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Incontro Sindaci PLR del Locarnese: al lavoro insieme!

Si è tenuto oggi il tradizionale incontro semestrale tra Sindaci e Vicesindaci PLR del Locarnese promosso dal Distretto PLR di Locarno, che presiedo, con l’intento di discutere informalmente tematiche di rilievo a livello regionale e cantonale. Oltre ad aver affrontato alcuni temi caldi nei lavori di Gran Consiglio – come ad esempio il sostegno al Monte Verità, il credito di una decina di milioni per le funivie nelle Centovalli e il finanziamento di alcune misure di mobilità lenta o pubblica contenute nel PALOC2 – è stata tematizzata la tendenza del Cantone a sempre più centralizzare competenze e imporre le proprie visioni, come nel caso dell’uniformizzazione degli stipendi tra polizie cantonale e comunali, ma soprattutto nell’ambito delle recenti proposte di revisione del Piano direttore e del Piano cantonale delle aggregazioni: in linea generale si è convenuto per il primo di opporsi a un’eccessiva messa sotto tutela dei Comuni in ambito pianificatorio, per il secondo di rilevare come le osservazioni dei Comuni del Locarnese non siano state debitamente considerate. Sostegno del Partito cantonale è stato espresso anche sul tema dei canoni d’acqua, sollevato in particolare dai Sindaci dei Comuni periferici: l’opposizione alla proposta di una loro repentina riduzione posta in consultazione dalla Confederazione è stata anche sostenuta dal Consigliere di Stato Christian Vitta, tanto da convincere il Partito nazionale – in un primo momento piuttosto favorevole – ad opporvisi. Importante, è stato ribadito, assicurare alle regioni periferiche le giuste risorse per gestire la cosa pubblica. L’incontro mi ha inoltre permesso, insieme al Presidente cantonale Bixio Caprara eccezionalmente presente all’incontro, di salutare e ringraziare il Sindaco di Tenero-Contra Paolo Galliciotti che ha recentemente annunciato il ritiro dalla politica attiva per la fine dell’anno. Sempre al lavoro, insieme!

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Orsoline

La scuola è tutta un’educazione alla cittadinanza

Diversi cittadini, nelle ultime settimane, mi hanno chiesto come mai avessi votato no all’introduzione dell’ora di educazione alla cittadinanza; un no che ribadirò anche al voto popolare del prossimo 24 settembre. Di certo non perché io non sia sensibile agli obiettivi della proposta, anzi, ma perché credo che gli strumenti per raggiungerli siano diversi. A fronte, ammettiamolo subito, di un reale problema di carenza civica – non solo per i giovani – che impone una riflessione da parte di scuola, politica e società tutta.

In primo luogo ho votato e voterò no perché lo scorporo porta con sé, purtroppo, un importante taglio delle ore di storia. Ed è una perdita, anche perché già oggi i docenti faticano a completare il programma stabilito. Ma il punto è un altro: la conoscenza della storia non è fine a se stessa, ma piuttosto uno strumento per leggere il presente e costruire il futuro, anche civico. A ben guardare, al di là dei programmi specifici, studiare storia è di fatto studiare civica. È importante non solo per capire chi siamo e come funzioniamo – o per conoscere e interiorizzare diritti e doveri conquistati anche con il sangue – ma soprattutto per avere solidi punti di riferimento in un mondo sempre più globalizzato e liquido.

