A lezione da Maudet, enfant prodige ginevrino

C’è chi ha una risposta a tutto, e chi ascolta. Nella vita come in politica. Nicola Pini , candidato al Consiglio di Stato nelle liste Plr, ha deciso d’iscriversi nell’elenco dei secondi, iniziando la propria campagna elettorale a fianco di Pierre Maudet , consigliere di Stato liberale radicale del Canton Ginevra. Enfant prodige – oggi ha 37 anni – della politica ginevrina, Maudet è arrivato sino a Mendrisio, l’altra sera, per raccontare ai ticinesi come ci si confronta con un Stato confinante (nel loro caso la Francia), come si gestiscono i frontalieri, ma anche come si combatte la criminalità. E ultimo, si fa per dire, come si limita il contagio del populismo (dalle loro parti è attivo il Movimento dei Cittadini). È nato nel 1978 e ventuno anni dopo era già nel Consiglio comunale della città di Calvino. A 33 anni viene eletto sindaco. Come ha fatto? «La solidarietà e l’amicizia federale sono alla base della Confederazione» ha premesso Maudet. Poi, sollecitato da Pini su cosa pensa del Canton Ticino, ha aggiunto: «Il Ticino è lontano e il voto del 9 febbraio ci ha divisi. Sembrate un Cantone che non sa cosa vuole, ma rifiuta le difficoltà e si tiene solo i vantaggi. Magari dopo aver bussato a Berna». Capito ora come ha fatto? Dice pane al pane e vino al vino. È diretto e, al contempo, sa farsi ascoltare. Il populismo? Una ‘brutta bestia’, certo, ma «la prima cosa che abbiamo fatto, all’interno del Plr, è stata l’autocritica». Già. Il mercato del lavoro e la frontiera? Ginevra ospita ogni giorno 80’000 frontalieri (più i vodesi… ), ma sa combattere gli abusi con l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro e con la mediazione costante delle istituzioni. E ancora, la collaborazione con la Francia, Stato centralista, non è scontata ma necessaria. Stracolma la Cantina Agustoni Stoppa dove di solito si ospita la poesia. Lunedì scorso s’è parlato di ragione, libertà, apertura e responsabilità. E di metodo, che conta assai come ha ricordato Nicola Pini candidato che sa anche ascoltare. Perché è nel rispetto reciproco che s’instaura un nuovo rapporto di fiducia.

La Regione, 4 marzo 2015 (articolo originale)

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