Nomina a vicepresidente PLRT

Si è conclusa ieri sera con la nomina a vicepresidente cantonale del Partito liberale radicale la mia corsa alla Presidenza cantonale del PLR, andata per un pugno di schede (357 a 346) all’amico Rocco Cattaneo. Una corsa che ho effettuato, non lo nego, con entusiasmo e determinazione, come faccio di solito. Un’avventura splendida, che mi ha dato moltissimo e che rifarei domani, senza esitare, “senza se e senza ma”, come direbbe il terzo partecipante alla corsa, Michele Morisoli. Curioso che la conclusione di questa avventura – che come detto ne apre un’altra, altrettanto impegnativa e stimolante – accada proprio nel mio ultimo giorno da 27enne, quando il fattore età – o meglio la (troppo) giovane età – è stato forse il più ingombrante di tutta la mia campagna per la presidenza. Un fattore che ho dovuto a volte schivare, a volte affrontare di petto, sempre relativizzare e a tratti anche ridicolizzare. Poco male, ho finalmente capito sulla mia pelle cosa prova una donna, il suo dover superare una diffidenza iniziale – il celebre soffitto di cristallo – prima di essere anche solo ascoltata o peggio ancora considerata.

È forse stato questo il più grande insegnamento che traggo dall’esperienza, un insegnamento condiviso con altri coetanei che con la politica non hanno niente a che vedere. Insieme a loro ho sorriso di molte battute e anche di alcuni editoriali, da quello di Giò Rezzonico che sul Caffè, prima di parlare in lungo e in largo dei miei concorrenti, premette “è un bene la presenza anche di un giovane, anzi un giovanissimo, Nicola Pini” a quello di Gianni Righinetti che sul Corriere del Ticino scrive che il mio discorso al Congresso è stato “ineccepibile dal profilo dei contenuti e della forma. Diremmo perfetto. Forse troppo per un ventottenne che dovrebbe affacciarsi sulla ribalta politica con meno certezze”. Pensieri che, nel contenuto, tanto ricordano le frasi che i miei amici avevano sentito sul campo di calcio o sul posto di lavoro: “siete troppo giovani, mancate di esperienza, state al vostro posto, accontentatevi, il futuro sarà vostro”. Saremo anche il futuro, è vero, ma come diceva un mio caro amico più attempato (ma neanche troppo), il futuro è adesso e il passaggio al “sei troppo vecchio” vicino quanto inaspettato. Io non credo che noi giovani vogliamo “rottomare” qualcuno – un termine che non mi piace e che non ho mai utilizzato – ma che vogliamo e soprattutto dobbiamo – che generazione non l’ha fatto? – cercare di ritagliarci il nostro spazio, non perché ci spetta – ci mancherebbe! – ma perché vogliamo meritarcelo, partecipare, contribuire, costruire, innovare. Ed è difficile, perché spesso ci si confronta con dei giganti: alcuni buoni, desiderosi di insegnare e condividere, altri più supponenti e menefreghisti, il cui intento è sopraffare, anche senza argomenti, con un semplice “capirai”, per nulla facile da accettare, al quale occorre rispondere con forza e soprattutto testa.

Interessante è in questo senso è il nuovo libro di Beppe Severgnini – uno dei pochi giornalisti italiani che non scrive per mostrare la sua erudizione, ma che usa la propria competenza per farsi capire alla perfezione – che consiglio a tutti i ventenni-trentenni (Italiani di domani – 8 porte sul futuro). In sintesi, Severgnini ci consiglia di armarci di 8T: puntate sul vostro talento – ci dice – con tenacia, tenendo duro e facendo fatica; tenetevi pronti (tempismo) davanti al cambiamento, perché nulla è perenne, tranne il cambiamento; siate tolleranti, coltivando le sfumature e coltivando le imperfezioni; erigete un totem – in altre parole, stabilite delle regole e dei valori inderogabili – e stategli fedeli; siate teneri e morbidi, attenti alla qualità della vita, evitando di figurare fra coloro che guardano senza vedere, sentono senza ascoltare, toccano senza sentire, respirano senza percepire i profumi, mangiano senza gustare, parlano senza pensare; ricordate le vostre radici e amate la vostra terra, ma siate aperti, perché la possibilità di confronto è una ricchezza, una gioia e una fortuna, insegna la prospettiva, i modelli e le relazioni; siate infine ottimisti, perché infondo è tutta una questione di testa. Merita davvero una lettura, questo agile libretto: a me ha dato qualcosa, proprio come la corsa alla Presidenza.

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