Secondariamente ho votato e voterò no perché reputo estremamente riduttivo limitare e inscatolare l’insegnamento della civica e della cittadinanza in sole due ore mensili di materia specifica. Il senso dello Stato e delle Istituzioni non si impara a memoria come le caselline, come – evidentemente –  non lo si impara solo durante le ore di storia. Lo si impara studiando il testo argomentativo a italiano; approfondendo la geografia e a scienze quando si studia il comportamento delle api; o ancora leggendo Voltaire a francese e perfino a educazione fisica quando impariamo il rapporto tra noi e gli altri, ad esempio in un gioco di squadra. A ben guardare creare cittadini attivi e consapevoli è – e deve essere – l’obiettivo principe della scuola: si veda in questo senso l’articolo 2 della Legge della scuola, sulle finalità, un vero e proprio inno all’educazione alla cittadinanza. Istituire delle ore apposite rischia invece di deresponsabilizzare in questo senso altri insegnanti e altre materie. Se da un lato la politica cantonale invoca a gran voce il superamento dal dipartimentalismo della pubblica amministrazione, dall’altro per la scuola sembra negare l’importanza di un approccio trasversale e interdisciplinare. Fatto peraltro anche di progetti meritevoli, come quello della Gioventù dibatte, che permette a giovani allievi di sperimentare per davvero il confronto democratico, per giunta tirando a sorte le posizioni da argomentare, anche per spiegare che spesso le ragioni non stanno mai totalmente da una parte o dall’altra. Facciamo di più, ma facciamolo innovando, cercando nuove vie, coinvolgendo il territorio.

Ecco perché, pur apprezzando il lungo e laborioso lavoro della Commissione scolastica teso alla ricerca di un compromesso tra Dipartimento e iniziativisti (anche se alla luce dei fatti sminuito dal mancato ritiro dell’iniziativa), ho votato e voterò no a quanto proposto. E forse, a ben vedere, non è così male che se ne parli, così possiamo dibattere su quale tipo di scuola vogliamo, anche perché la scuola di oggi è il Paese di domani, il suo prodotto interno lordo e il suo mercato del lavoro, ma anche i suoi valori, la sua tenuta e la sua coesione.

* Pubblicato su La Regione di oggi

Cité des métiers

La “Città dei mestieri” ambiziosa e geniale

Lo scorso gennaio, il Gran Consiglio ha approvato un’iniziativa parlamentare – firmata da chi scrive e dai colleghi Farinelli, Fonio, Jelmini, Pagnamenta e Passalia – per codificare un maggior coinvolgimento di genitori e organizzazioni del mondo del lavoro nell’orientamento scolastico e professionale. Nelle scorse settimane il Consiglio di Stato ha invece accolto la nostra seconda proposta, ovvero la realizzazione in Ticino di una Città dei mestieri. Fantastico, ma forse non chiarissimo per tutti. Anche se mi rendo conto che il concetto di “messa in rete” oggi risulti un po’ abusato e ben poco innovativo – che poco comunica e nulla spiega di quanto verrà realizzato – dopo aver visitato la Cité des métiers di Ginevra non posso fare a meno di sottolineare come quest’ultima decisione sia un importante e concreto passo in avanti per un accompagnamento formativo e professionale e una pubblica amministrazione al passo con i tempi, razionali, dinamici e soprattutto facilmente accessibili.

La Cité des métiers sarà un villaggio dedicato alla formazione, al lavoro e all’orientamento scolastico e professionale che accoglierà tutti – giovani e meno giovani – per informazioni sul mercato del lavoro e sulle varie opportunità formative. Lì, in un unico luogo, potranno incontrare gli orientatori; i rappresentanti degli ordini scolastici che forniranno indicazioni sui percorsi più adatti, recenti, spendibili; i professionisti e i rappresentanti di aziende interessate ad assumere collaboratori e apprendisti, a spiegare di che profili necessitano o cosa significa svolgere uno specifico mestiere; oppure ancora i consulenti a consigliare come finanziare la propria formazione. Tutti insieme, per ascoltarsi e aggiornarsi; per sedersi con ogni singolo cittadino, confrontarsi sulle scelte possibili e maturare quelle più giuste per lui (o lei). È questa la genialità del concetto: un solo sportello che permetterà di convogliare al “villaggio” tutti gli attori per fornire ad ognuno risposte mirate, in maniera più razionale e in tempi più brevi rispetto ad una serie di servizi disseminati un po’ qua e un po’ là sul territorio. All’interno della cittadella potrà ovviamente entrare chiunque, per un dubbio o avendo già in testa la direzione da prendere. Il tutto, in un ambiente stimolante che proporrà giornate di formazione, seminari e momenti di incontro tra chi le opportunità lavorative le cerca e chi invece le offre; in un contesto che offrirà periodicamente conferenze con personalità di spicco da ogni ambito e che metterà a disposizione materiale multimediale aggiornato ai bisogni degli “abitanti” e dei “visitatori”.

