luogo da un’inchiesta del 1957, secondo la quale le trasmissioni non suscitano la stessa approvazione in tutte le regioni linguistiche, e, secondariamente, da una presa di posizione di Vico Rigassi, leggendario radiocronista sportivo, che descrive una grande differenza nell’approccio tra i giornalisti sportivi latini e quelli di lingua tedesca. Lo storico Theo Mäusli, suggerendo come i radioascoltatori comincino ad apprezzare lo sport ascoltandolo, fornisce una chiave di lettura che permette di sposare le due ipotesi precedenti: la DRS inserisce nella sua programmazione meno sport che dunque stenta ad appassionare i radioascoltatori, che di conseguenza si mostrano meno interessati dalle cronache dirette degli eventi stessi, formando così un circolo vizioso suscettibile di spiegare la differenza descritta precedentemente.

    La prima volta della TV

    Per la prima volta nella massima rassegna calcistica mondiale alcuni incontri, dieci su ventisei per la precisione, passarono alla televisione: la TV svizzera, mobilizzando un centinaio di collaboratori per ognuno dei reportage effettuati, riuscì in effetti a trasmettere le immagini alle televisioni di tutta Europa. Un risultato stupefacente – visto che la televisione svizzera si trovava, all’epoca, in fase sperimentale, con solamente una-due ore di trasmissione giornaliera – che permise di far conoscere e apprezzare lo strumento audiovisivo in tutto il paese: le concessioni televisive raddoppiarono in pochi mesi, fissandosi, nel 1955, a cinquemila. Anche se, bisogna sottolinearlo, pagare la concessione non significava necessariamente poter usufruire pienamente del servizio televisivo, come lo dimostra la situazione, paradossale, degli sportivi ticinesi che, anche pagando il canone, non ricevettero sugli schermi dei propri televisori i programmi nazionali sino al 1958 e si videro perciò costretti a guardare le partite del Mondiale sul canale italiano, captabile in alcune zone del Cantone dal gennaio 1954. In effetti, le allora PTT installarono un ponte radio sul Monte Generoso per trasmettere le immagini in Italia, senza preoccuparsi del fatto che le emissioni non potessero essere captate in Ticino: le immagini sorvolavano letteralmente le teste dei ticinesi, scatenando veementi proteste sulla stampa e una stizzita reazione del Consiglio di Stato. In ogni modo, la TV irrompe prorompente nel mondo dello sport inaugurando così un tendenza ancora in auge al giorno d’oggi. Tendenza peraltro già annunciata in una lungimirante previsione da Vico Rigassi che, in un articolo scritto per il libro commemorativo della manifestazione pubblicato nel 1955, afferma come la televisione si appresti a conquistare il mondo: detto, fatto.

    Written by admin in: Storia | Tag:, , , ,
    Mag
    02
    2008
    0

    No alle naturalizzazioni democratiche volute dall’UDC : Il caso emblematico di Hermann Hesse

    No alle naturalizzazioni democratiche volute dall’UDC : Il caso emblematico di Hermann Hesse

    Nicola Pini e Stefano Rizzi, membri comitato direttivo Giovani Liberali Radicali Svizzeri (GLRS) 

    (pubblicato in Opinione Liberale, 02.05.2008, p. 5) 

    In linea con quanto deciso durante l’ultima assemblea dei delegati dei Giovani Liberali Radicali Svizzeri (GLRS), vorremmo sensibilizzarvi – per mezzo di un caso emblematico come quello dell’illustre scrittore Hermann Hesse – sull’importanza di respingere l’iniziativa UDC per le naturalizzazioni democratiche. Sebbene l’attuale legislazione sia ben lontana dalla perfezione, accettare la proposta in votazione equivarrebbe a passare letteralmente dalla padella alla brace: la naturalizzazione non deve in effetti essere concepita come un processo strettamente politico, bensì come un procedimento politico-amministrativo di competenza di un’istanza specifica che si occupa approfonditamente del singolo caso analizzando dati oggettivi, e non di certo a discrezione di tutta la popolazione residente nel comune che, è impensabile negarlo, prenderebbe la propria decisione basandosi principalmente su degli elementi soggettivi, cavalcando l’onda emotiva dei preconcetti e dei pregiudizi, siano essi positivi o negativi.  

    Il caso Hesse, come già accennato, risulta essere paradigmatico, soprattutto se affrontato con quella griglia d’analisi che è l’“histoire contrefactuelle”. Hesse, residente per oltre un quarantennio a Montagnola, non era amato da tutta la popolazione, in quanto molti lo ritenevano stravagante e arrogante, mentre alcuni lo credevano addirittura – e ingiustamente – un filo-nazista; al contrario, pochi avevano letto i suoi libri e percepivano l’eminente statura morale e letteraria del personaggio. In una votazione popolare, dunque, egli avrebbe con tutta probabilità visto rifiutarsi la cittadinanza svizzera – che invece gli fu concessa – e gli svizzeri avrebbero perso l’onore di avere tra i propri concittadini un Premio Nobel per la letteratura; un premio che Hesse ritirò appunto come svizzero, riempiendoci di gioia e di orgoglio. Anacronisticamente parlando, dunque, lasciamo che l’Hermann Hesse di turno sia giudicato da un’autorità competente, che parli con lui, che comprenda che non è filo-nazista, che abbia letto i suoi libri, che possa quindi prendere una decisione sulla base di elementi oggettivi e dunque con cognizione di causa, piuttosto che affidarsi a un verdetto determinato – lo ripetiamo – perlopiù da pregiudizi e da preconcetti non sempre fondati su basi meritocratiche. Non tutti possono essere svizzeri, ci viene ripetuto: allora, amiche e amici, facciamo in modo che chi sia naturalizzato diventi svizzero con criterio, con giudizio e con merito. Senza contare che, infine, una decisione presa alle urne non potrebbe essere oggetto di ricorso: violerebbe pertanto i principi di uno stato di diritto in cui – fortunatamente – viviamo.   

