Territorio

Il territorio siamo noi. La situazione attuale è il frutto di un processo velocissimo iniziato nel secondo dopoguerra e simboleggiato dalla costruzione dell’autostrada. A cinquant’anni di distanza dall’avvio di questa fase storica, abbiamo la distanza necessaria per tracciare un bilancio e decidere di muoverci in una direzione diversa. Occorre dare un’anima al territorio, perché il territorio è un bene comune. Disencentiviamo il consumo di suolo e incitiamo il riutilizzo, la riorganizzazione in modo virtuoso.

 

Lanciamo un piano cantonale di attivazione degli edifici industriali dismessi, finanziando una persona che vada sul terreno e, coinvolgendo attori pubblici e privati interessati, rivitalizzi le oltre 1000 zone industriali oggi dismesse, Prima di pensare a nuove costruzioni, pensiamo a come riutilizzare bene quello che c’è. Ne avremo non solo benefici economici (recupero e rilancio con nuove destinazioni, attività e insediamenti) e territoriali (estetica, protezione e razionalizzazione del territorio), ma anche sociali e culturali. Oltre Gottardo vi sono infatti ottimi esempi: vecchi stabilimenti industriali che sono diventati non solo aziende nuove, ma anche appartamenti, teatri, ristoranti, perfino scuole.

 

Ripensamento delle procedure di pianificazione, secondo l’esempio di Zurigo: concorsi di progettazione per l’urbanizzazione (ai quali partecipano promotori, architetti ed eventualmente anche artigiani, tutti insieme), una giuria e il progetto che vince determina il Piano regolatore. Gli enti pubblici mettono i paletti a livello di concorso, poi vince il complesso (obiettivo e costruzione) e le regole vi si adeguano.

 

Dobbiamo valorizzare gli spazi pubblici: il sogno della casetta unifamiliare con giardino, importato dagli Stati Uniti, si scontra ormai con i limiti della realtà Svizzera e la scarsità di territorio a disposizione. La direzione da seguire è quella della «densificazione qualificata», partendo da progetti di grande scala e senza aver paura dell’altezza. Tramite bonus edificatori dobbiamo rivitalizzare i nuclei storici dei paesi, mentre nelle città dobbiamo promuovere la realizzazione di pianterreni permeabili. Particolarmente importanti anche gli assi di mobilità : la strada non è solo un sistema di transito è anche uno spazio di vita. Un esempio virtuoso è la via Locarno, porta di entrata di Ascona: piante, panchine, qualche posteggio, pista ciclabile e zona pedonale…e che biglietto da visita!

 

Le Valli hanno in sé potenzialità ancora inespresse che devono manifestarsi nel contesto cantonale: è quindi necessario collegare virtualmente e fisicamente le regioni periferiche innescando un circuito virtuoso di persone, esperienze, idee e risorse. Oltre alla fibra ottica, dobbiamo applicare altre misure a sostegno delle zone periferiche: una differenziazione delle norme edilizie e pianificatorie tra valli e centri urbani, la semplificazione delle regole pianificatorie anche solo per permettere un controllo più efficace di quanto avviene sul territorio. E ancora il rafforzamento degli introiti finanziari grazie alle risorse proprie naturali (acqua, legno, pietra, natura, turismo), un maggiore sostegno da parte della Confederazione all’agricoltura di montagna e la valorizzazione e commercializzazione dei prodotti locali.

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