Nuova legge sulla statistica

Una razionalizzante conquista democratica

Nicola Pini, Presidente Giovani liberali radicali ticinesi (GLRT) 

(pubblicato su rossoblu.ch, 10 marzo 2010)

 Dai tempi di Stefano Franscini – padre non solo della scuola pubblica ticinese, ma anche della statistica svizzera – molte cose sono cambiate, ma non tutte: la scienza statistica era ed è un bene pubblico o, per adottare una terminologia più attuale, un bene a destinazione pubblica. Attraverso il raccogliere, ordinare ed esporre in maniera scientifica dati e analisi della società, essa costituisce un oggettivo strumento di democrazia al servizio della collettività: se da una parte funge da indispensabile guida al buon governo, dall’altra rappresenta una fonte altrettanto utile alla critica dell’agire di quest’ultimo, iscrivendosi dunque a pieno titolo nella dialettica democratica. 

Così intesa, la statistica pubblica non può che essere un’attività dello Stato e, di conseguenza, necessita di una base giuridica chiara, solida e attuale: in breve, di una legge-quadro essenziale e trasparente che formuli principi vincolanti e regole organizzative. Più concretamente, sono essenzialmente tre le ragioni che hanno spinto il Gran Consiglio ad approvare, su proposta del Dipartimento delle Finanze e dell’Economia (DFE), la nuova Legge cantonale sulla statistica: oltre al bisogno di rimediare all’incompleta, vetusta e ormai superata base legale cantonale (il decreto legislativo istituente l’Ufficio Cantonale di statistica risale al 1929), si è voluto rispondere alla crescente e sempre più articolata domanda di dati statistici da parte della società e, infine, controbilanciare la tendenza dell’Ufficio federale di statistica a privilegiare l’ottica nazionale e internazionale a scapito di quella regionale. La nuova legge – in vigore da oggi, unitamente al relativo regolamento – intende definire non solo i compiti della statistica pubblica – fornire alla collettività informazioni pertinenti, corrette e imparziali; accrescere il sapere degli individui; contribuire allo sviluppo di idee e alla ricerca di soluzioni – ma anche formalizzare i suoi pilastri fondamentali, quali l’indipendenza scientifica, l’imparzialità, la trasparenza, l’accessibilità, la protezione dei dati e le sanzioni per chi viola l’obbligo di informazione o di segretezza. Essa, inoltre, organizza e razionalizza la statistica cantonale, rafforzando la collaborazione e la posizione dell’Ufficio cantonale di statistica (USTAT) nei confronti dell’Ufficio federale di statistica e della Conferenza interregionale di statistica. Non vanno infine dimenticate, fra le novità introdotte dalla nuova legge, l’istituzione di un organo consultivo di indirizzo e di supervisione (la Commissione scientifica della statistica cantonale) e l’introduzione di un Programma pluriennale che permette al Consiglio di Stato di pianificare, di legislatura in legislatura, i contenuti e le risorse da attribuire a questa attività.

 Da queste innovazioni ci si attende un significativo contributo di crescita in termini di coerenza, efficienza e qualità della statistica pubblica cantonale; il tutto – evidentemente – al servizio del cittadino e del sano, pluralistico e democratico confronto di idee. 

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