La mia Svizzera – Dibattito TV

La mia Svizzera è meglio della tua!
Dibattito sulla Svizzera del 2013, fra patriottismo, spirito umanitario, rapporti con gli altri e nostra immagine all’estero.

“60 minuti”, RSI LA2, 28 gennaio 2013

con Nicola Pini, Norman Gobbi, Fabio Regazzi, Paolo Bernasconi, Tiziano Galeazzi, Ada Marra

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Un 2013 liberale radicale

Prendiamoci anche il 2013!

Nicola Pini, Vicepresidente cantonale

(editoriale di Opinione liberale)

Il 2012 liberale radicale è stato segnato da due grandi momenti. Il primo è quello delle Comunali, dove il PLR ha saputo – sotto la guida di Gendotti e dei vicepresidenti Polli, Steiger e Solcà – raccogliere i frutti del costante e serio lavoro effettuato nei vari consessi partitici e istituzionali. Bastano alcune cifre per testimoniarlo: maggioranze assolute o relative in una sessantina di Municipi e in altrettanti Consigli comunali per un totale di oltre 200 municipali e 900 consiglieri comunali. Fra questi, molti GLR – quasi 20 municipali e oltre 250 CC – che permetteranno di dare continuità al prezioso lavoro di tutti i liberali radicali che, negli anni passati, hanno dedicato tempo, forze ed energie alla comunità. Il secondo è la corsa alla presidenza: una scelta giudicata vincente anche da chi ha combattuto e perso. È stata non solo una prova di democrazia interna, di certo non scontata, ma soprattutto fonte di entusiasmo e visibilità positiva per il Partito. È stata anche, nell’insieme, una battaglia sulle idee, sui modi di essere e di concepire il PLR e il suo rilancio. Una battaglia corretta, insomma, con inevitabili scontri di gioco, ma senza (troppi) calci negli stinchi. Una battaglia sfociata nella creazione di un team, alla cui base non vi sono né obblighi né contentini, semplicemente la fierezza e la voglia di lavorare per questo Partito. E allora avanti. Il 2013 sarà – o meglio, è già – contraddistinto dalle elezioni nelle Terre di Pedemonte, a Mendrisio e a Lugano: tre appuntamenti importanti per i quali Rocco sta ormai già da qualche tempo pedalando fuori sella. Ma non perdiamo di vista il 2015: non certo per limitarsi a una campagna elettorale permanente, ma nella consapevolezza che ogni successo va costruito pazientemente. Una costruzione alla quale tutti sono chiamati a contribuire, perché a far votare PLR non sono solo presidente, consigliera di Stato e deputati alle Camere federali e al Gran Consiglio, ma tutti i presidenti, membri di sezioni o organizzazioni d’area, municipali e consiglieri comunali attivi sul territorio. Questa è la nostra forza!

Sfera di cristallo

Leggendo dopo una splendida giornata di sci l’editoriale odierno del Corriere del Ticino – che ritorna sugli 11 voti, o le 6 persone, che hanno separato me e Cattaneo nell’intrigante corsa per la Presidenza del Partito liberale radicale ticinese – mi viene in mente una frase che, solo qualche giorno fa, casualmente, mi ha confidato un validissimo e freschissimo ex Consigliere di Stato (non PLR): “Quando vinci ti attribuiscono meriti che non hai, quando perdi ti attribuiscono colpe che non hai”. Comunque, onoratissimo di essere considerato una chiave di lettura fondamentale per descrivere il 2012 della politica ticinese :) Buon Capodanno e Felice 2013 a tutti…Galli e Galline!

