Le scuole che si sperimenteranno

La scuola di oggi non è certo da buttare, anzi. Ma è proprio quando le cose funzionano che è giusto riflettere su come migliorare e migliorarsi, soprattutto in un mondo dove star fermi equivale a indietreggiare. Il Gruppo PLR in Gran Consiglio ha dunque promosso e sostenuto il compromesso raggiunto in Commissione scolastica, finalizzato a investire nella scuola dell’obbligo sperimentando due modelli. Il parlamento cantonale ha infatti deciso di sperimentare non solo il modello proposto dalla Scuola che verrà, con l’introduzione nella scuola media di laboratori, atelier e momenti di differenziazione pedagogica con gruppi ridotti formati a caso, ma anche un secondo modello che – pur superando l’attuale sistema dei livelli – stabilisce una differenziazione secondo le attitudini degli allievi in alcuni laboratori (tedesco, matematica, italiano e scienze) di terza e quarta media. Modello, questo, proposto dal PLR; come proposto dal nostro partito è il fatto che la sperimentazione sia seguita da un monitoraggio serio e indipendente che speriamo fornirà spunti, dati e risultati per una decisione definitiva da parte della politica. Una decisione che sappia superare – oltre i livelli – anche i pregiudizi, i dogmi e le posizioni ideologiche. Una decisione che dovrà essere esclusivamente a favore della nostra scuola, che in un qualche modo deve venire, perché è il futuro della nostra società.

Certo, in molti liberali radicali le perplessità sul modello di differenziazione pedagogica (al posto della differenziazione curricolare) della Scuola che verràerano e restano molte, moltissime, in particolare per quanto riguarda la sua applicabilità, ma lo spirito illuminista e liberale è forte e impedisce di respingere – altrettanto dogmaticamente – una sperimentazione di un modello ritenuto dogmatico (modello al quale, ripeto, il PLR ha contrapposto un’alternativa). Sperimentiamo dunque, perché nessuno, né noi né gli altri, può avere il monopolio della scuola o della ragione.

*Editoriale di Opinione Liberale, 8 giugno 2018

FacebookTwitterGoogle+Condividi

Togliere persone dall’assistenza!

Sempre più spesso si parla del tema dell’assistenza: ne abbiamo ad esempio parlato ieri sera a 60 minuti: guarda la puntata. Un fenomeno sul quale vale la pena soffermarci brevemente: dalla storia alle cifre per arrivare alle soluzioni.

Storia

Nel diciannovesimo secolo, e all’inizio del ventesimo, una forma di “assistenza” era gestita prevalentemente da associazioni caritatevoli sia di stampo religioso (ad esempio “Caritas”) che di ispirazione laica (come “Pro Joventute”) finanziate da donazioni private. La partecipazione finanziaria della Confederazione si limitava invece a un 10% del ricavato delle vendite di alcool e alla creazione di orfanotrofi. La prima legge federale data solo del 1977 e attribuisce ai Cantoni il compito di garantire il diritto del cittadino in stato di bisogno ad essere assistito (un diritto inizialmente previsto per i soli svizzeri, poi dal 1995 esteso dal Tribunale Federale a tutte le persone che si trovano su suolo svizzero). Attualmente le prestazioni assistenziali sono coordinate dalla Conferenza Svizzera delle istituzioni per l’azione sociale (CSIAS) che emana direttive non vincolanti per Cantoni e Comuni.

