Mobilità aziendale 2.0: dalle parole ai fatti

Fa piacere vedere che, passo dopo passo, si sta concretizzando la mobilità aziendale 2.0. Una politica che oggi, a differenza di ieri, può beneficiare – anche grazie a una mia mozione parlamentare – di un fondo di 2 milioni per finanziare non solo gli studi (che poi rimanevano nei cassetti), ma anche e soprattutto misure e progetti concreti da realizzare in favore di una mobilità più razionale. Una prima differenza, questa, che si somma a un altro importante cambiamento di paradigma rispetto alla vecchia mobilità aziendale: ora non si ragiona più unicamente in termini di singole aziende, che spesso non hanno i numeri, le condizioni, il tempo e le risorse per implementare delle strategie realmente attraenti ed efficaci, ma a comparti più ampi, attraverso la messa in rete di più imprese e dipendenti. Un approccio, questo, che sta fortunatamente prendendo il volo in Ticino, con la speranza di veder presto qualche risultato nella viabilità – e nella vivibilità – del nostro Cantone: risultati che peraltro il Consiglio di Stato dovrà rendicontare, all’indirizzo del Gran Consiglio, dopo 4 anni di implementazione del Fondo.

Così, dopo tante altre realtà cantonali – Mendrisio, Basso Vedeggio, Valle della Tresa, Pian Scairolo, Lugano Centro e Nord, Chiasso e Pian Faloppia – anche Locarno si è attivata in questo senso, sia per quanto riguarda la Città, sia per l’entrata del Piano di Magadino, in questo caso con il coinvolgimento dei Comuni di Tenero, Gordola e Lavertezzo: due zone diverse che hanno specificità diverse e che, dunque, necessitano di risposte e soluzioni diverse. Proprio per questo nella sua ultima seduta il Consiglio Comunale della Città di Locarno, nell’ambito dell’analisi di un credito relativo al progetto Città dell’Energia, ha approvato – a dire il vero non senza discussioni – il progetto di centrale di mobilità per aziende e amministrazioni. Un progetto che mira giustamente a identificare e realizzare delle proposte specifiche per persone e territorio, proponendo alternative concrete e personalizzate, rendendo non solo la sensibilizzazione più efficace, ma anche aprendo le porte agli incentivi finanziari per l’ottimizzazione della mobilità messi a disposizione dal Cantone. E va qui sottolineato come, finanziabili, non sono solo le già note misure quali navette aziendali, carpooling, biciclette e flotta aziendale, ma anche la predisposizione di infrastrutture informatiche per il telelavoro, l’organizzazione del lavoro da casa e la realizzazione di mense e asili aziendali: strumenti e accorgimenti che, oltre a garantire la libertà di movimento, permettono al contempo di migliorare la conciliabilità tra vita professionale e famigliare. Questo fa e deve fare l’ente pubblico: stimolare e sostenere dinamiche virtuose, collegando tra di loro più politiche settoriali. Avanti così!

* Pubblicato su La Regione di oggi

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