Nomina a vicepresidente PLRT

Si è conclusa ieri sera con la nomina a vicepresidente cantonale del Partito liberale radicale la mia corsa alla Presidenza cantonale del PLR, andata per un pugno di schede (357 a 346) all’amico Rocco Cattaneo. Una corsa che ho effettuato, non lo nego, con entusiasmo e determinazione, come faccio di solito. Un’avventura splendida, che mi ha dato moltissimo e che rifarei domani, senza esitare, “senza se e senza ma”, come direbbe il terzo partecipante alla corsa, Michele Morisoli. Curioso che la conclusione di questa avventura – che come detto ne apre un’altra, altrettanto impegnativa e stimolante – accada proprio nel mio ultimo giorno da 27enne, quando il fattore età – o meglio la (troppo) giovane età – è stato forse il più ingombrante di tutta la mia campagna per la presidenza. Un fattore che ho dovuto a volte schivare, a volte affrontare di petto, sempre relativizzare e a tratti anche ridicolizzare. Poco male, ho finalmente capito sulla mia pelle cosa prova una donna, il suo dover superare una diffidenza iniziale – il celebre soffitto di cristallo – prima di essere anche solo ascoltata o peggio ancora considerata.

È forse stato questo il più grande insegnamento che traggo dall’esperienza, un insegnamento condiviso con altri coetanei che con la politica non hanno niente a che vedere. Insieme a loro ho sorriso di molte battute e anche di alcuni editoriali, da quello di Giò Rezzonico che sul Caffè, prima di parlare in lungo e in largo dei miei concorrenti, premette “è un bene la presenza anche di un giovane, anzi un giovanissimo, Nicola Pini” a quello di Gianni Righinetti che sul Corriere del Ticino scrive che il mio discorso al Congresso è stato “ineccepibile dal profilo dei contenuti e della forma. Diremmo perfetto. Forse troppo per un ventottenne che dovrebbe affacciarsi sulla ribalta politica con meno certezze”. Pensieri che, nel contenuto, tanto ricordano le frasi che i miei amici avevano sentito sul campo di calcio o sul posto di lavoro: “siete troppo giovani, mancate di esperienza, state al vostro posto, accontentatevi, il futuro sarà vostro”. Saremo anche il futuro, è vero, ma come diceva un mio caro amico più attempato (ma neanche troppo), il futuro è adesso e il passaggio al “sei troppo vecchio” vicino quanto inaspettato. Io non credo che noi giovani vogliamo “rottomare” qualcuno – un termine che non mi piace e che non ho mai utilizzato – ma che vogliamo e soprattutto dobbiamo – che generazione non l’ha fatto? – cercare di ritagliarci il nostro spazio, non perché ci spetta – ci mancherebbe! – ma perché vogliamo meritarcelo, partecipare, contribuire, costruire, innovare. Ed è difficile, perché spesso ci si confronta con dei giganti: alcuni buoni, desiderosi di insegnare e condividere, altri più supponenti e menefreghisti, il cui intento è sopraffare, anche senza argomenti, con un semplice “capirai”, per nulla facile da accettare, al quale occorre rispondere con forza e soprattutto testa.

Interessante è in questo senso è il nuovo libro di Beppe Severgnini – uno dei pochi giornalisti italiani che non scrive per mostrare la sua erudizione, ma che usa la propria competenza per farsi capire alla perfezione – che consiglio a tutti i ventenni-trentenni (Italiani di domani – 8 porte sul futuro). In sintesi, Severgnini ci consiglia di armarci di 8T: puntate sul vostro talento – ci dice – con tenacia, tenendo duro e facendo fatica; tenetevi pronti (tempismo) davanti al cambiamento, perché nulla è perenne, tranne il cambiamento; siate tolleranti, coltivando le sfumature e coltivando le imperfezioni; erigete un totem – in altre parole, stabilite delle regole e dei valori inderogabili – e stategli fedeli; siate teneri e morbidi, attenti alla qualità della vita, evitando di figurare fra coloro che guardano senza vedere, sentono senza ascoltare, toccano senza sentire, respirano senza percepire i profumi, mangiano senza gustare, parlano senza pensare; ricordate le vostre radici e amate la vostra terra, ma siate aperti, perché la possibilità di confronto è una ricchezza, una gioia e una fortuna, insegna la prospettiva, i modelli e le relazioni; siate infine ottimisti, perché infondo è tutta una questione di testa. Merita davvero una lettura, questo agile libretto: a me ha dato qualcosa, proprio come la corsa alla Presidenza.