Diamo i numeri

Sono circa 8’000 le persone in assistenza, che equivalgono a circa il 2% della popolazione residente in Ticino, vale a dire una percentuale inferiore alla media nazionale. Di questi, i titolari – a differenza della disoccupazione il numero delle persone in assistenza comprende tutte le persone appartenenti al nucleo familiare siano esse coniugi, conviventi o figli – sono poco più di 5’000. Il 20% (un migliaio di persone) di questi sono occupati, vale a dire che hanno un’occupazione (a tempo parziale o su chiamata) ma che hanno bisogno dell’assistenza per arrivare alla fine del mese. Circa un terzo (quasi due migliaia) non sono invece “occupabili” per malattia (non riconosciuta dall’AI), cura dei famigliari o età avanzata. Resta poi il corpo centrale del 50% (2’500 persone circa) sul quale si concentrano le misure di inserimento professionale – in collaborazione con gli Uffici regionali di collocamento (URC) del Dipartimento finanze ed economia – o di inserimento sociale a cura dell’Ufficio sostegno sociale e inserimento (USSI) del Dipartimento sanità e socialità. Sono quasi un migliaio le persone coinvolte in programmi di questo tipo.

Un sistema dinamico

Il sistema dell’assistenza sociale è dinamico: sono infatti molte (tra 1’500 e 2’000) le entrate e uscite ogni anno. Tra le entrate, va segnalato come solo un quarto dei nuovi beneficiari di assistenza sociale l’anno precedente beneficiava di indennità di disoccupazione. Spicca, fra queste persone, la mancanza di formazione: un’interessante studio della SUPSI (“A 20 anni in assistenza: percorsi di vita dei giovani ticinesi beneficiari di aiuti sociali”) mostra come oltre la metà dei giovani in assistenza (55%) non ha conseguito alcun titolo di studio dopo la scuola media; pochissimi hanno iniziato una scuola medio-superiore e praticamente nessuno l’ha terminata. Vi è dunque un vuoto formativo.

Tra chi esce dall’assistenza, circa un terzo lo fa verso il mercato del lavoro e un terzo verso altre assicurazioni sociali (soprattutto AVS e AI); l’ultimo terzo lo fa invece per altre ragioni (cambiamento di domicilio, decesso, interruzione del contatto). Le categorie di persone che fanno più fatica ad uscire dall’assistenza – e dunque le categorie più sensibili – sono i giovani adulti (20-29 anni) e le persone con più di cinquant’anni (50-59).

Un incentivo per ripartire?

L’assistenza costituisce dunque un sostegno al reddito per un migliaio di persone occupate e un’indispensabile strumento di sussistenza per quasi due migliaia di persone non collocabili. Per tutti gli altri l’obiettivo deve però essere quello di ridare speranza, opportunità e magari anche una formazione a queste persone. Assistenza non può e non deve fare rima con assistenzialismo. Da prediligere sono dunque le misure di inserimento professionale – in particolare sviluppando le collaborazioni già in essere tra DFE e DSS – e sociali, specie in forme innovative. Anche perché le prime portano a un tasso di entrata nel mercato del lavoro di circa il 40%, le seconde del 20%. Persone, queste, che possono così ripartire. Ripartire per davvero. Da notare che l’investimento nelle misure di inserimento nel 2017 – oltre che ridare lavoro a più di un centinaio di persone – ha permesso perfino di risparmiare: 5.7 milioni a fronte dei 7.7 milioni che si sarebbero spesi senza fare nulla. Oltre alle imprese sociali – che piano piano prendono piede anche in Ticino – sono da approfondire il sistema della sostituzione per i giovani adulti delle indennità di assistenza in borse di studio (modello del Canton Vaud) e l’introduzione di un percorso di accompagnamento individualizzato a favore dei disoccupati che arrivano alla fine del diritto o di persone in assistenza giudicate collocabili. Importante anche il ruolo dei Comuni, che hanno un contatto di prossimità con il territorio e i cittadini, e che quindi possono agire sempre in un’ottica di accompagnamento individualizzato (Comuni ai quali occorre evidentemente garantire le risorse a questo scopo).