Chi scrive e i firmatari delle due proposte hanno sicuramente preso atto con entusiasmo della disponibilità politica trasversale, comprese le parti sociali coinvolte sin dalle prime fasi (Camera di Commercio, AITI, OCST e Sindacati indipendenti ticinesi), e oggi auspichiamo che si proceda celermente, così come proposto dal Governo, con la fase di progettazione operativa e la sperimentazione presso il Centro professionale tecnico di Trevano già nel corso dell’anno scolastico 2017/2018. Sapendo – a Ginevra e nell’altra quarantina di struttura in tutto il mondo – quanto può avvenire quando si crede in una riunione dell’universo dei mestieri e della formazione, siamo convinti che le risposte ad alcuni dei problemi che toccano il mondo del lavoro e l’occupazione passeranno da queste mura, e con un po’ di speranza proprio lì vi potrebbero trovare soluzione. Se un domani per capire cosa fare da grande, se pianificare un soggiorno all’estero, come riorientarsi finanziando gli studi o per incontrare un potenziale datore di lavoro ai Ticinesi basterà recarsi alla Città dei mestieri, vorrà dire che quella che oggi sembra una promettente capitale avrà raggiunto il suo geniale, ambizioso ma realistico scopo.

* Pubblicato sul Corriere del Ticino di oggi

 


Maggiori informazioni:

“Città dei mestieri, obiettivo 2018″ (La Regione, 27 maggio 2017)

Comunicato stampa del Consiglio di Stato (28 giugno 2017)

Intervista (LiberaTV, 12 agosto 2017)

 

NP Lago

Navigazione Lago Maggiore: proposta per uscire dall’impasse

Con i colleghi Giorgio Fonio (PPD), Ivo Dürisch (PS), Fabio Badasci (Lega) e Michela Delcò-Petralli (Verdi) abbiamo invitato il Consiglio di Stato ad intervenire – coinvolgendo i Comuni della regione – per garantire nel tempo il servizio di navigazione anche all’interno del bacino svizzero del Lago Maggiore, con i relativi posti di lavoro a condizioni contrattuali adeguate. In sostanza, il Cantone potrebbe finanziare alcune tratte quale trasporto pubblico di linea su acqua (ora il finanziamento è limitato a gomma e rotaia) e contribuire finanziariamente – come detto insieme ai Comuni – alla creazione di un’offerta turistica sul Lago Maggiore, evidentemente nel rispetto degli accordi recentemente firmati tra Svizzera e Italia. Di seguito il testo integrale della mozione inoltrata oggi al Consiglio di Stato.


Per un sostegno concreto alla Navigazione sul bacino svizzero del Lago Maggiore e ai suoi lavoratori

Oggi, domenica 25 giugno, i lavoratori e le lavoratrici della NLM bacino svizzero hanno deciso di incrociare le braccia per difendere il proprio posto di lavoro. Come noto la direzione della NLM ha annunciato per la fine del 2017 il licenziamento collettivo di tutto il personale, ossia 34 dipendenti.

Il personale del bacino svizzero ha sempre garantito con la massima professionalità e in totale sicurezza, un servizio pubblico di qualità apprezzato da residenti, utenti, turisti e viaggiatori occasionali. Un servizio pubblico importante non solo per la regione del Locarnese, ma per tutto il Cantone, considerata la valenza turistica e l’indotto economico generato. Anche nella regione vi è forte preoccupazione per quanto sta succedendo all’interno della NLM e alla possibile cancellazione o riduzione del servizio di navigazione sul bacino svizzero.

