Formazione e cultura

È tempo di intavolare un dibattito vero sulla scuola. Un dibattito che sfugga alle solite tiritere, oscillanti tra il conservatorismo, l’utilitarismo e l’ipocrisia, con proposte semplicistiche e roboanti che pretendono di risolvere tutto: l’educazione civica, l’insegnamento del salmo svizzero, i tablet, le giornate del volontariato, le varie educazioni “mirate” (e fuori contesto). La buona scuola, infatti, è innanzitutto un’idea. Un’idea di partenza sul senso del suo operato e dunque sul tipo di cittadino e di società che deve contribuire a costruire. In questo senso ogni decisione di fondo sulla scuola è la decisione più politica che ci sia. È il cuore stesso della politica. La scuola, è giunto il momento di ribadirlo, o è un progetto politico nel senso più alto del termine, o non è. Solo così potrà essere ciò che deve essere: un luogo in cui non solo si apprendono nozioni, ma anche dove si formano caratteri e personalità, dove si definisce un approccio al mondo, agli altri, ai problemi e alle opportunità della vita. La scuola di oggi è il Paese di domani, il suo prodotto interno lordo e il suo mercato del lavoro, ma soprattutto i suoi valori, la sua tenuta e la sua coesione.

Nella mia prima legislatura in Gran Consiglio (2015-2019) mi sono molto impegnato sul tema della formazione, sia dal profilo politico che da quello associativo (sono Presidente di ATST-Odec Ticino, l’Associazione svizzera dei diplomati delle Scuole Specializzate Superiori). Grazie a degli atti parlamentari da me presentati con il sostegno di altri colleghi – e in alcuni casi dalle parti sociali – o al mio lavoro commissionale abbiamo raggiunto i seguenti risultati:

  • codifica legislativa per un maggior coinvolgimento di genitori e organizzazioni del mondo del lavoro nell’orientamento scolastico e professionale;
  • realizzazione in Ticino di una Città dei mestieri;
  • sostegno alle borse di studio;
  • mantenimento scuole comunali nelle Valli;
  • 50 milioni per la digitalizzazione delle scuole.

Molto resta ancora da fare.

  • Pieno sostegno a una scuola pubblica di qualità per tutti. L’istruzione è un diritto, le pari opportunità di partenza un dovere della nostra società.
  • Maggiore attenzione all’edilizia scolastica.
  • Il mercato del lavoro è sotto pressione, dobbiamo formare i profili di cui abbiamo bisogno potenziando la formazione là dove serve. Ad esempio, è assurdo che la Svizzera formi solo una piccola parte dei medici e del personale medico di cui ha bisogno (meno di un terzo per quanto riguarda i medici).
  • Rafforzamento della formazione professionale: meno burocrazia per chi forma apprendisti e più visibilità e sostegno alle Scuole specializzate superiori.
  • In un mondo in continua evoluzione, il posto di lavoro fisso non esiste più: diplomi e certificati, dopo 10 anni, sono spesso solo pezzi di carta. Per questo dobbiamo puntare sulla formazione continua, incentivando la formazione da parte dei lavoratori (aumentando gli incentivi fiscali, ma anche ragionando su un sistema di previdenza sociale che ti permetta a 45-55 anni di seguire una formazione), sensibilizzando i datori di lavoro sull’importanza e il ritorno di tali investimenti e, non da ultimo, strutturando un’offerta formativa di qualità, razionalizzando il panorama di chi offre formazione continua.
  • Buoni docenti fanno una buona scuola, per questo dobbiamo valorizzare il ruolo del docente, socialmente e professionalmente: adeguando la retribuzione (proporzionale alla lunghezza, al percorso e all’importanza del ruolo assunto); favorendo la mobilità all’interno del sistema; dando loro strumenti per insegnare e farsi rispettare; lasciandolo lavorare, senza che sia il politico a dire loro cosa fare o cosa non fare.
  • La cultura come progresso civile ed economico: pieno sostegno a piccoli e grandi progetti culturali. Anche perché dire che con la cultura non si mangia è pazzia: la cultura è non solo libertà, creatività e innovazione, ma anche concretezza, vita, persone, posti di lavoro, commercio e turismo.
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