ACCENT – Das Organ der Jungfreisinnigen Schweiz: “Jungunternehmen” (02/08)

Jungunternehmen ; jeunes entreprises ; nuove imprese ; start up companies

Nicola Pini, Vorstandsmitglied jfs und Chefredaktor Accent

(editorial, publié in ACCENT, Ausgabe 02/08)

Jungunternehmen ; jeunes entreprises ; nuove imprese ; start up companies: le thème est intéressant et stimulant, mais doit être abordé d’une manière sérieuse. En effet, si d’un côté le fait de devenir un entrepreneur peut constituer un objectif assez répandu – notamment chez les jeunes, qui sont par définition plus ambitieux et dynamiques que les personnes plus âgées – d’un autre côté le chemin vers l’indépendance cache toute une série de défis qui peuvent transformer le rêve du jeune entrepreneur en cauchemar. Un simple chiffre suffit à témoigner du danger : environ la moitié des personnes qui se lancent font faillite durant les trois premières années d’activité. Bref, la décision de devenir entrepreneur doit être pensée et calculée, car le candidat doit être conscient à la fois de l’importance de la préparation et des obstacles qu’il doit contourner. Les pages suivantes se focalisent justement sur ces difficultés, en démontrant qu’elles sont surmontables : en effet, des jeunes entrepreneurs montrent que le rêve de l’indépendance peut parfois devenir réalité. Après ces contributions, si les défis énumérés ne vous ont pas découragés, vous pourriez vérifier dans quelle mesure vous avez les capacités pour entreprendre une activité autonome. Sans trop se fier à ce genre de tests, ce petit jeu – « Êtes-vous un entrepreneur ? » – peut quand même vous donner un premier avis, positif ou négatif. Le test étant réussi cum laude, vous avez la possibilité de profiter de l’offre spéciale dont les Jeunes Libéraux Radicaux Suisses bénéficient : contactez donc STARTUPS.CH !

En effet, la création des nouvelles entreprises concrétise un des piliers de l’esprit libéral, à savoir l’initiative personnelle. C’est pourquoi les Jeunes Libéraux Radicaux – depuis toujours sensibles à la création de richesse et de postes de travail – se battent pour une simplification des tâches administratives pour les entreprises, comme le prouve, entre autre, notre soutien à la réforme de la TVA proposé par le Conseiller fédéral Merz, qui postule l’introduction d’un taux unique.

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La lezione della scissione del 1934: il PLRDT

Le lezioni della scissione del 1934

 

L’avventura del PLRDT evidenzia l’importanza dell’unità e del movimento giovanile

 

Nicola Pini, membro del comitato direttivo GLRS e del comitato JLR Unil-Epfl

 

(pubblicato in Opinione Liberale, 19.06.2008)

 

A pochi mesi dalla fusione del Partito Liberale Radicale Svizzero con i “cugini” del Partito Liberale Svizzero (PLS), prevista per il prossimo ottobre – unione peraltro già concretizzata dai rispettivi movimenti giovanili lo scorso mese d’aprile – vale la pena rispolverare qualche vecchio documento per ricordarci che una divisione simile si manifestò pure alle nostre latitudini: il Partito Liberale Radicale Democratico Ticinese (PLRDT), infatti, calcò il terreno dell’arena politica ticinese tra il 1934 e il 1946 opponendosi, talvolta ferocemente, all’ufficiale PLRT, ristrutturando dunque il panorama politico cantonale per oltre un ventennio.

 

Il PLRDT (1934-1946)

Il nuovo partito, creatosi ufficialmente il 18 febbraio 1934, scaturì dall’integrazione della “Federazione Gioventù Liberale Radicale Ticinese” (FGLRT), dei “Franchi Liberali Luganesi” e dei democratici di Locarno e Giubiasco; in breve, dall’unione tra il movimento giovanile e l’ala sinistra del PLRT. Un ruolo chiave fu giocato non solo dal foglio “Avanguardia”, che diventò l’organo ufficiale del PLRDT, ma pure da personalità di spicco del liberalismo ticinese quali Camillo Olgiati, Alberto De Filippis, Giovan Battista Rusca e Guido Guglielmetti. In sintesi, la scissione del 1934 è dovuta principalmente a tre divergenze interne al partito, quali l’attitudine verso il fascismo, la sensibilità riguardante la questione sociale e, infine, la possibile intesa con i socialisti di Canevascini: in effetti, “Fronte Unico antifascista, liberalismo sociale, tutela dei ceti medi, ma anche democrazia governante, costituivano […] l’ossatura programmatica del partito” scissionista (Macaluso Pompeo, Liberali antifascisti – Storia del Partito Liberale Radicale Democratico Ticinese, Locarno: Armando Dadò editore, 2004, p. 234). In ogni caso, dopo un inizio di duro confronto, il mutare del corso degli eventi internazionali e il ricambio generazionale all’interno delle varie correnti placarono le divergenze rendendo così la fusione ineluttabile nel 1946. La vicenda PLRDT lasciò però il segno in quanto gli anni successivi si caratterizzarono proprio da quell’Intesa di sinistra con il partito socialista fortemente e costantemente auspicata dagli scissionisti.

Gli insegnamenti

Ma ciò che più mi ha colpito durante la lettura dell’appassionante saggio di Pompeo Macaluso è l’incredibile attualità di due messaggi che, senza cadere nell’anacronismo, l’avventura del PLRDT può veicolare.