La prevenzione: evitare di arrivarci, in assistenza

Chiaro è che prima di tutto occorre fare in modo che le persone non ci arrivino, in assistenza. E qui è assolutamente prioritario lavorare sulla formazione, come detto un problema per una parte considerevole di chi è in assistenza. Se l’obiettivo nazionale è di portare al 95% la percentuale di giovani che ottengono entro i 25 anni un diploma secondario II (attestato federale di capacità o scuola media superiore), in Ticino ci fermiamo all’87%. Ciò significa che ogni anno perdiamo dai radar qualche centinaio di giovani che rischiano e rischieranno di finire in assistenza: bisogna qui lavorare a livello di scuola dell’obbligo, di orientamento scolastico e professionale, di formazione continua, di certificazione delle competenze e di riqualifiche professionali. E, naturalmente, di Città di mestieri, che permetterà non solo di fornire un servizio rapido ed accessibile a tutti coloro che hanno bisogno di risposte sul mondo del lavoro o della formazione, ma anche una piattaforma che permette di unire diverse politiche pubbliche attuate anche da servizi o dipartimenti diversi.

 

Altri articoli e maggiori informazioni:

Prima la formazione!

Prima i nostri è un obiettivo, non uno strumento. E fra gli elementi per raggiungerlo (non il solo) vi è la formazione. Se la metà dei giovani in assistenza non dispone di un diploma secondario, come sperare che trovino un lavoro?

Si inizia con la scuola dell’obbligo: una buona scuola, ma che è giusto voler migliorare anche sperimentando nuove proposte, sia quella dipartimentale che quella commissionale. Pace se costa qualche copeco in più e se – ironia della sorte – i primainostristi non la votano.

Va poi affrontato il cantiere dell’orientamento, anche per demolire l’idea (fallace) che il liceo è la sola strada verso un posto di lavoro (anzi). Il servizio negli anni ha compiuto dei decisi passi in avanti, aprendosi. Questa è la via sulla quale puntare: ricordiamo la nostra iniziativa – accolta – per integrare anche le organizzazioni del mondo del lavoro nelle attività di orientamento e l’opposizione – riuscita – all’introduzione dell’accesso diretto, dopo la scuola dell’obbligo, a qualsiasi formazione del secondario. Nell’attesa della realizzazione anche in Ticino di una Città dei mestieri, l’invito è a fare una capatina a Espoprofessioni che si terrà la settimana prossima a Lugano. Anche perché – in un mondo in cui il 65% dei giovani che oggi iniziano una formazione da adulto svolgerà un mestiere che oggi ancora non esiste – il tema della formazione continua sarà sempre più centrale: occorre in questo senso coordinare e sviluppare l’offerta sul territorio. Evitando, se possibile, gli autogoal, come ad esempio la nuova Legge sull’edilizia posta in consultazione dal Dipartimento del Territorio che limita la direzione lavori a ingegneri e architetti, tagliando di fatto fuori alcune formazioni duali di SUPSI e Scuole Specializzate Superiori…

*Editoriale Opinione liberale

Riconfermato alla Presidenza del Locarnese liberale radicale

Distretto PLR Locarno – Comunicato stampa del 23 febbraio 2018

Giovedì sera 22 febbraio – sotto la direzione del Presidente del giorno Graziano Crugnola, deputato al Gran Consiglio da poco trasferitosi a Tenero-Contra – si è svolta l’assemblea ordinaria del Distretto PLR di Locarno. Oltre al bilancio dell’attività del Distretto da parte del Presidente Nicola Pini e all’approvazione dei conti, all’ordine del giorno vi era anche il rinnovo delle cariche distrettuali. Alla Presidenza è stato riconfermato il Gran Consigliere Nicola Pini, alla testa del locarnese liberale radicale dal 2010, mentre Dante Pollini di Minusio sostituisce Sara Guerra – dimissionaria per ragioni professionali – quale segretario generale. A completare il Consiglio distrettuale – oltre ai membri di diritto quali i Deputati locarnesi al Gran Consiglio e all’Assemblea federale – sono invece stati riconfermati o nominati Aldo Merlini (Ascona), Dao Nguyen-Quang (Muralto), Rolando Hofer (Brissago), Fausto Castiglione (Locarno), Sara Krid Ambrosini (Losone), Gabriele Jelmolini (Brione s/Minusio), Silvano Giannini (Orselina), Maria Pia Lupi (Gordola), Michele Sussigan (Gambarogno), Cristiano Terribilini (Onsernone), Linda Galgiani (Terre di Pedemonte), Matija Terzic e Alessandro Spano (GLR), Miryem Malas (La Scuola) e Alain Scherrer (rappresentante dei Sindaci).