Con il licenziamento collettivo si azzerano posti di lavoro di qualità e regolamentati da condizioni contrattuali dignitose; non dimentichiamoci che i dipendenti licenziati sono tutti residenti in Ticino con le proprie famiglie.

Fatte queste considerazioni si invita quindi il Consiglio di Stato a:

  1. Valutare eventualmente anche con l’appoggio dei Comuni un sostegno finanziario per garantire nel tempo il servizio di navigazione anche all’interno del bacino svizzero del Lago Maggiore e i citati posti di lavoro garantendo condizioni contrattuali adeguate. Occorre infatti scongiurare in ogni modo qualsiasi fenomeno di sostituzione della manodopera.
  2. Prendere contatto con l’Ufficio Federale dei Trasporti per trovare il più presto possibile delle soluzioni che garantiscano la sostenibilità del servizio sul bacino svizzero del Lago Maggiore.
dibattito ATAN

Nuovi genitori, nuove politiche

Oggi si parla di asili nido quasi solo per denunciare abusi salariali e quasi mai in termini di necessità, efficienza, accessibilità; stesso discorso per la conciliabilità lavoro-famiglia, dove al centro è posizionato quasi unicamente il ruolo della donna e non anche il ruolo dell’uomo e il beneficio per il bambino. Il tema va però ampliato e affrontato in termini di società: famiglia, ruolo dell’uomo e della donna; lavoro e carriera; educazione e prima infanzia. Compito della politica è infatti adeguare costantemente le politiche pubbliche all’evoluzione della società.

Di fatto, oggi la situazione è cambiata rispetto a qualche decennio fa: i neo-genitori hanno tendenzialmente meno tempo da dedicare ai figli nei primi anni di vita, in quanto spesso entrambi impegnati professionalmente per scelta (passione o ambizione) o per necessità (finanziaria); al contempo, vi è un numero crescente di neo-padri disposti ad assumersi nuove responsabilità nella cura dei figli. Un’evoluzione, questa, che impone un ripensamento delle politiche sociali e del lavoro: occorre ad esempio

  • favorire i tempi parziali – anche per le funzioni dirigenziali – e il lavoro flessibile;
  • introdurre dove possibile il telelavoro (lavoro da casa) per uno o due giorni la settimana, ciò che peraltro permetterebbe anche di ridurre il traffico e schiudere nuove opportunità per le regioni periferiche;
  • regolamentare un congedo paternità di almeno 10 giorni sull’arco del primo anno di vita del bambino, per ridurre il rischio di depressione post-parto, che tocca una donna su dieci, come anche per facilitare il rientro nel mondo del lavoro delle neo-mamme;
  • e, infine, assicurare un numero adeguato di strutture ricettive, come famiglie diurne e asili nido, a cui affidare non solo la cura, ma anche (parzialmente) l’educazione dei bambini nei primi anni di vita.

Strutture che siano quindi di qualità – e non semplicemente dei posteggi… – e accessibili finanziariamente, da capire se attraverso un rafforzamento finanziario delle famiglie più fragili, attraverso un sistema di rette variabili o un aumento del sovvenzionamento alle strutture stesse. In questo senso, l’ente pubblico deve assumersi anche un ruolo di stimolo e coordinamento, ad esempio favorendo un ragionamento di messa in rete tra aziende. Il Cantone non può certo limitarsi ad auspicare l’azione da parte delle aziende, spesso confrontate a importanti costi (seppur investimenti), mancanza di competenze specifiche e soprattutto di massa critica: per questo le imprese vanno incentivate e accompagnate nella realizzazione dei nidi interaziendali. Lo stesso discorso potrebbe inoltre essere portato anche sul piano dei Comuni, in termini di consorzi, proprio come fatto qualche decennio fa con le case per anziani, con le quali si potrebbero peraltro attivare sinergie all’insegna dell’intergenerazionalità.