    Written by admin in: Politica | Tag:
    Dic
    11
    2007
    0

    La scuola prima del Franscini

    La scuola prima del Franscini

    La scuola “ticinese” tra 1500 e 1800: una realtà sociale forse sottovalutata 

    Nicola Pini e Matteo Rossi 

    (pubblicato in Azione, 11.12.2007, p. 2) 

    Vista la cadenza del 150° anniversario della morte di Stefano Franscini, avvenuta nel 1857, non si fa che illustrare il ruolo del Padre della popolare educazione, senza però soffermarsi su quello che era la scuola pre-fransciniana, una scuola che ha fornito allo statista ticinese delle fondamenta sulle quali costruire un sistema scolastico pubblico, solido ed efficace. Premessa: il ruolo del Franscini è stato senza dubbio fondamentale; non solo ha generalizzato la scuola concretizzando l’obbligo di frequenza e l’allargamento dell’istruzione alle ragazze, ma ha pure fatto in modo che lo Stato – il Canton Ticino – ne prendesse saldamente in mano le redini, assicurando dunque un buon funzionamento e, soprattutto, una continuità dell’istituzione scolastica. Ben lungi dal voler sminuire il ruolo avuto dal Franscini, dunque, lo scopo è quello di esplorare la scuola tra il 1500 e il 1800, ovvero prima della sua istituzione da parte dello Stato negli anni trenta/quaranta dell’Ottocento, e quindi prima dell’intervento dello stesso Franscini, che non può essere considerato come l’anno zero dell’istruzione scolastica nella nostra regione. 

    Bisogna infatti notare come la rete scolastica nei Baliaggi svizzeri d’Italia, che dal 1803 formeranno il Canton Ticino, si è costituita progressivamente già a partire dal XVI° secolo, per raggiungere, alla fine del XVIII°, un livello ragguardevole: lo storico Ivan Cappelli (cfr. Cappelli I., Manzoni C., Dalla canonica all’aula – Scuole e alfabetizzazione da San Carlo a Franscini, Pavia, 1997) mostra come alla fine del Settecento siano ben 238 le scuole riscontrate complessivamente sul territorio. In altre parole, alla nascita del Franscini, sul calare del Settecento, il 90% delle comunità è già stato dotato di una scuola propria. Certo Cappelli si limita a considerare gli atti di fondazione delle scuole, senza preoccuparsi di un eventuale scioglimento di quest’ultime, ma il suo studio lascia comunque intendere una certa tendenza espansiva degli apparati scolastici, come anche – e soprattutto – un crescente interesse manifestato dalle diverse comunità per quanto riguarda l’istruzione.

    Come spiegare, dunque, questa precoce e capillare diffusione delle scuole iniziata già nella seconda metà del Cinquecento? Il pregevole studio di Cappelli e Manzoni ci suggerisce tre fattori che, ben radicati e accavallati nella realtà sociale ed economica della regione, hanno spinto le comunità locali a dotarsi di una scuola. Un primo input, riscontrabile soprattutto nel Sottoceneri, è dato dalla presenza dei maestri d’arte (capimastri, tagliapietre, marmorini, stuccatori, ecc.) che, per poter esercitare al meglio le loro attività professionali e artistiche, necessitavano di un’istruzione vasta che spaziava dalla lettura alla scrittura, dal disegno tecnico al calcolo. Secondariamente l’emigrazione, un fenomeno strutturale nelle società alpine e prealpine che non ha risparmiato la nostra regione: saper leggere e scrivere per avere migliori possibilità lavorative all’estero, per poter controllare i propri affari autonomamente ma soprattutto per poter comunicare epistolarmente con i famigliari. Da notare come non solo l’emigrazione qualificata dei cosiddetti maestri d’arte sia stato un fattore propulsore dell’istruzione, ma pure l’emigrazione non qualificata, quella degli spazzacamini della Valle Verzasca per intenderci, che ha permesso alle Valli di raggiungere un notevole livello di insediamenti scolastici. La condizione di piccoli proprietari terrieri costituisce il terzo fattore di spinta verso la scolarizzazione: per amministrare e gestire a dovere i propri possedimenti l’istruzione di base era necessaria, se non fondamentale. Raffaello Ceschi (Ceschi R., “La scuola per formare il cittadino”, in Nel labirinto delle valli. Uomini e terre di una regione alpina: la Svizzera italiana, Bellinzona, 1999) aggiunge infine un fattore politico, l’autogoverno: l’amministrazione del territorio e dei beni comuni era infatti opera di istituzioni locali e democratiche – alle quali evidentemente si sovrapponevano i landfogti, le autorità designate dai cantoni elvetici – composte, a turno e secondo cariche rotative, da alcuni membri della comunità stessa. Ciò imponeva dunque la presenza di individui forniti dell’istruzione basilare e in grado di assumere a turno le diverse cariche amministrative e cancelleresche. Anche se, paradossalmente, il sindaco di Bodio, paese natale del Franscini, si dichiara essere, ancora nel 1821, analfabeta.

