No alle naturalizzazioni democratiche volute dall’UDC : Il caso emblematico di Hermann Hesse

No alle naturalizzazioni democratiche volute dall’UDC : Il caso emblematico di Hermann Hesse

Nicola Pini e Stefano Rizzi, membri comitato direttivo Giovani Liberali Radicali Svizzeri (GLRS) 

(pubblicato in Opinione Liberale, 02.05.2008, p. 5) 

In linea con quanto deciso durante l’ultima assemblea dei delegati dei Giovani Liberali Radicali Svizzeri (GLRS), vorremmo sensibilizzarvi – per mezzo di un caso emblematico come quello dell’illustre scrittore Hermann Hesse – sull’importanza di respingere l’iniziativa UDC per le naturalizzazioni democratiche. Sebbene l’attuale legislazione sia ben lontana dalla perfezione, accettare la proposta in votazione equivarrebbe a passare letteralmente dalla padella alla brace: la naturalizzazione non deve in effetti essere concepita come un processo strettamente politico, bensì come un procedimento politico-amministrativo di competenza di un’istanza specifica che si occupa approfonditamente del singolo caso analizzando dati oggettivi, e non di certo a discrezione di tutta la popolazione residente nel comune che, è impensabile negarlo, prenderebbe la propria decisione basandosi principalmente su degli elementi soggettivi, cavalcando l’onda emotiva dei preconcetti e dei pregiudizi, siano essi positivi o negativi.  

Il caso Hesse, come già accennato, risulta essere paradigmatico, soprattutto se affrontato con quella griglia d’analisi che è l’“histoire contrefactuelle”. Hesse, residente per oltre un quarantennio a Montagnola, non era amato da tutta la popolazione, in quanto molti lo ritenevano stravagante e arrogante, mentre alcuni lo credevano addirittura – e ingiustamente – un filo-nazista; al contrario, pochi avevano letto i suoi libri e percepivano l’eminente statura morale e letteraria del personaggio. In una votazione popolare, dunque, egli avrebbe con tutta probabilità visto rifiutarsi la cittadinanza svizzera – che invece gli fu concessa – e gli svizzeri avrebbero perso l’onore di avere tra i propri concittadini un Premio Nobel per la letteratura; un premio che Hesse ritirò appunto come svizzero, riempiendoci di gioia e di orgoglio. Anacronisticamente parlando, dunque, lasciamo che l’Hermann Hesse di turno sia giudicato da un’autorità competente, che parli con lui, che comprenda che non è filo-nazista, che abbia letto i suoi libri, che possa quindi prendere una decisione sulla base di elementi oggettivi e dunque con cognizione di causa, piuttosto che affidarsi a un verdetto determinato – lo ripetiamo – perlopiù da pregiudizi e da preconcetti non sempre fondati su basi meritocratiche. Non tutti possono essere svizzeri, ci viene ripetuto: allora, amiche e amici, facciamo in modo che chi sia naturalizzato diventi svizzero con criterio, con giudizio e con merito. Senza contare che, infine, una decisione presa alle urne non potrebbe essere oggetto di ricorso: violerebbe pertanto i principi di uno stato di diritto in cui – fortunatamente – viviamo.   

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