A Fuoco (Teleticino) – intervista a 360°

Guarda A fuoco del 22 settembre 2013 (Teleticino)

Un’intervista che peraltro ha avuto dei lunghi strascichi, con la Lega dei Ticinesi che ha addirittura interrogato il Consiglio di Stato sul fatto che un collaboratore personale di un Consigliere di Stato abbia fatto “la paternale a un altro Consigliere di Stato”.

La risposta del Consiglio di Stato

“Nicola Pini a Fuoco, il Consiglio di Stato lo assolve” (Ticinolibero)

“Si, Nicola Pini può criticare Norman Gobbi” (Ticinonews)

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Per l’occupazione giovanile

Non ci sto!

(editoriale di Opinione liberale, 28 giugno 2013)

Negli ultimi mesi ho visto giovani laureati che si sono visti preferire persone con meno carta ma più esperienza; docenti rifiutarsi di portare gli studenti in passeggiata scolastica per protestare contro i tagli salariali e associazioni di categoria bloccare l’assunzione di apprendisti per rivendicare alcune misure a loro favore. Dopo i “baby boomers” e la “meglio gioventù”, ecco la “generazione stage”, la generazione degli “iperformati ma non ancora abbastanza”, degli “allievi senza passeggiata”. Io non ci sto, non erano questi i patti.

Ogni giovane è cosciente – e se non lo è deve rendersene conto in fretta, se non vuole prendere qualche porta in faccia – che il momento economico non è dei migliori, che i posti di lavoro sicuri e assicurati non esistono più e che, soprattutto, non sarà facile rivivere il benessere della generazione precedente. Solo impegno, tenacia, competenza e flessibilità permetteranno di emergere. Forse. Perché occorre un’opportunità, qualcuno che investe su di te. E, al di là belle parole, forse complice la congiuntura economica, l’impressione è che spesso si faccia fatica a investire su di loro: prevale la logica del corto termine, se non si giunge addirittura alla mera strumentalizzazione politica, come avvenuto recentemente, dando uno schiaffo al futuro.

Per rilanciare l’occupazione giovanile – comunque ancora positiva, se paragonata al resto del mondo – non occorre cambiare legislazione, ma mentalità: ai giovani non serve un reddito di cittadinanza garantito, servono opportunità e fiducia. Se negli Stati Uniti due giovani si chiudono in un garage e hanno un’idea che funziona, il rischio è di trovare un finanziamento da parte di aziende del venture capital; in Ticino, invece, il rischio è piuttosto che piombi loro in casa la polizia per qualche ordinanza sul rumore o sull’igiene. Anche se, fortunatamente, qualcosa si sta muovendo, pensiamo alla Fondazione Agire. Il Ticino che mi piace è quello del sostegno alle start up, quello dei 21 milioni per le borse di studio, quello che mi ha permesso di sfiorare, non ancora trentenne, la Presidenza del Partito liberale radicale ticinese. Il Ticino che osa, non quello che, per conservare privilegi e posizioni, o per pigrizia, ha paura del nuovo.

Credo nell’intergenerazionalità: vi è infatti un potenziale sociale, economico e persino occupazionale nella collaborazione fra giovani e meno giovani, perché le qualità si completano, mentre le quantità si contendono. Ma non può esistere intergenerazionalità senza apertura del sistema. I giovani non pretendono certo il tappeto rosso, ma almeno una porticina: non ne va solo del futuro di chi oggi è giovane, ne va del futuro di tutti. Altrimenti, ad esempio, chi le finanzia le assicurazioni sociali?

Prima pagina di Opinione liberale

In memoria di Raffaello Ceschi

Forse, oggi, è l’ultimo giorno di scuola anche per me: ho perso un Maestro, che non ho mai ne avuto ne conosciuto, ma che ho letto, ascoltato, studiato e ammirato. Grazie, Raffaello Ceschi, per aver raccontato e illustrato la Storia del nostro Cantone, una Storia che la tua penna ha fissato per sempre, come a ricordarci – quando discutiamo dove vogliamo andare – da dove veniamo e come siamo arrivati fin qui. A volte ce ne dimentichiamo.

