Presidenza PLR

Discorso al Congresso cantonale del PLRT

22 settembre 2012

Caro Presidente del giorno

Cari Rocco e Michele, che ringrazio per l’entusiasmante cavalcata,

Care Amiche e cari Amici liberali radicali;

il PLR di domani non sarà il mio, né quello di Cattaneo o Morisoli; il PLR è e continuerà a essere un bene collettivo di tutti noi. Per questo sono convinto che solo con il contributo di voi 816 delegati e degli altri 30’000 liberali radicali, potrò aiutare il Partito – tutto il Partito – a rilanciarsi.

  • Rilanciarsi vuol dire avere l’audacia di aggiornare contenuti, strutture e linguaggi, mantenendo quanto c`è di positivo, perché il PLR ha in casa tutte le risorse per essere un partito forte, autorevole, positivo. Occorre avere il coraggio di fare un piccolo passo indietro per prendere la rincorsa e poi lanciarsi avanti con vigore: tale passo indietro, per me, vuol dire raccogliere tutto quello che c’è di buono – dalla forza della nostra tradizione alla condivisione dei nostri valori di libertà, responsabilità e solidarietà – per riaffermarlo nella società e in politica con nuove modalità e nuovi linguaggi, verso nuovi obiettivi.
  • Rilanciarsi vuol dire valorizzare il confronto, coscienti che l’unione non è un fine da raggiungere ad ogni costo – compreso l’immobilismo – ma un mezzo per essere propositivi, tramite la sintesi positiva dalle varie sensibilità – sono più di due! – che fortunatamente animano un partito interclassista e diffuso sul territorio come il nostro. Abbiamo sempre avuto un partito stratificato a livello di età, professioni, sessi, provenienze e i Congressi del nostro Partito erano una fotografia della società che rifletteva la complessità del Paese: per questo possiamo affermare che abbiamo – o meglio, che avete – contribuito a costruire il Paese nel quale viviamo. Dobbiamo valorizzare questa ricchezza.
  • Rilanciarsi vuol dire riconoscersi per tornare a essere riconosciuti, tramite prese di posizioni chiare; vuol dire entusiasmarsi per tornare a entusiasmare, con visioni che parlino alla testa e al cuore delle persone.

Amiche e Amici, è necessario ridare alla politica la dignità, l’etica e la concretezza che sono nella nostra storia, ridare al Paese speranza e ottimismo, utilizzare i nostri valori per tornare a pensare positivo e propositivo.

I nostri alleati sono coloro che vogliono costruire, i costruttivi, non importa da dove provengano. I nostri avversari sono invece i conservatori. Coloro che sono brillanti a criticare, brontolare, giudicare, affossare, ma pericolosamente opachi a proporre soluzioni; coloro che temono le riforme, quasi che quest’ultime siano il nemico – e non l’artefice – del benessere individuale e collettivo. Quelli che sono per una riforma, ma non ancora.

Penso al PPD e all’UDC, forze conservatrici per definizione, ma ormai superate dalla Lega, che porta avanti la chiusura, il ripiegamento su sé stessi, l’immobilismo politico, senza mai proporre una prospettiva seria e positiva per il futuro. Ma conservatori si trovano anche a sinistra, con i Verdi intenti a voler tutelare l’ambiente senza tener conto della realtà, con socialisti e sindacati occupati a difendere le posizioni acquisite, senza preoccuparsi di aggiornarle.

In questo senso, la nuova rivoluzione liberale, 120 anni dopo l’ultima, passa da un ritorno alle origini. Il Partito che ho in mente è coraggioso, costruttivo, ottimista, proiettato al futuro.

1. Dobbiamo impegnarci per la crescita economica

  • per tenerci stretta una forte Piazza finanziaria ticinese formuleremo proposte incisive per valorizzarla e riorientarla;
  • per rilanciare un turismo in palese difficoltà lanceremo dei suggerimenti che mettano al centro il servizio al turista;
  • per aiutare le nostre aziende incentiveremo l’innovazione e la ricerca applicata;
  • per sostenere le regioni periferiche ci faremo promotori e interpreti dello spirito imprenditoriale e della tenacia delle nostre valli per ottenere i giusti contributi federali e cantonali, attivando maggiormente i neo costituiti Enti regionali di sviluppo. In termini economici Lugano è la città più importante del Cantone: chi pensa di gestire il PLR dimenticandosi questo concetto sbaglia, ma sbaglia anche chi crede che l’ultimo paesello di Valle non vada considerato.

2. Dobbiamo prestare la massima attenzione al mercato del lavoro ticinese

  • Difendendo la possibilità di ognuno di accedere a una formazione di base e professionale di qualità;
  • Rivedendo il ruolo della donna all’interno della società, per proporre valide possibilità di inserimento professionale e di carriera (anche politica) e assicurare davvero le pari opportunità;
  • e soprattutto difendendo in modo ragionato il lavoratore ticinese, combattendo le scorrettezze, gli abusi e il dumping salariale; favorendo la creazione di posti di lavoro per residenti; favorendo la flessibilità ma combattendo il precariato;
  • facendo in modo che tutti possono lavorare, dai giovani che faticano a entrare nel mondo del lavoro agli over 50 che l’hanno perso, creando delle sinergie fra queste generazioni.

3. Dobbiamo unire economia e ambiente, elaborando un indirizzo strategico che permetta di legare formazione, ricerca, innovazione tecnologica, sviluppo economico, mobilità lenta e sostenibile, creazione di posti di lavoro qualificati e nelle zone periferiche, protezione del territorio.