    La formazione di un numero importante di scuole nella regione è dunque il frutto di una domanda proveniente dal basso, dalle comunità, dai singoli cittadini, dalla popolazione stessa in ragione di un contesto sociale, economico e politico particolare che richiedeva, per un motivo o per l’altro, un’istruzione di base. È la società stessa – o quantomeno una parte di essa – che esigeva una scuola, che ne sentiva il bisogno vitale, come lo testimonia d’altronde il numero importante di lasciti o legati in suo favore.

    Resta da vedere chi ha risposto a questa richiesta, a questa esigenza di istruzione da parte delle comunità. Se da un lato il ruolo dello Stato è stato pressoché trascurabile sino all’intervento del Franscini – i Cantoni Sovrani e la Repubblica Elvetica non hanno agito concretamente, limitandosi a qualche sporadico proclamo, mentre la legge promulgata nel 1804 dal neonato Canton Ticino non conosce, nella pratica, una reale applicazione – dall’altro il ruolo della Chiesa è stato più rilevante, anche se, per la scuola del futuro Ticino, non fu tanto importante la Chiesa in quanto istituzione, ma piuttosto la sua base, composta dai parroci di paese e quindi da quella parte del clero più vicina alla gente, più a contatto con la realtà sociale del paese e dunque più incline ad esaudirne le richieste. Il parroco, in effetti, cristallizza in sé la figura del maestro per eccellenza della scuola pre-fransciniana, in ragione della sua disponibilità, del basso costo economico (spesso l’obbligo di insegnare era inserito nei doveri di parroco, e dunque gratuito) e del suo stato culturale elevato, specialmente dopo la Controriforma voluta dalla Chiesa per contrastare la Riforma protestante.

    Nell’ottica di un discorso più qualitativo, Cappelli distingue le scuole informali da quelle formali: se le prime dipendono esclusivamente dall’arbitrio del cappellano, le seconde sono rette, alla loro base, da un documento che impone al parroco di tenere a scuola li filiuoli; una specie di contratto – il capitolato – di cui il più antico, datante 1545, obbliga il parroco di Meride ad insegnare ai ragazzi del paese a leggere, scrivere e le buone maniere. Le scuole formali, sempre più numerose con il passare del tempo, sono evidentemente le più sicure e durature in quanto poste sotto il controllo e la tutela costante della comunità che, in caso di insoddisfazione, poteva rivolgere una lamentela direttamente al vescovo. La frequentazione delle lezioni poteva essere a pagamento oppure gratuita: in quest’ultimo caso il costo del prete-maestro era assorbito da qualche lascito/legato oppure pagato dalla comunità stessa attraverso i vicini, gli odierni patrizi. Da notare come nel Sottoceneri dominino le scuole a pagamento in ragione della grande importanza dell’artigianato nella regione: l’artigiano ha la volontà di garantire un buon lavoro ai discendenti e soprattutto possiede i mezzi finanziari per mandare il proprio figlio a scuola; al contrario nelle Valli sopracenerine, vista la povertà che vi regna sovrana, prevalgono le scuole gratuite: una scuola a pagamento sarebbe al di sopra delle possibilità degli abitanti delle Valli a volte già di per sé reticenti – si consideri che, anche se gratuita, la scuola costituiva un manco di guadagno visto che i ragazzi non lavoravano e, al contrario, si limitavano a consumare. Anche se, comunque, la copertura scolastica, durante l’anno come giornalmente, era strettamente legata, se non dettata, dai bisogni economici della comunità e dunque dall’agricoltura o dall’allevamento.

    Si nota dunque una scuola che si plasma, che si modella in funzione della società: una scuola che deve in primo luogo rispondere alle esigenze socioeconomiche delle comunità che ne favoriscono la fondazione e che ne assicurano il mantenimento. Una scuola sulla cui efficacia si può certo disquisire e dibattere, specialmente per quel che concerne la scarsa frequentazione o i modelli didattici d’insegnamento, ma comunque una realtà concreta (dominano infatti le scuole formali), capillarmente diffusa, fortemente voluta dalle comunità e, come detto, strettamente funzionale ai bisogni della società: se il Ticino è a metà Ottocento una delle aree più alfabetizzate d’Europa lo si deve anche alla scuola pre-fransciniana. L’importante intervento del Franscini, dunque, sistematizza, generalizza e istituzionalizza una scuola che ha già mosso, autonomamente, qualche (timido) passo.

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