È davvero il momento di agire, non solo perché a chiederlo è di fatto una nuova generazione alle prese con computer e fasciatoi, ma anche perché in ballo, nell’agenda politica cantonale, vi sono le riflessioni attorno a una riforma della fiscalità delle imprese con le relative misure sociali accompagnatorie annunciate dal Consiglio di Stato, come anche l’elaborazione di un controprogetto all’iniziativa popolare “Asili nido di qualità per le famiglie” da parte della Commissione scolastica del Gran Consiglio. Occasioni da non perdere per una politica che pretende – legittimamente – di guardare al futuro.

Tassa sul Sacco

Un sacco di energia

Quando le urne chiamano il cittadino deve rispondere. E non è sempre un compito facile. Da parte mia – seppur con qualche riserva – la decisione è presa e si concretizza in due SÌ, perché nessun amante della libertà – come sostanzialmente è il cittadino ticinese – può rifuggire la responsabilità, anche se comporta qualche sacrificio.

Una responsabilità che si ritrova nella generalizzazione – e non nell’introduzione! – della tassa sul sacco che si basa sul principio di causalità, secondo il principio “chi inquina paga” e “chi ricicla risparmia”, incentivando così una gestione dei rifiuti più razionale e oculata. Una responsabilità non solo ambientale, ma soprattutto una responsabilizzazione del cittadino, visto che le buone abitudini sono premiate. Che sia una politica efficace – anche se lo ammetto più impegnativa – lo si intuisce dal fatto che si va a toccare il portamonete, ma anche e soprattutto dall’esperienza maturata: i Comuni che hanno introdotto la tassa sul sacco hanno conosciuto un aumento della raccolta differenziata del 20% (media degli ultimi 5 anni) e una diminuzione del 30% dei rifiuti solidi urbani. Diminuzione che, con la nuova regolamentazione cantonale, è stimata al 15%. E a chi teme di pagare lo scotto, ricordo che per le fasce a basso reddito, gli anziani e le famiglie con bambini piccoli i Comuni potranno se del caso prevedere delle facilitazioni, come è giusto che sia.

Un SÌ di responsabilità anche per la Strategia energetica 2050: anche in questo caso in favore dell’ambiente, certo, ma anche di una delle (poche) ricchezze del nostro Cantone, l’acqua, un settore strategico e fondamentale in termini di approvvigionamento energetico e di posti di lavoro. In Ticino non abbiamo il vento del nord o il sole del sud, ma abbiamo l’acqua: il vero oro di cui disponiamo e che dobbiamo sostenere e valorizzare; anche perché, oggi come oggi, l’idroelettrico è in difficoltà a causa dei costi di produzione fuori mercato. La strategia energetica proposta dal Consiglio federale fornisce una prima – seppur lieve – risposta al problema, iniettando risorse finanziarie nell’idroelettrico (per il Ticino si stimano 5 milioni di entrate in più). La graduale uscita dal nucleare, inoltre, metterà l’idroelettrico nella condizione di giocare un ruolo importante, grazie in particolare alla sua flessibilità che permetterà di compensare le oscillazioni sia delle nuove energie rinnovabili, sia delle importazioni dall’estero, che sarebbe pericoloso ritenere garantite. Due scelte di responsabilità oggi, quindi, per garantire la libertà anche domani e dopodomani.

