#proviamosenzauto

Ho scelto di sperimentare un mese senz’auto per capire se ne vale la pena per il lavoro, la famiglia, la qualità di vita, ma anche cosa funziona e cosa magari si può migliorare nel sistema. Far politica per me significa anche camminare qualche metro con le scarpe degli altri per cercare nuovi sguardi, nuove risposte, nuove idee, senza paura di rimettersi in discussione e di mettere alla prova le proprie convinzioni. L’ho fatto all’inizio dell’anno con una supplenza in una scuola media, ci ho riprovato su un altro tema importante, quello della mobilità, del quale mi occupo molto politicamente e professionalmente. Un’esperienza utile che mi ha molto arricchito, fornendomi nuove piste di lavoro che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi approfondirò: proprio per questo il documento di bilancio è da intendersi in continua evoluzione (anche perché non ho smesso di utilizzare, quando posso, il trasporto pubblico). Naturalmente nuovi input sono i benvenuti!

Bilancio #proviamosenzauto (pdf)

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L’addio dei giganti – Ciao Peo (e non solo)

Non so se chi legge conosce “Il Trono di Spade”, serie televisiva fantastica in cui uomini e donne si contendono il trono dei Sette Regni aiutati da svariate creature. Fra queste ci sono i giganti, creature mastodontiche che si muovono lente ma con potenza, spesso dalle seconde file, pur essendo dei combattenti nati e spesso decisivi con un sol colpo. A differenza dei draghi i giganti però esistono e purtroppo, negli ultimi mesi, ne abbiamo persi alcuni nel nostro partito, nel nostro Cantone. Persone dal grande carisma, navigati signori della cosa pubblica, menti pensanti e brillanti, uomini che non avevano paura né della vita né delle idee; politici intelligenti, colti e arguti, capaci di coniugare principi solidi con capacità di dialogo e concretezza, dall’intesa di sinistra all’interpartitica. Con personalità e modi di fare anche molto diversi, a volte confrontandosi duramente tra loro, erano da tempo impegnati per rendere migliore il nostro Paese: più prospero, più moderno, più giusto e più vicino ai cittadini. In tempi molto distanti da quelli odierni hanno affrontato alcune delle sfide che ancora oggi ci impegnano: il lavoro, la giustizia e i rapporti con l’estero, per esempio. Le loro impronte sono innumerevoli e hanno permesso a chi è venuto dopo di loro di vivere una situazione che, per quanto difficile, è ancora privilegiata. Giganti che hanno compiuto scelte impegnative e coraggiose, che quando avevano meno di quarant’anni avevano già deciso di servire la collettività con l’ambizione di fare la differenza, per cui la cultura politica era un pregio e non un difetto; persone a cui è anche capitato di perdere ma a cui il più delle volte il tempo ha dato ragione.

Se quando ho scelto il partito in cui impegnarmi non ho avuto alcuna esitazione è stato anche per questi giganti, che allora guardavo da lontano (da cittadino e da studente in storia) e che poi ho conosciuto (da politico). Conoscerli non mi ha deluso, bensì sorpreso. Negli anni non hanno mai lesinato consigli, precisazioni e anche qualche – giusta – tirata d’orecchio, quando con una telefonata o una nota scritta a mano e recapitata a casa sapevano sempre ricordarmi il valore dell’umiltà e degli ideali. Essendo enormi, i giganti con il loro essere toccano le vite di tante persone e ognuno ha i suoi ricordi e i suoi aneddoti (troppo pochi per me, benché intensissimi; un po’ per timore reverenziale e un po’ per paura di disturbare ho passato con loro meno tempo e ho posto meno domande di quelle che avrei voluto, purtroppo). Mancheranno, a tutti noi, i giganti.

In occasione del recente funerale di uno di questi giganti, suo figlio ha raccontato commosso che, in fondo, non era poi così grave se suo papà in vita – nonostante propositi e solleciti – non avesse avuto modo di scrivere le sue memorie, perché i suoi insegnamenti, la sua apertura e il suo senso della giustizia erano stati assorbiti, erano nei figli e negli amici che lo avevano conosciuto. Ed è vero. Non penso ci possano vedere, sentire, men che meno leggere, oggi, questi giganti, ma se potessero farlo beh, spero possano capire che hanno trasmesso a tante persone, a tanti giovani, la voglia di impegnarsi per gli ideali di libertà, responsabilità, solidarietà e giustizia. Certo, in un mondo completamente diverso dal loro, ma che non per questo ha meno bisogno di loro.