Guarda il servizio del Quotidiano

Guarda Controluce, 10 dicembre 2006

Iniziativa Minder

Remuneration related to the real economy.

A vote in Switzerland puts into serious question the salaries of managers

(by Nicola Pini, The WorkStyle Magazine, Spring 2013)

The entrepreneur and Senator Thomas Minder won the Swiss Federal vote against “towering salaries” with 70% in favor. The new article of the Constitution entrusts shareholders (and not the Board) the decision-making powers on the remuneration policy of listed companies, including prohibiting some remuneration, such as the famous golden parachutes. The initiative Promoted by Minder was presented to the Swiss population outraged by some exorbitant salaries and severance pays such as the 72 million Swiss francs given to Mr. Daniel Vasella, Chairman of the Board of Novartis. In recent years the Swiss press has commented negatively other “towering compensations” such as the wages (and payout) of the managers of the bankrupt Swissair and those of UBS, that received public support. After the victory of Senator Minder, the Swiss press spoke of a warning issued to the economic, requesting responsibility. Marchionne, CEO of Fiat, said “I’m not going to leave Switzerland” and added “it is clear that I condemn those who receive maxi-bonuses while producing losses, but there is a market for managers who selects the best.” In the coming months we will assess whether the selection of the best evoked by Marchionne produces a loss of manager for Switzerland or acquisition of responsibility from multinationals.

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Versione light (in italiano) della rivista

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Pari opportunità

Mimose con troppe spine

(editoriale pubblicato su Opinione liberale, 8 marzo 2013)

È sicuramente una festa della donna a tinte chiaro scure, più che rosee, quella che festeggiamo oggi, 8 marzo 2013. Se da una parte si tende sempre di più verso l’egalité des chances e le buone notizie, anche fresche, non mancano – pensiamo alla recentissima nomina di una donna alla testa del prestigioso Le Monde – dall’altra la parità resta sempre più formale che reale nel mondo del lavoro: certo sempre più donne lavorano, ma raramente lo fanno con funzioni dirigenziali e, in media, lo fanno con uno stipendio inferiore di oltre il 18% rispetto ai loro colleghi uomini. Qualche spina, sulla proverbiale mimosa odierna, l’ha sicuramente favorita anche l’esito della votazione di domenica scorsa, con la maggioranza dei Cantoni – tutti della Svizzera tedesca – che ha respinto l’articolo costituzionale sulla politica familiare. Certo, il fatto che complessivamente a votare SI all’oggetto posto in consultazione popolare siano stati il 54.3% degli Svizzeri e addirittura il 66.7% dei Ticinesi è senz’altro positivo, ma resta pur sempre una magra consolazione. Ad ogni modo, queste cifre mostrano come il tema delle pari opportunità non sia solo sensibile, ma soprattutto condiviso dalla maggioranza dei cittadini: il Partito liberale radicale ticinese – il cui Comitato cantonale si era schierato praticamente all’unanimità a favore della proposta – non può che cogliere questo segnale e impegnarsi con decisione anche su questo fronte. Anche perché – come ho avuto modo di replicare dalle colonne della Regione allo storico Sandro Guzzi Heeb, il quale sosteneva una presunta contraddizione del liberalismo nell’ambito della politica familiare – un liberale deve battersi per una società in cui chiunque – naturalmente anche una donna – possa avere l’opportunità di sfruttare le prorpie capacità e realizzare le proprie aspirazioni e i propri sogni. Al contrario, invece, obbligare una donna a scegliere tra lavoro e famiglia è totalmente illiberale: certo deve poter scegliere, se lo vuole, tra una o l’altra via, ma anche il combinarsi delle due opzioni deve essere possibile, se non addirittura incoraggiato. E se per garantire tale opportunità è necessario un maggiore intervento dello Stato, anche un liberale può accettarlo, perché se da una parte il liberale non crede nello Stato « tutto fare » e nello Stato invadente, dall’altra egli crede in uno Stato snello ma efficace che sia garante delle pari opportunità di partenza e delle condizioni di contesto per lo sviluppo dell’iniziativa privata e la realizzazione dell’individuo. Lo sviluppo sociale è garantito dalle forze individuali, ma queste devono essere nella condizione di manifestarsi: per questo l’intervento dello Stato per permettere alle donne di lavorare e al contempo essere mamma non deve disturbare una coscienza liberale. Anzi. Anche perché questo non porta a una deresponsabilizzazione – altra conseguenza sgradita a un liberale – ma piuttosto a una responsabilizzazione dei genitori che, potendosi appoggiare a delle strutture o a delle misure a loro favore, si assumo a pieno titolo i loro ruoli familiari e professionali. Insieme. Il PLR deve dunque battersi non solo per aumentare e rendere più accessibili gli asili nido (anche aziendali), per sviluppare le mense scolastiche e i doposcuola o per rafforzare la formazione professionale di chi si occupa della cura dei bambini, ma anche per incentivare una maggiore flessibilità occupazionale tramite uno sviluppo del telelavoro e la creazione di più posti di lavoro a tempo parziale. Soluzioni, queste, che porterebbero anche notevoli benefici economici: ogni franco investito in un asilo nido porta infatti tra i tre e i quattro franchi di indotto economico fra aumento del potere acquisto, entrate fiscali e pagamento delle prestazioni sociali. Un buon investimento economico, dunque, oltre che sociale.