* Pubblicato sul Corriere del Ticino di oggi

mobilità aziendale

Mobilità aziendale 2.0: dalle parole ai fatti

Fa piacere vedere che, passo dopo passo, si sta concretizzando la mobilità aziendale 2.0. Una politica che oggi, a differenza di ieri, può beneficiare – anche grazie a una mia mozione parlamentare – di un fondo di 2 milioni per finanziare non solo gli studi (che poi rimanevano nei cassetti), ma anche e soprattutto misure e progetti concreti da realizzare in favore di una mobilità più razionale. Una prima differenza, questa, che si somma a un altro importante cambiamento di paradigma rispetto alla vecchia mobilità aziendale: ora non si ragiona più unicamente in termini di singole aziende, che spesso non hanno i numeri, le condizioni, il tempo e le risorse per implementare delle strategie realmente attraenti ed efficaci, ma a comparti più ampi, attraverso la messa in rete di più imprese e dipendenti. Un approccio, questo, che sta fortunatamente prendendo il volo in Ticino, con la speranza di veder presto qualche risultato nella viabilità – e nella vivibilità – del nostro Cantone: risultati che peraltro il Consiglio di Stato dovrà rendicontare, all’indirizzo del Gran Consiglio, dopo 4 anni di implementazione del Fondo.

Così, dopo tante altre realtà cantonali – Mendrisio, Basso Vedeggio, Valle della Tresa, Pian Scairolo, Lugano Centro e Nord, Chiasso e Pian Faloppia – anche Locarno si è attivata in questo senso, sia per quanto riguarda la Città, sia per l’entrata del Piano di Magadino, in questo caso con il coinvolgimento dei Comuni di Tenero, Gordola e Lavertezzo: due zone diverse che hanno specificità diverse e che, dunque, necessitano di risposte e soluzioni diverse. Proprio per questo nella sua ultima seduta il Consiglio Comunale della Città di Locarno, nell’ambito dell’analisi di un credito relativo al progetto Città dell’Energia, ha approvato – a dire il vero non senza discussioni – il progetto di centrale di mobilità per aziende e amministrazioni. Un progetto che mira giustamente a identificare e realizzare delle proposte specifiche per persone e territorio, proponendo alternative concrete e personalizzate, rendendo non solo la sensibilizzazione più efficace, ma anche aprendo le porte agli incentivi finanziari per l’ottimizzazione della mobilità messi a disposizione dal Cantone. E va qui sottolineato come, finanziabili, non sono solo le già note misure quali navette aziendali, carpooling, biciclette e flotta aziendale, ma anche la predisposizione di infrastrutture informatiche per il telelavoro, l’organizzazione del lavoro da casa e la realizzazione di mense e asili aziendali: strumenti e accorgimenti che, oltre a garantire la libertà di movimento, permettono al contempo di migliorare la conciliabilità tra vita professionale e famigliare. Questo fa e deve fare l’ente pubblico: stimolare e sostenere dinamiche virtuose, collegando tra di loro più politiche settoriali. Avanti così!

* Pubblicato su La Regione di oggi

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“Cineturismo”: un’opportunità anche per il Ticino

C’è chi sostiene che i viaggi allenano i pensieri e permettono di verificare le proprie tesi negli occhi di uno sconosciuto. Ed è vero. Rientrando da New York e Washington, mi rendo conto di quanto questo viaggio abbia ulteriormente consolidato la mia convinzione che il cinema – l’audiovisivo in generale – è un formidabile strumento non solo di progresso civile e culturale, ma anche di progresso economico e marketing turistico. Pellegrinaggio da Tiffany; selfies sui luoghi noti perché visti in un film; foto da Katz’s Delicatessen per ricordare l’orgasmo più famoso del mondo (vedi Harry ti presento Sally); risate di turisti a ricordare o ricostruire una scena della propria serie TV preferita; gare a trovare l’ufficio o la casa di un protagonista e, infine, code per cenare da Bubba Gump Schrimp (vi ricordate Forrest Gump, i suoi cioccolatini, il suo “stupido è chi lo stupido fa”? Ne è nata una catena di fast food vera e propria, a tema, che attira cinefili, turisti e golosi). Potere del cineturismo, il film-induced tourism della letteratura scientifica.