Collegamento A2-A13 in galleria e utilizzo del materiale di scavo: quali opportunità per il Locarnese?

Da tempo si discute del collegamento veloce A2-A13 per il Locarnese, una necessità e un’urgenza per tutta la regione. È attualmente in corso di elaborazione e consultazione il progetto definitivo – finanziato dal Cantone – del nuovo collegamento in galleria da sottoporre alla Confederazione nella speranza che l’infrastruttura possa poi essere finanziata nell’ambito del FOSTRA, il Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato(il costo complessivo dell’opera è stimata a CHF 1’456’000’000).

Tale progetto – denominato “Bozza verde” – presenta una lunghezza complessiva di circa 11 chilometri, 8 dei quali in galleria (all’altezza di Quartino il tracciato si innesta in galleria per circa 7 km fino a raggiungere, aggirando gli agglomerati di Contone e Cadenazzo, il semisvincolo di S. Antonino; dopo un breve tratto a cielo aperto, il tracciato si innesta nuovamente in sotterraneo per circa 1 km, grazie alla realizzazione di una galleria artificiale al di sotto dell’attuale strada cantonale, fino a raggiungere lo svincolo di Bellinzona Sud, garantendo quindi il collegamento con l’A2). La realizzazione dell’opera in sotterranea genererà evidentemente del materiale del scavo che andrà smaltito, meglio ancora riutilizzato per generare nuove opportunità paesaggistiche e territoriali, come avvenuto – grazie alla lungimiranza di Comune, Cantone e Confederazione – con la prospettata riqualifica del fondovalle di Airolo nell’ambito dei lavori di risanamento della galleria autostradale del San Gottardo (con un contributo cantonale a fondo perso di CHF 50’000’000).

Vale dunque la pena chinarsi per tempo e seriamente sulle opportunità che l’auspicata e attesa realizzazione del tracciato in galleria genererà. Ad esempio, si potrebbe approfondire la possibilità di sistemare il lungolago di Locarno-Muralto, con l’allargamento della passeggiata e dei giardini che da Locarno si snodano lungo il Verbano fino a Mappo; tratta già bellissima ma parecchio congestionata e caratterizzata da una difficile convivenza fra pedoni e ciclisti (passeggiata di Rivapiana che peraltro era già stata allargata, e la stradina rialzata, tramite degli inerti agli inizi degli anni Settanta). Si potrebbe eventualmente anche valutare la possibilità di allargare la zona del debarcadero a Locarno con l’intento migliorare la situazione viaria di quel tratto. Altre ipotesi non sono evidentemente da escludere, ma vanno ugualmente identificate, approfondite e valutate tecnicamente e politicamente.

Date queste premesse i sottoscritti deputati – convinti dell’importanza sia di immaginare per tempo varie alternative sia di sfruttare positivamente le opportunità che potrebbero crearsi – formulano al lodevole Consiglio di Stato le seguenti domande.

  • Vi sono già delle riflessioni in merito all’utilizzo del materiale di scavo derivante dall’auspicata realizzazione della galleria?
  • Se sì, quali sono?
  • Se no, non ritiene il Consiglio di Stato importante valutare per tempo le opportunità che potrebbero crearsi per l’utilizzo del materiale di scavo, così come fatto con lungimiranza per la riqualifica del fondovalle di Airolo?
  • Come valuta il Consiglio di Stato l’idea di utilizzare il materiale ad esempio per allargare il lungolago da Locarno fino a Mappo?
  • A mente del Consiglio di Stato vi sono altre idee da approfondire – tecnicamente e politicamente – per riutilizzare il materiale di scavo?

Nicola Pini – Bruno Buzzini – Claudio Franscella – Milena Garobbio

* Interrogazione parlamentare inoltrata oggi al Consiglio di Stato

Tutti al lavoro per il lavoro!

