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	<title>nicola pini &#187; istituzioni</title>
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		<title>Bicameralismo alla ticinese</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 19:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Interesse generale e interesse locale:e se introducessimo il bicameralismo? Nicola Pini, presidente Giovani liberali radicali ticinesi (Pubblicato in Corriere del Ticino, 11 ottobre 2010, p. 2) “Interesse locale o interesse cantonale: questo è il problema” avrebbe potuto affermare William Shakespare se solo fosse vissuto nel Ticino contemporaneo e si fosse occupato di politica anziché di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #000080;">Interesse generale e interesse locale:e se introducessimo il bicameralismo?</span></h1>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><strong>Nicola Pini</strong></span>, presidente <em>Giovani liberali radicali ticinesi</em></p>
<p style="text-align: center;">(Pubblicato in <em>Corriere del Ticino</em>, 11 ottobre 2010, p. 2)</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Interesse locale</em> o <em>interesse cantonale</em>: questo è il problema” avrebbe potuto affermare William Shakespare se solo fosse vissuto nel Ticino contemporaneo e si fosse occupato di politica anziché di letteratura. Anche al più umile degli osservatori, seppur privo del genio dell’autore inglese, balza infatti agli occhi come la tensione fra <em>interesse generale</em> – in questo caso cantonale – e <em>interessi particolari</em> – siano essi locali o regionali – sia una costante della politica alle nostre latitudini. Una tensione inevitabile, ma paradossalmente legittima, che si manifesta con cristallina evidenza nell’attività parlamentare: tra i deputati al Gran Consiglio, infatti, non mancano certo rappresentanti regionali e comunali.</p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="text-align: justify;"><span>La rappresentanza regionale nel legislativo ticinese è cosa voluta e garantita: la maggior parte dei partiti, infatti, regola i suoi eletti tramite il tradizionale meccanismo dei circondari elettorali, un espediente formale adottato allo scopo di assicurare un’adeguata e proporzionata distribuzione territoriale dei propri deputati. La rappresentanza comunale – intesa quale istituzione, il Comune – è invece frutto di una variabile meno controllabile, quella elettorale: in Gran Consiglio siedono così una decina di sindaci (più o meno il numero di donne presenti nello stesso parlamento), ai quali occorre aggiungere un’altra decina di municipali per un totale di una ventina di membri di esecutivi comunali, vale a dire più del 22% del totale dei deputati (una percentuale di poco superiore a quella degli avvocati, per intenderci). Una massiccia presenza che, seppur legittimamente, non è esente da conseguenze politiche. Si veda, in questo senso, la discussione sulla revisione della <em>Legge sull’approvvigionamento elettrico</em> (LAEl), che ha visto alcuni deputati scendere in trincea per contrastare la proposta del Governo di dimezzare – secondo il più classico dei compromessi elvetici – una tassa sull’energia elettrica riscossa dai Comuni (la detta <em>privativa</em>): battaglia conclusasi sì con l’abolizione di quest’ultima, ma con la contemporanea istituzione di un’altra tassa – non dimezzata! – sull’utilizzo del suolo pubblico. Vittoria! Non per il cittadino, però, il quale non vede diminuire i costi dell’elettricità. </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpLast" style="text-align: justify;"><span>Si pone qui quello che potrebbe essere definito il <em>dilemma del parlamentare</em>: il deputato cantonale nell’esercizio del suo mandato deve portare avanti le rivendicazioni del proprio comune e della propria regione, oppure deve pensare unicamente agli interessi di tutto il Cantone, cercando poi di persuadere i suoi conterranei della bontà di un’eventuale decisione contraria al suo luogo di provenienza? I due approcci, come detto, sono entrambi a loro modo legittimi. Da qui la mia provocazione: perché non istituire anche in Ticino, analogamente a quanto avviene a livello federale, un sistema bicamerale con una camera del popolo e una delle regioni o dei comuni, riproponendo dunque su scala cantonale la differenziazione tra Consiglio Nazionale e Consiglio agli Stati? Perché non dividere i 90 granconsiglieri, immaginando da una parte i 60 rappresentanti del popolo, rivolti tendenzialmente al perseguimento dell’<em>interesse generale</em>, e dall’altra invece i 30 rappresentanti dei Comuni e delle Regioni – magari sfruttando ulteriormente i nascenti <em>Enti regionali di sviluppo</em> istituiti dalla <em>Nuova politica regionale</em> – tendenzialmente impegnati nella difesa degli <em>interessi particolari</em>? Sperando evidentemente che la <em>navetta</em> – così si chiama la spola fra le Camere di un argomento sul quale non c’è convergenza – non faccia naufragare i dossier più importanti, o che questi non conducano sistematicamente a un’eventuale seduta plenaria – la <em>conferenza di conciliazione</em> a livello federale – che ricondurrebbe all’esatto punto di partenza. Sono, questi, due rischi concreti: vale la pena correrli? Al lettore l’ardua sentenza. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Nel frattempo non resta che affidarci e fidarci dell’onestà intellettuale e della (buona) coscienza politica dei deputati eletti, ricordando comunque loro che gli <em>interessi particolari</em> si difendono innanzitutto perseguendo l’<em>interesse generale</em>: solo così, infatti, un politico può acquisire la statura e l’autorevolezza necessarie per superare il <em>dilemma del parlamentare</em>, mettendosi nella posizione di poter votare coscienziosamente e liberamente seguendo la propria convinzione e agendo politicamente di conseguenza, scegliendo dunque di volta in volta se difendere in parlamento l’<em>interesse particolare </em>oppure se persuadere i propri concittadini della necessità dell’<em>interesse generale </em>a scapito di quello particolare.</span><!--EndFragment--></p>
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