Scambio sulla politica familiare con lo storico Sandro Guzzi Heeb (La Regione)

Sgravi fiscali

La Lega fa gli sgravi: sono 12.5 punti di moltiplicatore per la Città di Locarno

(pubblicato in La Regione, 23 febbraio 2013)

Pagare meno tasse? Certamente attrattivo, chi non lo vorrebbe? Ma attenzione ai possibili effetti boomerang, ben presenti – purtroppo – nell’iniziativa fiscale in votazione il prossimo 3 di marzo.

Il primo, senz’altro il più clamoroso, sta nel fatto che 22’000 famiglie con redditi medio-bassi sarebbero addirittura confrontate con un aumento – anche del 10% – delle imposte.

Il secondo, il più squilibrato, è dato dal fatto che solo poche aziende beneficerebbero della rinuncia a prelevare l’imposta sul capitale delle persone giuridiche se l’impresa paga l’imposta sull’utile: più della metà dello sgravio andrebbe a favore di sole 48 aziende, mentre più della metà delle quasi 23’000 aziende attive in Ticino non beneficerebbe di nessuno sgravio.

Il terzo, il più paradossale, è che ad approfittare di un nutrito sgravio – una ventina di milioni – sarebbero quegli stessi frontalieri che tanto infastidiscono i promotori dell’iniziativa, vale a dire la Lega dei Ticinesi.

Il quarto, il più evidente, è l’ingente riduzione delle entrate fiscali, quantificata a 341 milioni, 191 per il Cantone e 150 per i Comuni: delle perdite insostenibili che obbligherebbero gli Enti pubblici a procedere a drastici tagli alle prestazioni o, nel caso dei Comuni, a un possibile e considerevole aumento delle imposte comunali. Prendiamo quale esempio il capoluogo della nostra regione, Locarno: qualora si volessero compensare le perdite causate dall’iniziativa, si dovrebbe procedere a un aumento di 12,5 punti percentuali – da aggiungere all’ancora freschissimo +3% – del moltiplicatore comunale. La stima di minor gettito – una cifra peraltro sottostimata in quanto non contempla gli effetti legati all’introduzione del computo dell’imposta sull’utile nell’imposta sul capitale – si aggira infatti per la sola Città di Locarno attorno a 4.5 milioni l’anno, più precisamente 4’515’414, suddivisi in 2’218’648 di imposta sul reddito, 318’241 di imposta alla fonte e 1’978’525 di imposta sull’utile.

Di principio sì agli sgravi, ma non così: in fondo, al boomerang ho sempre preferito il frisbee.