Formazione, accompagnamento individualizzato e coordinamento interdipartimentale: queste le ricette cucinate dalla Sottocommissione Lavoro e approvate dal Gran Consiglio per dare una nuova prospettiva – e speriamo un nuovo futuro – ai disoccupati di lunga durata e ai giovani in assistenza. Abbiamo dunque deciso di destinare circa CHF 3’000’000 all’implementazione sperimentale in particolare di due nuove e mirate misure attive finalizzate al reinserimento nel mercato del lavoro in particolare di due fasce sensibili, i giovani adulti e gli over 50:

  • l’introduzione di un accompagnamento individualizzato per persone in disoccupazione di lunga durata che si avvicinano alla fine delle indennità (modalità suggerita dal DFE);
  •  l’applicazione in Ticino del modello Forjad (acronimo per Formation pour jeunes adultes), ideato e sperimentato dal Canton Vaud, volto a garantire una formazione secondaria ai giovani in assistenza fornendo assegni di studio e un accompagnamento individualizzato durante il percorso formativo.

Molto importante sarà evidentemente il monitoraggio e la valutazione di queste due misure innovative attraverso un accompagnamento tecnico-scientifico teso a verificare la loro efficacia in termini di attivazione delle competenze e di reinserimento nel mondo del lavoro. Noi ci crediamo.

Leggi l’articolo de La Regione

Leggi il rapporto della Sottocommissione approvato dal Gran Consiglio

Le scuole che si sperimenteranno

La scuola di oggi non è certo da buttare, anzi. Ma è proprio quando le cose funzionano che è giusto riflettere su come migliorare e migliorarsi, soprattutto in un mondo dove star fermi equivale a indietreggiare. Il Gruppo PLR in Gran Consiglio ha dunque promosso e sostenuto il compromesso raggiunto in Commissione scolastica, finalizzato a investire nella scuola dell’obbligo sperimentando due modelli. Il parlamento cantonale ha infatti deciso di sperimentare non solo il modello proposto dalla Scuola che verrà, con l’introduzione nella scuola media di laboratori, atelier e momenti di differenziazione pedagogica con gruppi ridotti formati a caso, ma anche un secondo modello che – pur superando l’attuale sistema dei livelli – stabilisce una differenziazione secondo le attitudini degli allievi in alcuni laboratori (tedesco, matematica, italiano e scienze) di terza e quarta media. Modello, questo, proposto dal PLR; come proposto dal nostro partito è il fatto che la sperimentazione sia seguita da un monitoraggio serio e indipendente che speriamo fornirà spunti, dati e risultati per una decisione definitiva da parte della politica. Una decisione che sappia superare – oltre i livelli – anche i pregiudizi, i dogmi e le posizioni ideologiche. Una decisione che dovrà essere esclusivamente a favore della nostra scuola, che in un qualche modo deve venire, perché è il futuro della nostra società.

Certo, in molti liberali radicali le perplessità sul modello di differenziazione pedagogica (al posto della differenziazione curricolare) della Scuola che verràerano e restano molte, moltissime, in particolare per quanto riguarda la sua applicabilità, ma lo spirito illuminista e liberale è forte e impedisce di respingere – altrettanto dogmaticamente – una sperimentazione di un modello ritenuto dogmatico (modello al quale, ripeto, il PLR ha contrapposto un’alternativa). Sperimentiamo dunque, perché nessuno, né noi né gli altri, può avere il monopolio della scuola o della ragione.

*Editoriale di Opinione Liberale, 8 giugno 2018

Togliere persone dall’assistenza!

Sempre più spesso si parla del tema dell’assistenza: ne abbiamo ad esempio parlato ieri sera a 60 minuti: guarda la puntata. Un fenomeno sul quale vale la pena soffermarci brevemente: dalla storia alle cifre per arrivare alle soluzioni.

Storia

Nel diciannovesimo secolo, e all’inizio del ventesimo, una forma di “assistenza” era gestita prevalentemente da associazioni caritatevoli sia di stampo religioso (ad esempio “Caritas”) che di ispirazione laica (come “Pro Joventute”) finanziate da donazioni private. La partecipazione finanziaria della Confederazione si limitava invece a un 10% del ricavato delle vendite di alcool e alla creazione di orfanotrofi. La prima legge federale data solo del 1977 e attribuisce ai Cantoni il compito di garantire il diritto del cittadino in stato di bisogno ad essere assistito (un diritto inizialmente previsto per i soli svizzeri, poi dal 1995 esteso dal Tribunale Federale a tutte le persone che si trovano su suolo svizzero). Attualmente le prestazioni assistenziali sono coordinate dalla Conferenza Svizzera delle istituzioni per l’azione sociale (CSIAS) che emana direttive non vincolanti per Cantoni e Comuni.