Però è New York, mi direte. Ma così può essere, e deve essere, con le debite proporzioni, anche in Ticino. Ed è proprio a questo scopo che mira la Ticino Film Commission – la prima del suo genere in Svizzera, definita dalla Confederazione come progetto esemplare di politica economica regionale – istituzione che si occupa di attrarre in Ticino produzioni cinematografiche nazionali e internazionali con l’intento di portare lavoro, indotto economico e visibilità al nostro territorio. E i conti sembrano tornare: nel 2015 l’accompagnamento a 11 progetti ha infatti portato un indotto economico di quasi 600’000 CHF, oltre ad aver proposto tramite il piccolo e grande schermo il Ticino quale meta turistica a tanti potenziali visitatori. In attesa dei dati del 2016, ricordo solamente l’inizio di Mister Felicità, con Diego Abatantuono al LAC di Lugano – il film è uscito nelle sale il 1.01.17 e, al 22.01, era già stato visto da 1’660’521 spettatori – o le più di 2.5 milioni visualizzazioni di un lancio di un film indiano girato in Valle Verzasca. Agli indiani – e ai loro colorati e musicali Bollywood – piace innamorarsi IN Ticino: cerchiamo quindi di farli innamorare DEL Ticino. Facciamo innamorare loro (per i quali sta diventando sempre più di moda venire a sposarsi alle nostre latitudini) e altri spettatori-turisti del nostro splendido territorio, creando nuovi turismi, nuovi canali di promozione regionale e nuovi pernottamenti (diretti e indiretti), portando nuovo ossigeno al settore e all’economia cantonale in generale.

*Pubblicato sul Corriere del Ticino del 9 marzo 2017

Per saperne di più, su New York, la Ticino Film Commission e il cineturismo leggi il reportage “Cine-turisti per caso” apparso sul Caffé della domenica del 21 marzo 2017

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Vicepresidenza PLR: 5 anni da mediani

di Nicola Pini e Michele Morisoli

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando abbiamo deciso di metterci in gioco, dando la nostra disponibilità a correre per la Presidenza del Partito, in una modalità nuova, non a caso suggerita dai Giovani liberali radicali a quel tempo presieduti da Giovanni Poloni. Dopo una campagna corretta, leale e frizzante – con molte idee e proposte messe sul tavolo, parte delle quali poi realizzate, indipendentemente da chi provenissero – ci siamo ritrovati a lavorare insieme per il bene del nostro Partito, a fianco di Rocco, nominati vicepresidenti cantonali dal Comitato cantonale il 30 novembre 2012, casualmente proprio il giorno del nostro compleanno. Ad unirci non solo il giorno di nascita, la passione per la politica, la lealtà al Partito, il rispetto per il Presidente eletto, ma soprattutto la responsabilità e la convinzione che l’unità la fa chi vince, ma ancora di più chi perde e – mettendo da parte orgoglio e ambizioni personali – decide di giocare di squadra, da mediano. Crediamo di esserci riusciti, senza tanto rumore e senza polemiche anche quando la pensavamo diversamente, dando il nostro contributo alla causa e al Presidente, ognuno con le proprie esperienze, sensibilità, idee. Non tutti i traguardi sono stati raggiunti, è vero, ma qualche passo avanti l’abbiamo fatto, non a caso in un ambito caro al Presidente, quello degli investimenti. Abbiamo investito nelle persone, nei giovani, nella comunicazione digitale, nell’elaborazione di proposte innovative (fibra ottica, edifici dismessi, telelavoro); abbiamo seminato e, speriamo, il Partito potrà in futuro raccogliere.

Un grazie a Rocco per l’energia, l’entusiasmo, la propositività e la concretezza con la quale ha interpretato la carica affidatagli dal Congresso del Partito. Da uomo di sport (anche se non necessariamente di squadra) non ha mai lesinato impegno, grinta e sudore, senza al contempo paura di esporsi al vento.