Workshop – Gestione dei rifiuti

E anche la seconda edizione del Workshop del Locarnese è stata un successo: una settantina i partecipanti che, con l’aiuto di Moreno Celio e di altri validi esperti – Alessandro Casartelli, Matthias Giannini, Alan Lancetti e Renato Gaggini – hanno potuto approfondire la tematica della gestione dei rifiuti. Una gestione che deve muoversi all’interno di un triangolo i cui vertici sono le esigenze del cittadino, e dunque la qualità del servizio, i costi di finanziamento, da contenere il più possibile, e la necessità di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente. I risultati della mattinata saranno sviluppati in un documento che verrà sottoposto ai presidenti sezionali del Locarnese e ai deputati della regione in Gran Consiglio, così da potersi tradurre in misure concrete. Prossima edizione: marzo 2013!

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Articolo Corriere del Ticino

Reportage di Opinione liberale

Interpellanza Giacomo Sciaroni

Presidenza PLR

Discorso al Congresso cantonale del PLRT

22 settembre 2012

Caro Presidente del giorno

Cari Rocco e Michele, che ringrazio per l’entusiasmante cavalcata,

Care Amiche e cari Amici liberali radicali;

il PLR di domani non sarà il mio, né quello di Cattaneo o Morisoli; il PLR è e continuerà a essere un bene collettivo di tutti noi. Per questo sono convinto che solo con il contributo di voi 816 delegati e degli altri 30’000 liberali radicali, potrò aiutare il Partito – tutto il Partito – a rilanciarsi.

  • Rilanciarsi vuol dire avere l’audacia di aggiornare contenuti, strutture e linguaggi, mantenendo quanto c`è di positivo, perché il PLR ha in casa tutte le risorse per essere un partito forte, autorevole, positivo. Occorre avere il coraggio di fare un piccolo passo indietro per prendere la rincorsa e poi lanciarsi avanti con vigore: tale passo indietro, per me, vuol dire raccogliere tutto quello che c’è di buono – dalla forza della nostra tradizione alla condivisione dei nostri valori di libertà, responsabilità e solidarietà – per riaffermarlo nella società e in politica con nuove modalità e nuovi linguaggi, verso nuovi obiettivi.
  • Rilanciarsi vuol dire valorizzare il confronto, coscienti che l’unione non è un fine da raggiungere ad ogni costo – compreso l’immobilismo – ma un mezzo per essere propositivi, tramite la sintesi positiva dalle varie sensibilità – sono più di due! – che fortunatamente animano un partito interclassista e diffuso sul territorio come il nostro. Abbiamo sempre avuto un partito stratificato a livello di età, professioni, sessi, provenienze e i Congressi del nostro Partito erano una fotografia della società che rifletteva la complessità del Paese: per questo possiamo affermare che abbiamo – o meglio, che avete – contribuito a costruire il Paese nel quale viviamo. Dobbiamo valorizzare questa ricchezza.
  • Rilanciarsi vuol dire riconoscersi per tornare a essere riconosciuti, tramite prese di posizioni chiare; vuol dire entusiasmarsi per tornare a entusiasmare, con visioni che parlino alla testa e al cuore delle persone.

Amiche e Amici, è necessario ridare alla politica la dignità, l’etica e la concretezza che sono nella nostra storia, ridare al Paese speranza e ottimismo, utilizzare i nostri valori per tornare a pensare positivo e propositivo.

I nostri alleati sono coloro che vogliono costruire, i costruttivi, non importa da dove provengano. I nostri avversari sono invece i conservatori. Coloro che sono brillanti a criticare, brontolare, giudicare, affossare, ma pericolosamente opachi a proporre soluzioni; coloro che temono le riforme, quasi che quest’ultime siano il nemico – e non l’artefice – del benessere individuale e collettivo. Quelli che sono per una riforma, ma non ancora.