4. Dobbiamo diventare la locomotiva dei rapporti fra Cantone e Comuni, sempre più tesi: con i nostri oltre 230 municipali e quasi 1’000 consiglieri comunali siamo la forza trainante nei Comuni ticinesi, lavoriamo assieme – anche attraverso un Conferenza dei sindaci e dei municipali.

Il partito che ho in mente concilia rapidità d’azione e coinvolgimento. Per questo ho elaborato un modello organizzativo più snello e integrato che prevede, tra le altre cose:

  • un comitato direttivo formato da persone competenti che si appoggiano su gruppi di lavoro e dei sistemi di consultazione rapidi e moderni;
  • la direttiva che da organo decisionale diventa organo strategico, atto a discutere con il comitato direttivo la strategia semestrale del Partito;
  • un’assemblea cantonale che, mettendo l’accento sulla platea e non più sul tavolo dirigenziale, diventa il vero motore della politica liberale radicale;
  • delle Sezioni maggiormente informate e coinvolte nelle decisioni, anche tramite la Conferenza dei Presidenti sezionali;
  • l’introduzione di un ampio programma di formazione politica: un’attività che manca in tutti i partiti ticinesi.

Il partito che ho in mente guida l’agenda politica cantonale, non si limita a reagire. Per questo dobbiamo profilarci con messaggi chiari, positivi e propositivi, sia tramite canali propri – un Opinione liberale meno frequente e più multimediale, incentrato sull’approfondimento e non sulla cronaca – sia con una maggiore presenza sui media: dobbiamo imparare a dialogare meglio con giornali e le TV, acquisendo maggiore visibilità positiva sui media.

Cercherò di essere un presidente presente. Sarò attento a individuare, connettere e valorizzare le varie forze e competenze presenti sul territorio e nel Partito. Sarò un interlocutore con le varie organizzazioni e sensibilità che compongono il Partito e che sono preziosi filtri per capire meglio il Paese. Non mi limiterò a creare gruppi di lavoro, ma vi prenderò parte, perché non si può pensare di liquidare il tema delegando. Nei limiti delle mie possibilità lancerò idee e sarò pronto a discuterle senza paura di essere di sconfessato, nemmeno dai miei amici di Partito: va infatti superata l’idea che vede l’uomo solo al comando; un’idea ormai sorpassata tanto nel settore privato quanto nella società, dove le organizzazioni condividono sempre più la loro azione. Ascolterò sempre il doppio di quello che dirò, visiterò le Sezioni per recepire attese, problemi e proposte e anche per rinsaldare i rapporti di amicizia che hanno fatto grande questo Partito. Cercherò di unire il mio entusiasmo e le mie idee con l’esperienza di tutti i liberali radicali che, in una funzione o nell’altra, hanno dato qualcosa al Partito. Sarò attivo nella comunicazione, responsabile della nuova iniziativa editoriale di OL e presente sulla stampa – alla quale occorre rispondere in tempo reale. Sarò inoltre indipendente: perché per essere davvero libero e poter resistere alle varie pressioni occorre conoscere alla perfezione i vari dossier sui cui si discute, oltre che avere un sorriso per dire NO e un’altro per dire SI, in piena autonomia.

Credetemi, nutro un profondo e sincero rispetto per la carica di Presidente del Partito: per questo vi dedicherò cuore, testa, energia, passione e parte preponderante del mio tempo lavorativo. Il Partito Liberale Radicale è un luogo dove la presidenza deve poter essere conquistata da tutti, anche da un non ricco. È questo un importante messaggio al Paese: il PLR guarda agli uomini e non ai portafogli; il PLR è capace di scegliere l’entusiasmo e le idee aborrendo le certezze del quieto vivere; il PLR è coraggioso, perché quel che conta, per noi liberali radicali, è l’affermazione delle nostre convinzioni a beneficio del Paese. Niente altro. Con una paga modesta ma trasparente farò gli interessi del Partito, senza avere le mani legate da interessi privati. Perché, per un liberale radicale – e molti di voi me lo insegnano – il successo di un uomo non si misura con i soldi che guadagna, ma per ciò che riesce a fare per il benessere dei suoi concittadini.

Siate liberali radicali fino in fondo, Amiche e Amici, scegliete se votarmi oppure no in base alla mia visione di Partito, alle mie idee, alle mie caratteristiche, ma non escludetemi perché non ho ancora compiuto trent’anni. Per un Partito come il nostro è normale affidare il proprio futuro ad un giovane: è stato così in passato, quando la rinascita del PLR dopo una dolora scissione è stata portata avanti dai vari Nello Celio, Brenno Galli, Libero Olgiati, Paride Pelli, Aleardo Pini e Plinio Verda; è stato così anche più recentemente nei cantoni Ginevra e Neuchâtel, dove la sfida di affidare il partito a dei giovani Pierre Maudet e Raphael Comte è stata vincente. Se a 28 anni si può crescere dei figli, dirigere un’impresa, amministrare un Comune o lavorare alle Camere federali, allora io credo che si possa fare anche il Presidente del nostro Partito.

Un Partito, voglio ribadirlo con fierezza e orgoglio, che non è conservatore, è un partito innovatore, il partito del Progresso, il partito che non teme le riforme: le stimola e le affronta, di petto e a testa alta, perché crede nel futuro. Per fortuna, perché solo così potremo ancora ritrovarci fra vent’anni, tutti insieme, a esclamare Viva il Partito liberale radicale!

(Fonte fotografia: www.ticinonews.ch)

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