Per quanto riguarda le sfide future sulle quali si concentrerà il Distretto, il Presidente ha segnalato non solo la preparazione delle prossime elezioni cantonali – anche attraverso la quarta edizione del Workshop del Locarnese, questa volta previsto su due mattinate (21 aprile e 8 settembre) con l’intento di giungere all’elaborazione di proposte concrete e condivise – ma anche delle prossime votazioni popolari riferite al Progetto di Parco Nazionale del Locarnese e all’aggregazione della Verzasca.

Al termine dei lavori assembleari il Presidente distrettuale Nicola Pini ha poi colto l’occasione per salutare e ringraziare per l’impegno profuso e il lavoro svolto Antonio Ferriroli, dal 2012 apprezzato e competente sindaco di Brione sopra Minusio, il quale ha lasciato la carica alla fine del 2017. Presente anche Emilio Pozzi, candidato al Municipio in sostituzione di Ferriroli, che ha incassato l’incoraggiamento e il sostegno – con un fragoroso applauso – dei molti liberali radicali presenti.

Leggi l’articolo apparso su La Regione: Distretto Plr, confermato Pini

Foto Assemblea 2

Foto Assemblea 3

Potenziato il trasporto pubblico del Locarnese

Proprio qui, avete presente? Dal 2020 passeranno i bus della nuova linea diretta di trasporto pubblico Ascona – Locarno. Qui accanto ci sarà invece una nuova passerella ciclopedonale. Oggi infatti il Gran Consiglio ha approvato il mio rapporto commissionale e dato così il via libera a questo importante potenziamento del trasporto pubblico nel Locarnese all’apertura della Galleria del Ceneri di Alptransit.

Leggi il mio rapporto commissionale

Leggi l’articolo su La Regione: Mobilità, un cambio di marcia

No Billag – No Svizzera – No Cinema

Sono molti gli argomenti che mi portano ad oppormi con convinzione alla scellerata iniziativa No Billag – alla quale come Giovani liberali radicali ticinesi ci eravamo peraltro opposti, come unica sezione cantonale del movimento giovanile nazionale, già al momento del lancio. Tanti argomenti, dicevo, sviscerati da molti (fortunatamente). Mi limito quindi qui a ribadirne due, quelli che forse mi sono più cari.

1) No Billag = No Svizzera

L’informazione di servizio servizio pubblico è un fondamento indispensabile della democrazia svizzera e della coesione sociale e nazionale. Non solo perché come minoranza di cultura e lingua italiana il sistema attuale ci garantisce di avere una voce (per nulla scontata) in Svizzera; non solo perché il servizio pubblico ci permette di ricorrere a un’autorità indipendente di ricorso che potrà se del caso darci ragione, ma soprattutto perché nel tempo delle fake news create ad arte per guadagnare o influenzare, degli algoritmi che ci portano a leggere solo le notizie più vicine alla nostra area di pensiero e dei social network in cui i fatti sono sempre più commento, la società ha più che mai bisogno di un’informazione diversificata, seria, approfondita, contestualizzata e il più possibile sopra le parti.

2) No Billag = No Cinema

Cosa succederebbe al cinema se passasse l’iniziativa No Billag? Il mondo dell’audiovisivo locale e nazionale sarebbe molto indebolito – meno competenze e posti di lavoro, taglio del 50% dei fondi per le realizzazioni, perdita di attrattiva per le produzioni estere – compromettendo così un importante vettore di sviluppo economico sul quale il Ticino sta puntando (dalla Ticino Film Commission al Locarno Festival, passando dal Palacinema, il Cisa e tutto il resto). Con la cultura si mangia, si vive, si cresce.