Diamo i numeri

Sono circa 8’000 le persone in assistenza, che equivalgono a circa il 2% della popolazione residente in Ticino, vale a dire una percentuale inferiore alla media nazionale. Di questi, i titolari – a differenza della disoccupazione il numero delle persone in assistenza comprende tutte le persone appartenenti al nucleo familiare siano esse coniugi, conviventi o figli – sono poco più di 5’000. Il 20% (un migliaio di persone) di questi sono occupati, vale a dire che hanno un’occupazione (a tempo parziale o su chiamata) ma che hanno bisogno dell’assistenza per arrivare alla fine del mese. Circa un terzo (quasi due migliaia) non sono invece “occupabili” per malattia (non riconosciuta dall’AI), cura dei famigliari o età avanzata. Resta poi il corpo centrale del 50% (2’500 persone circa) sul quale si concentrano le misure di inserimento professionale – in collaborazione con gli Uffici regionali di collocamento (URC) del Dipartimento finanze ed economia – o di inserimento sociale a cura dell’Ufficio sostegno sociale e inserimento (USSI) del Dipartimento sanità e socialità. Sono quasi un migliaio le persone coinvolte in programmi di questo tipo.

Un sistema dinamico

Il sistema dell’assistenza sociale è dinamico: sono infatti molte (tra 1’500 e 2’000) le entrate e uscite ogni anno. Tra le entrate, va segnalato come solo un quarto dei nuovi beneficiari di assistenza sociale l’anno precedente beneficiava di indennità di disoccupazione. Spicca, fra queste persone, la mancanza di formazione: un’interessante studio della SUPSI (“A 20 anni in assistenza: percorsi di vita dei giovani ticinesi beneficiari di aiuti sociali”) mostra come oltre la metà dei giovani in assistenza (55%) non ha conseguito alcun titolo di studio dopo la scuola media; pochissimi hanno iniziato una scuola medio-superiore e praticamente nessuno l’ha terminata. Vi è dunque un vuoto formativo.

Tra chi esce dall’assistenza, circa un terzo lo fa verso il mercato del lavoro e un terzo verso altre assicurazioni sociali (soprattutto AVS e AI); l’ultimo terzo lo fa invece per altre ragioni (cambiamento di domicilio, decesso, interruzione del contatto). Le categorie di persone che fanno più fatica ad uscire dall’assistenza – e dunque le categorie più sensibili – sono i giovani adulti (20-29 anni) e le persone con più di cinquant’anni (50-59).

Un incentivo per ripartire?

L’assistenza costituisce dunque un sostegno al reddito per un migliaio di persone occupate e un’indispensabile strumento di sussistenza per quasi due migliaia di persone non collocabili. Per tutti gli altri l’obiettivo deve però essere quello di ridare speranza, opportunità e magari anche una formazione a queste persone. Assistenza non può e non deve fare rima con assistenzialismo. Da prediligere sono dunque le misure di inserimento professionale – in particolare sviluppando le collaborazioni già in essere tra DFE e DSS – e sociali, specie in forme innovative. Anche perché le prime portano a un tasso di entrata nel mercato del lavoro di circa il 40%, le seconde del 20%. Persone, queste, che possono così ripartire. Ripartire per davvero. Da notare che l’investimento nelle misure di inserimento nel 2017 – oltre che ridare lavoro a più di un centinaio di persone – ha permesso perfino di risparmiare: 5.7 milioni a fronte dei 7.7 milioni che si sarebbero spesi senza fare nulla. Oltre alle imprese sociali – che piano piano prendono piede anche in Ticino – sono da approfondire il sistema della sostituzione per i giovani adulti delle indennità di assistenza in borse di studio (modello del Canton Vaud) e l’introduzione di un percorso di accompagnamento individualizzato a favore dei disoccupati che arrivano alla fine del diritto o di persone in assistenza giudicate collocabili. Importante anche il ruolo dei Comuni, che hanno un contatto di prossimità con il territorio e i cittadini, e che quindi possono agire sempre in un’ottica di accompagnamento individualizzato (Comuni ai quali occorre evidentemente garantire le risorse a questo scopo).