Il primo messaggio, abbastanza esplicito, è evidentemente quello dell’importanza fondamentale dell’unità del partito: se lo scambio dialettico costituisce – lo si sente (giustamente) ripetere in continuazione – un punto di forza del Partitone, esso deve restare costruttivo e riconciliante, ma soprattutto deve evitare il pericolo dell’estremismo e dell’esasperazione. Siamo “un” partito, siamo “il” partito: insieme si governa il Cantone, divisi si resta ai margini del potere, la Storia ce lo indica chiaramente. E, andreottianamente, che il potere logora chi non ce l’ha…

Il secondo messaggio, più implicito, riguarda l’importanza del movimento giovanile, vero e proprio motore della scissione del 1934. I “giovani”, infatti, perché non ascoltati – per contrastare l’incondizionato antifascismo della FGLRT i dirigenti del partito volevano addirittura abbassare l’età di appartenenza al movimento e integrarlo alle sezioni comunali! – hanno deciso di separarsi dai “grandi”, per poi riconfluire alla casa madre nel Dopoguerra, con più peso, tanto da vedersi accontentare per quanto riguarda la direzione da imboccare per il ventennio successivo. Senza volerci soffermare sulle differenze di pensiero fra i due movimenti interni al partito dell’epoca, la vicenda costituisce non solo una vera e propria dimostrazione dell’importanza delle giovani leve in seno al partito, ma soprattutto un segnale di quanto il movimento giovanile possa apportare a quest’ultimo, grazie al suo dinamismo e alla sua vitalità. La volontà del giovane liberale radicale di imparare dai membri più esperti del partito, insomma, si deve indissolubilmente appaiare ad una considerazione e a una disponibilità da parte dei veterani: ecco la ricetta di oggi per garantire un domani radioso e, di conseguenza, targato PLR! 

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Supplemento sulla Centovallina

Supplemento sulla Centovallina

Nicola Pini, Presidente STOICA (Associazione degli studenti ticinesi a Losanna)

(pubblicato in La Regione, 28.05.2008)

 Hai l’abbonamento generale? Sei studente? Fa niente, paga il supplemento!

Il Comitato della STOICA, l’Associazione degli studenti ticinesi a Losanna, si sente in dovere – a tutela dei diritti dei quasi 800 studenti ticinesi residenti sulle sponde del Lemano – di denunciare pubblicamente una situazione che ritiene scandalosa, ovvero l’imposizione di un supplemento di due franchi per l’utilizzo del treno panoramico sulla Centovallina che copre la tratta fra Locarno e Domodossola. Già l’imposizione di una tassa supplementare risulta altamente sconveniente, ma se si pensa che non esiste possibilità di scelta visto che tutto il treno – e non il singolo vagone – è panoramico, la pretesa da parte della dirigenza della SSIF – Società Subalpina di imprese ferroviarie – risulta addirittura offensiva e antiliberale.

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No alle naturalizzazioni democratiche volute dall’UDC : Il caso emblematico di Hermann Hesse

No alle naturalizzazioni democratiche volute dall’UDC : Il caso emblematico di Hermann Hesse

Nicola Pini e Stefano Rizzi, membri comitato direttivo Giovani Liberali Radicali Svizzeri (GLRS) 

(pubblicato in Opinione Liberale, 02.05.2008, p. 5) 

In linea con quanto deciso durante l’ultima assemblea dei delegati dei Giovani Liberali Radicali Svizzeri (GLRS), vorremmo sensibilizzarvi – per mezzo di un caso emblematico come quello dell’illustre scrittore Hermann Hesse – sull’importanza di respingere l’iniziativa UDC per le naturalizzazioni democratiche. Sebbene l’attuale legislazione sia ben lontana dalla perfezione, accettare la proposta in votazione equivarrebbe a passare letteralmente dalla padella alla brace: la naturalizzazione non deve in effetti essere concepita come un processo strettamente politico, bensì come un procedimento politico-amministrativo di competenza di un’istanza specifica che si occupa approfonditamente del singolo caso analizzando dati oggettivi, e non di certo a discrezione di tutta la popolazione residente nel comune che, è impensabile negarlo, prenderebbe la propria decisione basandosi principalmente su degli elementi soggettivi, cavalcando l’onda emotiva dei preconcetti e dei pregiudizi, siano essi positivi o negativi.  

Il caso Hesse, come già accennato, risulta essere paradigmatico, soprattutto se affrontato con quella griglia d’analisi che è l’“histoire contrefactuelle”. Hesse, residente per oltre un quarantennio a Montagnola, non era amato da tutta la popolazione, in quanto molti lo ritenevano stravagante e arrogante, mentre alcuni lo credevano addirittura – e ingiustamente – un filo-nazista; al contrario, pochi avevano letto i suoi libri e percepivano l’eminente statura morale e letteraria del personaggio. In una votazione popolare, dunque, egli avrebbe con tutta probabilità visto rifiutarsi la cittadinanza svizzera – che invece gli fu concessa – e gli svizzeri avrebbero perso l’onore di avere tra i propri concittadini un Premio Nobel per la letteratura; un premio che Hesse ritirò appunto come svizzero, riempiendoci di gioia e di orgoglio. Anacronisticamente parlando, dunque, lasciamo che l’Hermann Hesse di turno sia giudicato da un’autorità competente, che parli con lui, che comprenda che non è filo-nazista, che abbia letto i suoi libri, che possa quindi prendere una decisione sulla base di elementi oggettivi e dunque con cognizione di causa, piuttosto che affidarsi a un verdetto determinato – lo ripetiamo – perlopiù da pregiudizi e da preconcetti non sempre fondati su basi meritocratiche. Non tutti possono essere svizzeri, ci viene ripetuto: allora, amiche e amici, facciamo in modo che chi sia naturalizzato diventi svizzero con criterio, con giudizio e con merito. Senza contare che, infine, una decisione presa alle urne non potrebbe essere oggetto di ricorso: violerebbe pertanto i principi di uno stato di diritto in cui – fortunatamente – viviamo.   

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