FOto no billag

A scuola!

Dopo aver ascoltato direttori e docenti, grazie a un’amica sono tornato io a scuola, con una supplenza alle scuole medie per sentire, annusare, toccare la scuola di oggi. Perché per me fare politica significa comprendere, ascoltare e camminare qualche metro nelle scarpe degli altri prima di formarmi un’opinione. È stata un’esperienza intensa che mi ha messo alla prova (la mitologia greca era un po’ arrugginita😱), che mi ha portato a dare lezioni e a impararne a mia volta: per quanto complesso e variegato, il mondo della scuola ha bisogno che tutti i suoi attori continuino a parlarsi per costruire insieme un sistema abbastanza solido per dare ai nostri ragazzi tutti gli strumenti necessari per navigare nel mare della vita. Lunedì un altro banco…quello del Gran Consiglio 🔴🔵 Buon fine settimana

Più conciliabilità lavoro e famiglia nell’ente pubblico

Cosa auguri ai neo-genitori? “Auguro la fortuna di avere le risorse e le condizioni personali e professionali per poter godere appieno di questi momenti speciali e irripetibili“: firmato oggi all’unanimità dalla Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio un mio rapporto su un’iniziativa parlamentare di Raffaella Martinelli Peter (ripresa da Milena Garobbio) con una serie di proposte concrete affinché lavoro e famiglia siano più conciliabili nell’ente pubblico. Perché l’impegno per una migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia non è più una lotta di un genere, le donne, ma di tutta una generazione, la nostra.

Maggiori informazioni:

* Credito fotografico al portale GAS

Aspettateci fuori, ma sempre!

Durante l’ultima seduta di Gran Consiglio, quando in discussione vi era l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta relativa al discusso caso Argo1, un folto gruppo di cittadini si è presentato per qualche decina di minuti sulle tribune dell’aula parlamentare armato di una serie di cartelloni raffiguranti dei grandi occhi. Il messaggio era chiaro: vi osserviamo. Altrettanto chiaro il titolo della manifestazione: Vi aspettiamo fuori. Non ho né condiviso né condannato l’iniziativa perché non ho nessun problema nell’essere osservato nella mia azione politica. Anzi: credo sia – e debba essere – la regola. Sostengo fortemente il principio dell’accountability, splendido termine e concetto anglosassone che esprime il dovere di spiegare cosa è stato fatto da parte dell’eletto e il diritto di premiare o sanzionare da parte dell’elettore (in italiano lo tradurremmo con rendere conto). In molti paesi del mondo, per dare un segnale di trasparenza, si è ricorsi a soluzioni architettoniche esemplari o accattivanti come le finestre a forma di uomo del parlamento scozzese o la cupola di vetro del Reichstag in Germania. In Ticino, al di là delle vetrate e del libero accesso delle tribune a Palazzo delle Orsoline, gli strumenti per garantire la completa trasparenza del lavoro del Gran Consiglio fortunatamente non mancano: non solo le sedute sono pubbliche e trasmesse in diretta sul sito del Cantone, ma lì è reperibile tutta la documentazione su ogni trattanda per una verifica prima dei dibattiti ma anche a posteriori, valutando presenze e assenze, dichiarazioni, voti favorevoli e contrari di ogni singolo Deputato. Io mi impegno in questo senso: nel mio piccolo – sul mio sito, sui social e anche sfruttando la Tribuna del Gran Consiglio su Opinione liberale, nella quale stilo un bilancio della mia attività parlamentare – cerco proprio di rendere conto del mio lavoro in Commissione e in Gran Consiglio.