La prevenzione: evitare di arrivarci, in assistenza

Chiaro è che prima di tutto occorre fare in modo che le persone non ci arrivino, in assistenza. E qui è assolutamente prioritario lavorare sulla formazione, come detto un problema per una parte considerevole di chi è in assistenza. Se l’obiettivo nazionale è di portare al 95% la percentuale di giovani che ottengono entro i 25 anni un diploma secondario II (attestato federale di capacità o scuola media superiore), in Ticino ci fermiamo all’87%. Ciò significa che ogni anno perdiamo dai radar qualche centinaio di giovani che rischiano e rischieranno di finire in assistenza: bisogna qui lavorare a livello di scuola dell’obbligo, di orientamento scolastico e professionale, di formazione continua, di certificazione delle competenze e di riqualifiche professionali. E, naturalmente, di Città di mestieri, che permetterà non solo di fornire un servizio rapido ed accessibile a tutti coloro che hanno bisogno di risposte sul mondo del lavoro o della formazione, ma anche una piattaforma che permette di unire diverse politiche pubbliche attuate anche da servizi o dipartimenti diversi.

 

Altri articoli e maggiori informazioni:

Prima la formazione!

Prima i nostri è un obiettivo, non uno strumento. E fra gli elementi per raggiungerlo (non il solo) vi è la formazione. Se la metà dei giovani in assistenza non dispone di un diploma secondario, come sperare che trovino un lavoro?

Si inizia con la scuola dell’obbligo: una buona scuola, ma che è giusto voler migliorare anche sperimentando nuove proposte, sia quella dipartimentale che quella commissionale. Pace se costa qualche copeco in più e se – ironia della sorte – i primainostristi non la votano.

Va poi affrontato il cantiere dell’orientamento, anche per demolire l’idea (fallace) che il liceo è la sola strada verso un posto di lavoro (anzi). Il servizio negli anni ha compiuto dei decisi passi in avanti, aprendosi. Questa è la via sulla quale puntare: ricordiamo la nostra iniziativa – accolta – per integrare anche le organizzazioni del mondo del lavoro nelle attività di orientamento e l’opposizione – riuscita – all’introduzione dell’accesso diretto, dopo la scuola dell’obbligo, a qualsiasi formazione del secondario. Nell’attesa della realizzazione anche in Ticino di una Città dei mestieri, l’invito è a fare una capatina a Espoprofessioni che si terrà la settimana prossima a Lugano. Anche perché – in un mondo in cui il 65% dei giovani che oggi iniziano una formazione da adulto svolgerà un mestiere che oggi ancora non esiste – il tema della formazione continua sarà sempre più centrale: occorre in questo senso coordinare e sviluppare l’offerta sul territorio. Evitando, se possibile, gli autogoal, come ad esempio la nuova Legge sull’edilizia posta in consultazione dal Dipartimento del Territorio che limita la direzione lavori a ingegneri e architetti, tagliando di fatto fuori alcune formazioni duali di SUPSI e Scuole Specializzate Superiori…

*Editoriale Opinione liberale

Riconfermato alla Presidenza del Locarnese liberale radicale

Distretto PLR Locarno – Comunicato stampa del 23 febbraio 2018

Giovedì sera 22 febbraio – sotto la direzione del Presidente del giorno Graziano Crugnola, deputato al Gran Consiglio da poco trasferitosi a Tenero-Contra – si è svolta l’assemblea ordinaria del Distretto PLR di Locarno. Oltre al bilancio dell’attività del Distretto da parte del Presidente Nicola Pini e all’approvazione dei conti, all’ordine del giorno vi era anche il rinnovo delle cariche distrettuali. Alla Presidenza è stato riconfermato il Gran Consigliere Nicola Pini, alla testa del locarnese liberale radicale dal 2010, mentre Dante Pollini di Minusio sostituisce Sara Guerra – dimissionaria per ragioni professionali – quale segretario generale. A completare il Consiglio distrettuale – oltre ai membri di diritto quali i Deputati locarnesi al Gran Consiglio e all’Assemblea federale – sono invece stati riconfermati o nominati Aldo Merlini (Ascona), Dao Nguyen-Quang (Muralto), Rolando Hofer (Brissago), Fausto Castiglione (Locarno), Sara Krid Ambrosini (Losone), Gabriele Jelmolini (Brione s/Minusio), Silvano Giannini (Orselina), Maria Pia Lupi (Gordola), Michele Sussigan (Gambarogno), Cristiano Terribilini (Onsernone), Linda Galgiani (Terre di Pedemonte), Matija Terzic e Alessandro Spano (GLR), Miryem Malas (La Scuola) e Alain Scherrer (rappresentante dei Sindaci).