Penso al PPD e all’UDC, forze conservatrici per definizione, ma ormai superate dalla Lega, che porta avanti la chiusura, il ripiegamento su sé stessi, l’immobilismo politico, senza mai proporre una prospettiva seria e positiva per il futuro. Ma conservatori si trovano anche a sinistra, con i Verdi intenti a voler tutelare l’ambiente senza tener conto della realtà, con socialisti e sindacati occupati a difendere le posizioni acquisite, senza preoccuparsi di aggiornarle.

In questo senso, la nuova rivoluzione liberale, 120 anni dopo l’ultima, passa da un ritorno alle origini. Il Partito che ho in mente è coraggioso, costruttivo, ottimista, proiettato al futuro.

1. Dobbiamo impegnarci per la crescita economica

  • per tenerci stretta una forte Piazza finanziaria ticinese formuleremo proposte incisive per valorizzarla e riorientarla;
  • per rilanciare un turismo in palese difficoltà lanceremo dei suggerimenti che mettano al centro il servizio al turista;
  • per aiutare le nostre aziende incentiveremo l’innovazione e la ricerca applicata;
  • per sostenere le regioni periferiche ci faremo promotori e interpreti dello spirito imprenditoriale e della tenacia delle nostre valli per ottenere i giusti contributi federali e cantonali, attivando maggiormente i neo costituiti Enti regionali di sviluppo. In termini economici Lugano è la città più importante del Cantone: chi pensa di gestire il PLR dimenticandosi questo concetto sbaglia, ma sbaglia anche chi crede che l’ultimo paesello di Valle non vada considerato.

2. Dobbiamo prestare la massima attenzione al mercato del lavoro ticinese

  • Difendendo la possibilità di ognuno di accedere a una formazione di base e professionale di qualità;
  • Rivedendo il ruolo della donna all’interno della società, per proporre valide possibilità di inserimento professionale e di carriera (anche politica) e assicurare davvero le pari opportunità;
  • e soprattutto difendendo in modo ragionato il lavoratore ticinese, combattendo le scorrettezze, gli abusi e il dumping salariale; favorendo la creazione di posti di lavoro per residenti; favorendo la flessibilità ma combattendo il precariato;
  • facendo in modo che tutti possono lavorare, dai giovani che faticano a entrare nel mondo del lavoro agli over 50 che l’hanno perso, creando delle sinergie fra queste generazioni.

3. Dobbiamo unire economia e ambiente, elaborando un indirizzo strategico che permetta di legare formazione, ricerca, innovazione tecnologica, sviluppo economico, mobilità lenta e sostenibile, creazione di posti di lavoro qualificati e nelle zone periferiche, protezione del territorio.

4. Dobbiamo diventare la locomotiva dei rapporti fra Cantone e Comuni, sempre più tesi: con i nostri oltre 230 municipali e quasi 1’000 consiglieri comunali siamo la forza trainante nei Comuni ticinesi, lavoriamo assieme – anche attraverso un Conferenza dei sindaci e dei municipali.

Il partito che ho in mente concilia rapidità d’azione e coinvolgimento. Per questo ho elaborato un modello organizzativo più snello e integrato che prevede, tra le altre cose:

  • un comitato direttivo formato da persone competenti che si appoggiano su gruppi di lavoro e dei sistemi di consultazione rapidi e moderni;
  • la direttiva che da organo decisionale diventa organo strategico, atto a discutere con il comitato direttivo la strategia semestrale del Partito;
  • un’assemblea cantonale che, mettendo l’accento sulla platea e non più sul tavolo dirigenziale, diventa il vero motore della politica liberale radicale;
  • delle Sezioni maggiormente informate e coinvolte nelle decisioni, anche tramite la Conferenza dei Presidenti sezionali;
  • l’introduzione di un ampio programma di formazione politica: un’attività che manca in tutti i partiti ticinesi.

Il partito che ho in mente guida l’agenda politica cantonale, non si limita a reagire. Per questo dobbiamo profilarci con messaggi chiari, positivi e propositivi, sia tramite canali propri – un Opinione liberale meno frequente e più multimediale, incentrato sull’approfondimento e non sulla cronaca – sia con una maggiore presenza sui media: dobbiamo imparare a dialogare meglio con giornali e le TV, acquisendo maggiore visibilità positiva sui media.