Un grazie anche a tutte le persone – Sindaci, Municipali, Consiglieri comunali, Presidenti sezionali, membri di Comitato, militanti e simpatizzanti – che ci hanno dato una mano in questi anni. Persone che ogni giorno animano il nostro Partito e gli permettono di essere presente, capillare, vivo: senza nulla togliere al nostro lavoro, o a quello di consiglieri di Stato, parlamentari cantonali e federali, sono proprio loro a rendere grande il nostro Partito. Con questi ringraziamenti, e con la convinzione che il PLR non è il Partito di nessuno, ma un bene collettivo che appartiene a tutti voi, e che dunque può contare sulla vostra forza, rimettiamo il nostro mandato, rientriamo nei ranghi e auguriamo di cuore BUON LAVORO al futuro Presidente.

* Pubblicato su Opinione liberale di oggi, in vista del Congresso di Domenica

Approvati gli edifici dismessi 2

Approvate dal Gran Consiglio le proposte per rivitalizzare gli edifici industriali dismessi!

In un momento in cui il territorio scarseggia e l’economia boccheggia, la politica deve focalizzare lo sguardo sugli oltre 1’100 edifici industriali dismessi disseminati su tutto il territorio cantonale, attivandosi concretamente per stimolare, sostenere e promuovere la loro rivitalizzazione, facendo convergere da un lato lo sviluppo economico e, dall’altro, lo sviluppo territoriale. Prima di pensare a nuove costruzioni sarebbe infatti meglio pensare a come riutilizzare l’esistente, dando vita a progetti innovativi di interesse pubblico. Così facendo avremo sia benefici economici – il rilancio degli edifici dismessi con nuove attività, insediamenti, progetti e posti di lavoro – sia territoriali – estetici, ma anche di protezione, razionalizzazione e valorizzazione del territorio e degli spazi pubblici – sia sociali, culturali o turistici, a dipendenza dell’uso che si farà di questi edifici. Oltre Gottardo vi sono già ottimi esempi: vecchi stabilimenti industriali che sono diventati non solo nuove aziende, ma anche appartamenti, teatri, ristoranti, perfino scuole. Anche il Ticino si sta lentamente muovendo in questa direzione, pensiamo ad esempio alla riconversione in loft, museo e luogo per eventi della fabbrica di cioccolato Cima Norma in Valle di Blenio, o alla Polus di Balerna, o ancora alla parziale riconversione da fabbrica di tabacchi a centro per eventi – nominato recentemente il più bello della Svizzera – del Centro Dannemann di Brissago.

Per proseguire su questa via, ho messo sul tavolo due proposte, oggi approvate dal Gran Consiglio (vedi rapporto commissionale di Michele Guerra). Con la mozione inoltrata a nome del Gruppo PLR abbiamo chiesto al Consiglio di Stato non solo di aggiornare lo studio dell’Accademia di architettura di Mendrisio relativo alla mappatura e alle potenzialità degli edifici industriali dismessi, ma anche di impegnarsi per riattivare queste potenzialità attraverso, ad esempio, la creazione di un profilo che agisca sul terreno (finanziato dalla politica economica regionale), l’inserimento degli edifici nel catalogo dei terreni a disposizione degli enti pubblici e la definizione di incentivi pianificatori.

Con l’iniziativa parlamentare – presentata in collaborazione con i colleghi De Rosa, Durisch e Guerra a nome della Commissione della Gestione e delle Finanze – ci siamo invece spinti ancora più in là, proponendo di stanziare un credito quadro di una decina di milioni da destinare a progetti di rivitalizzazione degli edifici industriali dismessi di particolare interesse pubblico, economico, sociale o culturale. Un primo esempio, concreto, lo potremo avere con l’area adiacente all’area multiservizi e al centro di controllo per veicoli pesanti lungo l’autostrada A2 a Giornico, con la riqualifica del sedime della storica Monteforno.

Accogliendo i due atti parlamentari e mettendo in atto una vera e propria strategia di recupero degli edifici industriali dismessi, la politica ha dato oggi prova di grande progettualità, legando economia e territorio, conservazione e innovazione, e, quel che più conta, passato e futuro!