Per quanto riguarda le sfide future sulle quali si concentrerà il Distretto, il Presidente ha segnalato non solo la preparazione delle prossime elezioni cantonali – anche attraverso la quarta edizione del Workshop del Locarnese, questa volta previsto su due mattinate (21 aprile e 8 settembre) con l’intento di giungere all’elaborazione di proposte concrete e condivise – ma anche delle prossime votazioni popolari riferite al Progetto di Parco Nazionale del Locarnese e all’aggregazione della Verzasca.

Al termine dei lavori assembleari il Presidente distrettuale Nicola Pini ha poi colto l’occasione per salutare e ringraziare per l’impegno profuso e il lavoro svolto Antonio Ferriroli, dal 2012 apprezzato e competente sindaco di Brione sopra Minusio, il quale ha lasciato la carica alla fine del 2017. Presente anche Emilio Pozzi, candidato al Municipio in sostituzione di Ferriroli, che ha incassato l’incoraggiamento e il sostegno – con un fragoroso applauso – dei molti liberali radicali presenti.

Leggi l’articolo apparso su La Regione: Distretto Plr, confermato Pini

Foto Assemblea 2

Foto Assemblea 3

Potenziato il trasporto pubblico del Locarnese

Proprio qui, avete presente? Dal 2020 passeranno i bus della nuova linea diretta di trasporto pubblico Ascona – Locarno. Qui accanto ci sarà invece una nuova passerella ciclopedonale. Oggi infatti il Gran Consiglio ha approvato il mio rapporto commissionale e dato così il via libera a questo importante potenziamento del trasporto pubblico nel Locarnese all’apertura della Galleria del Ceneri di Alptransit.

Leggi il mio rapporto commissionale

Leggi l’articolo su La Regione: Mobilità, un cambio di marcia

No Billag – No Svizzera – No Cinema

Sono molti gli argomenti che mi portano ad oppormi con convinzione alla scellerata iniziativa No Billag – alla quale come Giovani liberali radicali ticinesi ci eravamo peraltro opposti, come unica sezione cantonale del movimento giovanile nazionale, già al momento del lancio. Tanti argomenti, dicevo, sviscerati da molti (fortunatamente). Mi limito quindi qui a ribadirne due, quelli che forse mi sono più cari.

1) No Billag = No Svizzera

L’informazione di servizio servizio pubblico è un fondamento indispensabile della democrazia svizzera e della coesione sociale e nazionale. Non solo perché come minoranza di cultura e lingua italiana il sistema attuale ci garantisce di avere una voce (per nulla scontata) in Svizzera; non solo perché il servizio pubblico ci permette di ricorrere a un’autorità indipendente di ricorso che potrà se del caso darci ragione, ma soprattutto perché nel tempo delle fake news create ad arte per guadagnare o influenzare, degli algoritmi che ci portano a leggere solo le notizie più vicine alla nostra area di pensiero e dei social network in cui i fatti sono sempre più commento, la società ha più che mai bisogno di un’informazione diversificata, seria, approfondita, contestualizzata e il più possibile sopra le parti.

2) No Billag = No Cinema

Cosa succederebbe al cinema se passasse l’iniziativa No Billag? Il mondo dell’audiovisivo locale e nazionale sarebbe molto indebolito – meno competenze e posti di lavoro, taglio del 50% dei fondi per le realizzazioni, perdita di attrattiva per le produzioni estere – compromettendo così un importante vettore di sviluppo economico sul quale il Ticino sta puntando (dalla Ticino Film Commission al Locarno Festival, passando dal Palacinema, il Cisa e tutto il resto). Con la cultura si mangia, si vive, si cresce.

FOto no billag