Cercherò di essere un presidente presente. Sarò attento a individuare, connettere e valorizzare le varie forze e competenze presenti sul territorio e nel Partito. Sarò un interlocutore con le varie organizzazioni e sensibilità che compongono il Partito e che sono preziosi filtri per capire meglio il Paese. Non mi limiterò a creare gruppi di lavoro, ma vi prenderò parte, perché non si può pensare di liquidare il tema delegando. Nei limiti delle mie possibilità lancerò idee e sarò pronto a discuterle senza paura di essere di sconfessato, nemmeno dai miei amici di Partito: va infatti superata l’idea che vede l’uomo solo al comando; un’idea ormai sorpassata tanto nel settore privato quanto nella società, dove le organizzazioni condividono sempre più la loro azione. Ascolterò sempre il doppio di quello che dirò, visiterò le Sezioni per recepire attese, problemi e proposte e anche per rinsaldare i rapporti di amicizia che hanno fatto grande questo Partito. Cercherò di unire il mio entusiasmo e le mie idee con l’esperienza di tutti i liberali radicali che, in una funzione o nell’altra, hanno dato qualcosa al Partito. Sarò attivo nella comunicazione, responsabile della nuova iniziativa editoriale di OL e presente sulla stampa – alla quale occorre rispondere in tempo reale. Sarò inoltre indipendente: perché per essere davvero libero e poter resistere alle varie pressioni occorre conoscere alla perfezione i vari dossier sui cui si discute, oltre che avere un sorriso per dire NO e un’altro per dire SI, in piena autonomia.

Credetemi, nutro un profondo e sincero rispetto per la carica di Presidente del Partito: per questo vi dedicherò cuore, testa, energia, passione e parte preponderante del mio tempo lavorativo. Il Partito Liberale Radicale è un luogo dove la presidenza deve poter essere conquistata da tutti, anche da un non ricco. È questo un importante messaggio al Paese: il PLR guarda agli uomini e non ai portafogli; il PLR è capace di scegliere l’entusiasmo e le idee aborrendo le certezze del quieto vivere; il PLR è coraggioso, perché quel che conta, per noi liberali radicali, è l’affermazione delle nostre convinzioni a beneficio del Paese. Niente altro. Con una paga modesta ma trasparente farò gli interessi del Partito, senza avere le mani legate da interessi privati. Perché, per un liberale radicale – e molti di voi me lo insegnano – il successo di un uomo non si misura con i soldi che guadagna, ma per ciò che riesce a fare per il benessere dei suoi concittadini.

Siate liberali radicali fino in fondo, Amiche e Amici, scegliete se votarmi oppure no in base alla mia visione di Partito, alle mie idee, alle mie caratteristiche, ma non escludetemi perché non ho ancora compiuto trent’anni. Per un Partito come il nostro è normale affidare il proprio futuro ad un giovane: è stato così in passato, quando la rinascita del PLR dopo una dolora scissione è stata portata avanti dai vari Nello Celio, Brenno Galli, Libero Olgiati, Paride Pelli, Aleardo Pini e Plinio Verda; è stato così anche più recentemente nei cantoni Ginevra e Neuchâtel, dove la sfida di affidare il partito a dei giovani Pierre Maudet e Raphael Comte è stata vincente. Se a 28 anni si può crescere dei figli, dirigere un’impresa, amministrare un Comune o lavorare alle Camere federali, allora io credo che si possa fare anche il Presidente del nostro Partito.

Un Partito, voglio ribadirlo con fierezza e orgoglio, che non è conservatore, è un partito innovatore, il partito del Progresso, il partito che non teme le riforme: le stimola e le affronta, di petto e a testa alta, perché crede nel futuro. Per fortuna, perché solo così potremo ancora ritrovarci fra vent’anni, tutti insieme, a esclamare Viva il Partito liberale radicale!

(Fonte fotografia: www.ticinonews.ch)

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