Benvenuti quindi i cittadini alle tribune, fisiche o virtuali! Ma dagli stessi cittadini – in particolare quelli accorsi lunedì scorso – pretendo però che si impegnino a seguirci sempre e non solo quando sentono l’odore del sangue, dello scandalo, dell’inquisizione (in questo caso sicuramente non santa). Mi è dunque dispiaciuto – votata la Commissione e superate le 19.00 – vederli partire velocemente con i loro occhi giganti (alcuni gettati un po’ poco elegantemente in sala durante i lavori), invece di marcare presenza anche nell’ora successiva, quando abbiamo affrontato temi forse meno roboanti e spettacolari, ma altrettanto importanti. Ad esempio 5 milioni di opere di canalizzazione e di depurazione delle acque luride a favore di 40 Comuni (dal 1974 al 2016 sono stati stanziati ben 336 milioni di franchi corrispondenti a un volume d’investimento di quasi 1.2 miliardi per la realizzazione di opere di smaltimento delle acque!). O ancora un progetto integrale nel comprensorio boschivo del bacino del fiume Cassarate (368 ettari) con lo stanziamento di un credito di altri 5 milioni, per una spesa complessiva cantonale e federale di quasi 8 milioni (periodo 2018-2032). O ancora il risanamento della rete stradale d’interesse agricolo nel Comune di Acquarossa con la concessione di un credito di oltre 1.5 milioni quale contributo per i lavori. E non è un caso che in due oggetti su tre, a fungere da relatori, siano dei deputati liberali radicali, Fabio Schnellmann e Giorgio Pellanda. Ribadiamolo: la parte più importante della politica – e quella che mi piace di più – è quella che si vede di meno e che da più risultati. PLR: Passione, Lavoro, Risultati. Risultati che purtroppo non sempre interessano quanto meritano, perché ad attirare l’attenzione – anche dei media, purtroppo – sono gli scontri in aula, non quando si arriva in plenum con un rapporto unico, sottoscritto da tutti o quasi e frutto di un lavoro di approfondimento e condivisione ben fatto. Io ci sto quindi, care Cittadine e cari Cittadini, osservateci e aspettateci fuori, ma fatelo sempre.

* Editoriale apparso oggi su Opinione liberale

Incontro Sindaci PLR del Locarnese: al lavoro insieme!

Si è tenuto oggi il tradizionale incontro semestrale tra Sindaci e Vicesindaci PLR del Locarnese promosso dal Distretto PLR di Locarno, che presiedo, con l’intento di discutere informalmente tematiche di rilievo a livello regionale e cantonale. Oltre ad aver affrontato alcuni temi caldi nei lavori di Gran Consiglio – come ad esempio il sostegno al Monte Verità, il credito di una decina di milioni per le funivie nelle Centovalli e il finanziamento di alcune misure di mobilità lenta o pubblica contenute nel PALOC2 – è stata tematizzata la tendenza del Cantone a sempre più centralizzare competenze e imporre le proprie visioni, come nel caso dell’uniformizzazione degli stipendi tra polizie cantonale e comunali, ma soprattutto nell’ambito delle recenti proposte di revisione del Piano direttore e del Piano cantonale delle aggregazioni: in linea generale si è convenuto per il primo di opporsi a un’eccessiva messa sotto tutela dei Comuni in ambito pianificatorio, per il secondo di rilevare come le osservazioni dei Comuni del Locarnese non siano state debitamente considerate. Sostegno del Partito cantonale è stato espresso anche sul tema dei canoni d’acqua, sollevato in particolare dai Sindaci dei Comuni periferici: l’opposizione alla proposta di una loro repentina riduzione posta in consultazione dalla Confederazione è stata anche sostenuta dal Consigliere di Stato Christian Vitta, tanto da convincere il Partito nazionale – in un primo momento piuttosto favorevole – ad opporvisi. Importante, è stato ribadito, assicurare alle regioni periferiche le giuste risorse per gestire la cosa pubblica. L’incontro mi ha inoltre permesso, insieme al Presidente cantonale Bixio Caprara eccezionalmente presente all’incontro, di salutare e ringraziare il Sindaco di Tenero-Contra Paolo Galliciotti che ha recentemente annunciato il ritiro dalla politica attiva per la fine dell’anno. Sempre al lavoro, insieme!